Year: 2011

Parole in libertà

ENGLISH TEXT: http://wp.me/p239y2-7F Chi non ha mai giochicchiato con le font del computer per vedere, scrivendo una parolina, selezionandola e poi cliccando sui vari Simboli, cosa veniva fuori? Il giovane designer koreano Kyuhyung Cho (www.kyuhyungcho.com, lo trovate anche sulla copertina di Wallpaper di gennaio www.wallpaper.com//print ma, indovinate? Il primo a notarlo mesi fa è stato il trend hunter italiano Marco Tabasso, della scuderia di Rossana Orlandi a Milano, www.rossanaorlandi.com) lo ha fatto per anni ma poi ha deciso di fare il salto. Di inventarsi, cioé, un sistema che trasformi qualsiasi parola in una vera e propria opera grafica. Cosicché anche la frase più squallida acquisterà un che di magico (e il più delle volte non potrà nemmeno più essere letta ma forse non ci importa più di tanto). La poesia di questo progetto sta infatti nell’attingere a piene mani dall’ancestrale attrazione verso il simbolismo e (forse anche) il misticismo: il trovarsi davanti uno splendido disegno e immaginare che anche il messaggio che cela sia di altrettanta bellezza. Un progetto che apre un mondo di possibilità, che Kyuhyung …

Cemento a iniezione: LucidiPevere per Kristalia

ENGLISH TEXT: http://wp.me/p239y2-7x Dopo le sperimentazioni che li hanno portati qualche tempo fa a sviluppare la bellissima lampada Aplomb per Foscarini (www.foscarini.com/news.php?des=41&cat=1&id=374&lang=it), il duo LucidiPevere (www.lucidipevere.com) ci riprova con il cemento. Ma dimenticate il look ruvido, le superfici incollate alla bell’e meglio, le giunture facilmente percepibili di tanti arredi realizzati con questo straordinario materiale, sempre più apprezzato anche negli interior. Il tavolo Boiacca (non è una parolaccia ma il nome tecnico di un impasto di cemento particolarmente  liquido), che LucidiPevere hanno progettato per Kristalia (www.kristalia.it), è così liscio da essere perfetto sia per esterni che per interni. Il segreto? è stato realizzato a stampo, come di solito avviene per la plastica, “lavorando separatamente le gambe e poi il piano, che di fatto è un pezzo unico”, spiegano i designer. A dirlo così sembra facile, “in realtà la chiave di volta sta nel trovare la consistenza giusta del cemento e ne abbiamo sperimentati in grande quantità”, spiegano LucidiPevere. “E senza il know-how degli artigiani fornitori, che avevamo avuto la fortuna di conoscere durante il progetto realizzato per Foscarini, …

Costas Voyatzis: Il segreto del cool hunting è nella propria pancia

ENGLISH TEXT: http://wp.me/p239y2-7o Il blog più cool in tema di creatività a tutto tondo? È greco e se l’è inventato un interior designer che ha mollato tutto per amore della curatela d’autore. Una chiacchierata con Costas Voyatzis, fondatore e direttore di Yatzer. E, secondo AD e il Financial Times, una delle personalità più influente del web, in tema di design. Sei un interior designer, hai lavorato per anni nell’editoria di settore, ti occupi anche di ricerca sulle tendenze. Il sapere è quello che ti rende unico davanti ai tuoi clienti. Perché allora hai deciso di condividerlo con il mondo creando Yatzer? Perché prima di qualsiasi altro cappello, mi sento un curatore. E, come tale, vivo secondo il motto “il design è una cultura da condividere”: da quando ho fondato Yatzer, nel 2007, non faccio altro che viaggiare per il mondo e lasciarmi incantare da progetti che ritengo valga la pena comunicare al mondo. Solo vorrei chiarire una cosa, visto che a un certo punto qualcuno ha fatto girare in rete questa voce: non ho mai …

Jurgen Bey: «per essere ‘social’, il design deve cambiare»

English text: http://wp.me/p239y2-7i “Non c’è esercizio più perverso del mettere insieme un gruppo di designer in un luogo chiuso con una missione da svolgere. A fine esperienza ci troveremmo solo con un mucchio di domande.” Jurgen Bey, designer e direttore del Sandberg Institute di Amsterdam. Una frase provocatoria, soprattutto se detta da uno che è considerato un grande insegnante…(prima di approdare al Sandberg Institute, Jurgen Bey è ha insegnato sia alla Design Academy di Eindhoven che al Royal College of Art a Londra). Quando l’hai pronunciata? È stato a Milano, qualche mese fa, durante una discussione sul ruolo sociale del design. Mi rendo conto che si tratta di un pensiero un po’ forte, ma lo è soprattutto se viene isolato dal contesto in cui è stato espresso. Che era…? Quello del social design. Sono felice che i designer vogliano essere sempre più coinvolti in questo tipo di tematiche e che tanti di loro provino un onesto interessere nell’aiutare il mondo a migliorare. Purtroppo, però, le idee e i concetti che il design mette sul tavolo …

Perché Jean Prouvé piace ancora

ENGLISH TEXT:http://wp.me/p239y2-6T Se qualcuno mi chiede qual è il mio pezzo d’arredo preferito, la prima cosa che mi viene in mente, forse con poca fantasia, è sempre la sedia Standard di Jean Prouvé (edita oggi da Vitra). Stasera Federica Zanco, moglie del proprietario del celebre marchio svizzero nonchè giornalista ed esperta di design, raccontando allo showroom di Molteni/Vitra la storia della collaborazione con il marchio di moda G-Star Raw nello sviluppo di una nuova linea di arredi realizzati a partire da disegni del grande maestro scomparso, mi ha aiutata a capire perché ancora oggi le opere di Prouvé piacciono così tanto: semplicemente, rappresentano l’essenza stessa del buon progettare. Innanzi tutto per la loro intrinseca modestia. Un understatement fatto di forme semplici, immediatamente comprensibili e nate in supporto alla funzione, senza però essere mai fredde. Un po’ come avviene in natura. “Non era un designer, né un architetto, né un ingegnere”, ha spiegato la Zanco, “ma un fabbro e un costruttore. E come tale ha sempre pensato: immaginando come realizzare qualcosa al meglio e solo dopo …

Ci piacciono davvero gli oggetti-personaggio?

ENGLISH VERSION: http://wp.me/p239y2-6H La trasformazione di oggetti in soggetti è da anni evocata da tanti designer come uno strumento per creare maggiore affettività tra le persone e le cose che li circondano. I risultati, però, sono spesso deludenti. Come non trovare irritante, dopo qualche tempo, il fermaporta a forma di omino o la zuccheriera con il cappellino? Con queste due lampade, una ispirata al disneyano Quo (si chiama infatti Duii da Dewey, inglese per Quo) e una a un più generico personaggio con cappello (e opportunemente nominata Mr Light), Diesel/Foscarini e Nemo/Cassina sono riuscite però a fare un lavoro eccellente. La personalizzazione c’è, ma è tradotta in forme sintetiche, essenziali, senza banali dettagli bambineschi. E soprattutto funzionali. La base di Duii, di spessore importante, richiama la grossa zampa di un papero ma serve anche come appoggio per piccoli oggetti. La lampada è assemblata come il Meccano e il diffusore in vetro pressato e metallo sembra un mohicano, simbolo storico di Diesel nella sua accezione punk e ribelle: ma serve anche per dare un’illuminazione diretta sul …

Luce sul medioevo

ENGLISH VERSION: http://wp.me/p239y2-4X Sono il lighting designer Jean Francois Touchard (www.jftouchard.com) e l’artista multimediale Jose Cristiani di Cosmo (www.cosmoav.com) gli autori di questo sistema di illuminazione cittadino realizzato a Beaune, in Borgogna, per iGuzzini (www.iguzzini.it). Beaune, per chi non la conoscesse, è una città bellissima (e poco conosciuta agli italiani). Situata nel cuore della Borgogna, costellata da meravigliose chiese romaniche e regione-culla dell’architettura cistercense (visitatene una e capirete che il minimal è nato molto prima di quanto non sospettiate!!), Beaune ha preservato molto della sua antica magia d’altri tempi. Il progetto di Touchard e Cristiani si inserisce in questo contesto, difficile per chi vuole innovare ma allo stesso tempo rinnovare il legame con la tradizione. Cioè, in questo caso, illuminare meglio una città a misura d’uomo, sottolineandone le bellezze architettoniche e la storia e risparmiando energia allo stesso tempo. Il segreto, secondo iGuzzini, sta nella scelta delle tecnologie: le ottiche altamente performanti, le sorgenti luminose ad alta efficienza energetica e i componenti elettronici per la gestione automatica del sistema permettono infatti grandi risparmi oltre che …

Semplicemente ingegnoso

ENGLISH VERSION: http://wp.me/p239y2-4D Ecco un prodotto ben progettato. Si chiama Fruity ed è una ciotola da frutta della giovane designer svedese Charlotte Arvidsson (che è ancora una studentessa, sta infatti finendo il suo master in Svezia dopo la laurea in Inghilterra). Si tratta di una serie di elementi tondi piatti in legno compensato da assemblare fino a formare un cestello che tiene la frutta sollevata dalla superficie d’appoggio, permettendo così l’aereazione necessaria perché si mantenga buona più a lungo, in modo naturale. La possibilità di assemblarlo (e quindi anche di smontarlo in caso di necessità) lo rende anche ecologico dal punto di vista della logistica, secondo la logica del Flat Pack sdoganata da Ikea. Dulcis in fundo: costa solo 20 euro! www.normann-copenhagen.com. Per info sui punti vendita in Italia: iben@normann-copenhagen.com

Carte e strofinacci. Ma che stile!

ENGLISH VERSION: http://wp.me/p239y2-4n Un suggerimento d’autore ci viene da Lambrate, l’ex quartiere popolare ora mecca del design sperimentale milanese: regalare carta da regalo. Firmata, ovviamente. Inaugura domani, alla galleria Subalterno1 in Via Conte Rosso 22, la mostra Wrap che ha per tema proprio gli incarti. Che il curatore Stefano Maffei definisce “simulacri sottili e allusivi che sostituiscono il regalo stesso con la sua idea”. Poetica e interessante teoria: provate a sostituire un Nintendo 3D con un mucchietto di carta (firmata) e registrate la reazione di vostro figlio… giusto per sapere se ha colto la vostra sofisticatezza 😉 Scherzi a parte, le opere (perché si tratta proprio di questo, di vere e proprie opere di grafica) di AUT, Gianluca Biscalchin, Fabio Bortolani, Stefano Capodieci, Pietro Corraini, Elena Giavaldi, Caterina Giuliani, Leftloft, Studio FM sono decisamente piacevoli. E certo sarebbero un regalo gradito per chi si diletta di grafica e design. Così come lo sono le tovaglie di Flat Design, un progetto di Maria Cristina Didero, Susanna e Paola Legrenzi, proposte da Maffei nello stesso spazio. Belle, e …

Alberto Meda: la mia Solar Bottle potrebbe cambiare il mondo

ENGLISH VERSION: http://wp.me/p239y2-3w Parlando con Gabriele Diamanti, qualche tempo fa (ricordate? quello del contenitore di terracotta che trasforma l’acqua marina in acqua potabile e che ha deciso di condividere con il mondo la sua invenzione con una licenza Creative Commons: designlarge-d.blogautore.repubblica.it/2011/11/11/il-chiodo-fisso-di-gabriele-diamanti/), mi sono chiesta che fine abbia fatto un altro progetto utile: la Solar Bottle di Alberto Meda e Francisco Gomez Paz, una bottiglia in PET che rende potabile l’acqua sfruttando un trattamento di depurazione che usa i raggi UVA e infrarossi dell’energia solare per distruggere gli agenti patogeni. Un progetto che si è aggiudicato, qualche anno fa, l’Index:Award e che, mi raccontava Alberto Meda qualche tempo fa, era difficile far decollare a livello industriale. Cosa pensa dell’idea di Gabriele Diamanti e anche della sua decisione di dare libero accesso al concept, proponendolo con una licenza Creative Commons? Penso che sia un’ottima proposta e che la distribuzione open source sia perfettamente in linea con la natura del progetto. Avete mai pensato a un approccio del genere per la Solar Bottle? No perché si tratta di un …