Year: 2013

Triennale di Architettura di Lisbona. Vicina, ma non troppo

Il titolo della terza Triennale di Architettura di Lisbona (curato dalla giovanissima Beatrice Galilée) era intrigante: Close, Closer. Cioé vicina, più vicina. Non c’é dubbio, infatti su quale sia la grande problematica che agita l’universo di questa disciplina vecchia come il mondo: come dare all’architettura un nuovo significato, come avvicinarla alla gente e renderla di nuovo “utile”, democratica, capace di offrire risposte concrete in un mondo che cambia. “Close, Closer non è un evento che racconta cos’è l’architettura ma cosa potrebbe essere”, ha detto il presidente della Triennale, José Mateus. E la curatrice della mostra The Real and Other Fictions, Mariana Pestana, ha reiterato: “Sono un architetto. Ma penso che il mio futuro non ha niente ha che fare con la progettazione di edifici quanto con quello di possibili usi per spazi che gia’ esistono o di modi diversi di vivere la citta’”. Le premesse, quindi, c’erano tutte. Insieme a una rosa di nomi di tutto rispetto, creativi giovani ma decisamente già sulla cresta dell’onda (come Bart Hess, Neri Oxman dell’MIT, Sam Baron di Fabrica). …

Cielo, mio marito!

Ve lo assicuro, è una storia d’amore. Non perdetevi questo bellissimo cortometraggio di Martial Schmeltz con Amandine Decroix e Pierre-Benoit Talbourdet Napoleone e mi raccomando, guardatelo fino in fondo. Rimarrete non solo stregati dagli splendidi interior (realizzati dal marchio del lusso francese Pierre Frey) ma anche ispirate su come ridare alla vita di coppia quel pizzico di erotismo in più. Da Nowness.

Tessuti “hot”

Lo sapevate che si possono creare oggetti in alluminio usando il tessuto al posto dei tradizionali stampi? È una tecnica low cost (ed ecologica) che il designer francese Julien Carretero ha messo a punto dopo anni di esperimenti (il primo dei quali con una coperta anti-incendio!). Se la cosa vi incuriosisce, la Galleria Victor Hunt di Bruxelles metterà a breve online un video in cui si vede Julien all’opera: ci saranno ovviamente gli stampi in tessuto, una specie di stencil realizzati con un materiale soffice a base di silicone capace di resistere a temperature fino a 1200°C, ma anche altre tecniche non convenzionali per lavorare il metallo, tutte inventate da lui). Il 5 settembre, la galleria ospiterà infatti la personale Methods, completamente dedicata all’impegno di questo giovanissimo designer sulle tecniche di manifattura.

I banchi di scuola di Alain Gilles

Tutto merito del Vessel Desk di Alain Gilles, in rovere. Al posto del solito vano sotto il piano del tavolo, c’è un binario scavato nel legno massello in cui vengono posizionati (e scorrono, come dei «trenini», dice il designer belga) contenitori pensati per le penne, i piccoli oggetti di cancelleria e, ovviamente, eventuali tablet. È bellissimo il contrasto la tra le linee decisamente retro del banco e della panca (con quella leggera asimmetria) e quello più contemporaneo dei contenitori, realizzati in legno e colorati con vernici ad acqua ma realizzati con una macchina controllata digitalmente. Il Vessel Desk verrà presentato alla fiera Maison Objet di Parigi, dal 6 al 10 settembre ed è prodotto dall’azienda belga Mathy By Bols.

In casa Dior

C’è qualcosa di misterioso nella quasi estrema familiarità di queste immagini della campagna di Dior Homme. Tutto merito degli interior iperclassici, dall’eleganza senza tempo – che dire del mix tra il mogano e la moquette quadrettata o il verde del tavolo da biliardo, tutto oh so gentleman’s style – perfetti per sottolineare, per contrasto, la collezione autunno/inverno di Kris Van Assche (con i suoi disegni geometrici un po’ surreali che sembrano uscire da un film sci-fi degli anni sessanta). La fotografia è di Willy Vanderperre, lo styling di Olivier Rizzo. Bellissimo…

Architettura optical

ENGLISH TEXT La prima volta in cui ho visto un’opera di Felice Varini è stato qualche anno fa, quando ha allestito lo spazio Fendi a Milano, in occasione del Fuori Salone, con una grafica optical che attraversava l’edificio e la rampa che porta al sotterraneo. Il 16 maggio, l’artista svizzero, che lavora da anni a Parigi, ripete l’operazione con una serie di forme geometrico-metalliche sui 542 metri di Granary Square a Londra, nei pressi del Canale di Regent. L’installazione si chiama “Across the Buildings” e fa parte del programma artistico Relay di King’s Cross, curato da Michael Pinsky e Stéphanie Delcroix. Il bello dell’installazione? La confusione visiva che governa sovrana da tutti i punti di vista (dai quali pare sull’edificio sia stato attivo un graffittaro impazzito) tranne che da uno: se ci si posiziona nel luogo giusto, ecco apparire un sistema di segni che fanno da contorno, unendo in un unicuum continuo i Fish e Coal Offices, i Midlands Goods Shed e il Granary Building. L’installazione sarà visibile fino al 18 ottobre. kingscross.co.uk

La casa popolare che sogniamo

ENGLISH TEXT Un bel progetto di architettura sociale e di uso intelligente degli spazi collettivi viene da Parigi dove, nel 18simo arrondissement, gli architetti Christophe Ouhayoun e Nicolas Ziesel dello studio Koz hanno dato nuova vita a una struttura fatiscente. Collocata in una zona che necessitava di bonifica, la casa è stata completamente isolata dal punto di vista termico, ampliata con una facciata su strada. Gli appartamenti sono così diventati più grandi e accoglienti. Ma la vera trovata geniale è stata la creazione della corte interna, racchiusa in un involucro di legno prefabbricato. Oltre a essere innegabilmente bello e a dare al condominio un look contemporaneo, era anche una soluzione low cost e pratica: per assemblarlo, in un metodo che ricorda quello dei mattonicini di Lego, ci sono voluti solo 4 mesi. E il giardino che ospita è diventato il cuore pulsante dell’edificio, con gli stendibiancheria collettivi, delle sale per attività e gioco per i bambini, e delle zone pubbliche da usare come uffici condivisi. Chi non vorrebbe vivere in un posto come questo? koz.fr …

Arte condominiale

Da oggi, fino al 5 maggio, a Reggio Emilia, una via come tante (ma non proprio) sarà la protagonista di una mostra che mette insieme arte e fotografia. Gli abitanti di via San Carlo 9 forse non sapevano, prima d’ora, di vivere in un palazzo con molti strati di storia. Qui, infatti, aveva casa e studio l’artista Angiolino Spallanzani –  pittore, scultore, incisore, caricaturista, inventore, appassionato di motori, tanto da costruire delle vere e proprie opere meccaniche, scenografista per l’Arena di Verona ed interprete del secondo futurismo attraverso la pittura pubblicitaria e l’aeropittura. In occasione di Fotografia Europa 2013, il fotografo Fabrizio Cicconi ha ritratto gli abitanti del condominio di oggi, creando così un bellissimo dialogo tra passato e presente, tra il ricordo e la vita di tutti i giorni, ponendo le basi per un riesame della storia come elemento portante di quello che siamo oggi. Progetto promosso da Adelina Spallanzani e curato da x2 Architettura, Francesco Bombardi Architetto, Designwerkstatt. c/o via San Carlo, 9 Reggio Emilia. Ingresso libero. www.fotografiaeuropea.it/fe2013/mostre/fabrizio-cicconi-angiolino-spallanzani/

Design Dynasties & multinazionali

C’è la lampada da tavolo che sembra un’archetipo (la Costanza di Paolo Rizzatto). Oppure quella che ha dato per la prima volta un tocco high tech alle luci da terra (la  Lola di Meda e Rizzatto, in fibra di carbonio – e siamo nell’89!). C’è, infine, l’invenzione spettacolare: la sospensione Hope di Francisco Gomez Paz che con un gioco di lenti riesce a dare una luce sorprendente. Dietro tutte queste creazioni, lontane e vicine nel tempo, c’è un’azienda – Luceplan. E, come spesso accade nel panorama del Made in Italy, dietro l’azienda c’è una famiglia – i Sarfatti. Un nome che forse al grande pubblico è ignoto ma che ha segnato la storia del design dal 1939 a oggi: prima con i progetti visionari del capostipite Gino (alcuni suoi storici pezzi sono stati recentemente riproposti da Flos e l’anno scorso una grande mostra alla Triennale ne ha ricalcato la storia), poi con il coraggio imprenditoriale di suo figlio, Riccardo, e della moglie Sandra Severi, che fondarono Luceplan nel 1978 insieme al designer Paolo Rizzatto. E …