Opinioni
Leave a comment

Perché Jean Prouvé piace ancora

Schermata 2011-12-13 a 21.46.59

ENGLISH TEXT:http://wp.me/p239y2-6T

Se qualcuno mi chiede qual è il mio pezzo d’arredo preferito, la prima cosa che mi viene in mente, forse con poca fantasia, è sempre la sedia Standard di Jean Prouvé (edita oggi da Vitra). Stasera Federica Zanco, moglie del proprietario del celebre marchio svizzero nonchè giornalista ed esperta di design, raccontando allo showroom di Molteni/Vitra la storia della collaborazione con il marchio di moda G-Star Raw nello sviluppo di una nuova linea di arredi realizzati a partire da disegni del grande maestro scomparso, mi ha aiutata a capire perché ancora oggi le opere di Prouvé piacciono così tanto: semplicemente, rappresentano l’essenza stessa del buon progettare.

Standard_193450_00012B1E

Innanzi tutto per la loro intrinseca modestia. Un understatement fatto di forme semplici, immediatamente comprensibili e nate in supporto alla funzione, senza però essere mai fredde. Un po’ come avviene in natura. “Non era un designer, né un architetto, né un ingegnere”, ha spiegato la Zanco, “ma un fabbro e un costruttore. E come tale ha sempre pensato: immaginando come realizzare qualcosa al meglio e solo dopo dandole una forma. Che non per questo doveva essere brutta! Il suo maestro era suo padre, che un giorno mostrandogli una rosa, gli fece notare l’intrinseca perfezione dell’innestarsi delle spine sullo stelo, in una meravigliosa armonia di forma e funzione”.

Banc_Marcoule_1955_00012B32

Ma c’è anche un lato sociale, del progettare di Prouvé, che rende il suo design esemplare. Nato povero (iniziò a lavorare a 13 anni), ha sempre avuto a cuore il ruolo sociale del progettare: grande esperto nella realizzazione di strutture (e per questo spesso ricordato come ingegnere), ha per anni lavorato alla realizzazione di mini abitazioni d’emergenza e i suoi arredi nascevano per essere funzionali, duraturi e alla portata di tutti. Il suo atelier funzionava come una cooperativa: con gli operai che condividevano lavoro e guadagni. E anche se i suoi arredi oggi vengono battuti alle case d’asta a prezzi dai 250 mila euro in su, Prouvé non fu mai un uomo ricco e visse una vita modesta.

Tabouret_Solvay,_1941_00012B20

Il suo inconfondibile stile, incarnato dalle bellissime strutture svasate triangolari, non nasce quindi da una vuota ricerca estetica ma dal sodalizio tra queste due caratteristiche: l’attenzione alla funzione e alla durabilità e al ruolo sociale del progetto. “Quando Prouvé progettava, erano gli anni del tubolare in acciaio, usato da tutti gli architetti e designer. Ma per lui questa moda aveva un rovescio inaccettabile”, ha spiegato Zanco: “per ottenere sedie indistruttibili erano necessarie sezioni variabili per assecondare le diverse forze in atto nelle sedute”.

Table_S.A.M._Tropique_1950_00012B2F

Un’armonia semplice e funzionale che si ritrova nella bella collezione Prouvé Raw di Vitra con G-Star Raw. Arredi che ‘funzionano’, non snaturano in alcun modo il segno del maestro, né lo ‘attualizzano’ (come spesso si dice oggi quando si riprendono in mano progetti di un tempo), malgrado ci sia una presenza di cromie e texture decise proprio dagli stilisti. “Tra loro e noi di Vitra c’è in comune una passione per ciò che è rivido, raw, per il lavoro di Prouvé e per lui stesso come persona”, ha detto la Zanco. “È stata un’affinità elettiva”. Per una volta, non è sembrata la solita frase che accompagna tante delle partnership di questo tipo. www.vitra.com, www.g-star.com/en/crossovers/raw_prouve/

0 Comments

  1. giulio says

    Io dico che questa mossa della Zanco è aberrante, associare il rigoroso prouvé a degli stracciaroli della moda a vita bassa (in tutti i sensi), si sarà già rivoltato nella tomba (il povero jean non la zanco ahinoi)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *