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Altro che selfie…

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Il progetto di Asif Khan per le Olimpiadi di Sochi trasforma la passione globale per il selfie, l’autoscatto fatto con lo smartphone, in un’opera d’arte collettiva e in continua trasformazione. E, diciamolo, in qualcosa di davvero cool. L’architetto inglese, infatti, ha creato insieme allo studio allo studio svizzero iart, un grande edificio coperto da un tessuto sul quale appaiono, in un divenire quasi magico che dura circa 20 secondi, le impressioni dei visi dei visitatori che si sono scattati un autoritratto in uno speciale photobooth: ogni volto è in 3D e misura circa 8 metri di altezza e la performance viene registrata automaticamente su un piccolo clip, già pronto per essere postato sui social network dal “protagonista”. Schermata 2014-01-13 alle 10.08.47

Valentin Spiess di iart, spiega come funziona il sistema. «Dietro il telone ci sono più di 10mila cilindri telescopici estensibili, sormontati da una sfera con il LED colorato. Quando la persona da ritrarre entra nel gabbiotto per il selfie, vengono scattate 5 immagini che un computer assembla in un rendering 3D. Una volta terminato il disegno, le informazioni vengono inviate al sistema che regola il posizionamento dei cilindri telescopici che si mettono nella posizione giusta per far apparire il viso prescelto». Il sistema è stato costruito in modo da poter essere riutilizzato. Come una specie di Mount Rushmore mobile e per tutti.

2 Comments

  1. Un 3D reale, oramai siamo abituati ad associare il termine 3D al frutto di un’operazione al computer, al rendering 3D appunto.
    Qui invece l’artista ha fatto un passo indietro realizzando un’opera all’avanguardia. Un notevole contrasto.

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