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La casa di Anna Frank e il potere del vuoto

Come in un romanzo ben scritto, anche nella vita quotidiana sono i dettagli – soprattutto quelli più piccoli e all’apparenza insignificanti – che regalano le emozioni più forti. La settimana scorsa, durante una breve vacanza, ho visitato la casa di Anna Frank ad Amsterdam.

Sono rimasta impressionata dall’enorme potere evocativo di quegli spazi angusti, di quelle finestre sbarrate dietro le quali si intuiva la presenza del sole senza mai poterlo davvero vedere, di quegli interni scarni, riempiti qua e là da oggetti che da soli non avrebbero significato niente ma che, in quegli ambienti, si trasformavano in potentissime metafore. È strano come una casa di fatto vuota possa raccontare più di un palazzo completamente restaurato. Una frase scritta su un muro, un video, qualche foto ingiallita appiccicata alla parete da una ragazzina come tante altre ma cresciuta nel momento e nel posto sbagliato: nella casa di Anne Frank non c’è niente altro, eppure il serpente di gente che la attraversa avanza piano, in silenzio, posseduto dal desiderio di assorbire tutto per non dimenticare mai. Nessuno guarda il telefonino, nessuno twitta o instagramma, tutti si guardano in giro anche se non c’è niente da vedere. Perché la casa di Anna Frank è dominata dal potere della sottrazione, dalla forza del vuoto, progettato e pensato per essere punteggiato di piccoli suggerimenti che, galleggiando in un ambiente rarefatto, assumono un significato universale. Pochi musei – per quanto pieni di opere d’arte o di meraviglia – riescono in questo intento…

anne-frank-houseVisitare la casa di Anna Frank, al di là del significato politico, storico ed emozionale, è stata quindi per me un’esperienza unica e bellissima. Questo luogo infatti mi ha ricordato l’autorità inequivocabile del messaggio forte e quanto esso, pur nell’era delle esperienze “immersive”, delle visioni in 3D e delle stimolazioni sensoriali, sia ancora da solo in grado di creare una memoria duratura e di innestarsi nel nostro cervello. Soprattutto quando si sposa con un ambiente che lo ricalca e che sfugge di proposito il sensazionalismo. www.annefrank.org

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  1. Grazie per il bell’articolo. Sono completamente d’accordo su quanto hai scritto. In particolare, quando visitai per la seconda volta l’Alloggio Segreto in Prinsengracht, era il 30/4/2013, festa della Regina. Il museo era vuoto, entrai senza fare la fila ed ebbi la sensazione che qualcosa, sospesa in aria, mi parlasse e mi conducesse. Mi trattenni più di due ore, da solo, a girare per quegli angusti corridoi, salendo e scendendo per quelle ripidissime scale di legno. Momenti bellissimi, suggestivi, unici. Se ti andasse di andare a dare un’occhiata alla mia pagina Fb, tra le foto troverai il plastico ricostruito da me personalmente, che riproduce minuziosamente tutti gli ambienti sia dell’Opekta sia dell’Alloggio. https://www.facebook.com/lepaginebianchediannefrank è la pagina del mio libro, il seguito del Diario di Anne Frank, autopubblicato il 12 giugno scorso, giorno del suo ottantaseiesimo compleanno. Ciao.

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