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Architettura in legno. Un futuro sostenibile dell’abitare?

Flessibile, sostenibile, resistente. Tanti architetti scelgono il legno per costruire grattacieli e complessi residenziali. Una strada (sostenibile) in cui l’Italia ha fatto da apripista. Ma poi…

Sta per accadere. Tra pochi mesi il mondo avrà il suo primo grattacielo di legno. Sono “solo” 12 piani per 45 metri di altezza, eppure c’è già chi dice che il Framework Building di Lever Architecture, che sorgerà a Portland, sia l’inizio di una rivoluzione in architettura. Un cambio epocale, con ricadute economiche, ecologiche e urbanistiche. L’equivalente, nell’era del global warming, dell’utilizzo del cemento armato nell’edilizia residenziale nel 1884.

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Potrebbe non essere un’esagerazione

Perché i vantaggi del legno sugli altri materiali edili sono tanti e quantificabili. La produzione del cemento, per esempio, rilascia nell’atmosfera una quantità di CO2 in un rapporto di quasi uno a uno. Mentre il legno cresce nelle foreste, che trattengono l’anidride carbonica. Ovvio, queste devono essere sostenibili (per una definizione chiara di cosa significhi leggi qui). Ma in Europa, per esempio, lo sono: e la ricrescita è di 776 milioni di m³ ogni anno, con un prelievo di soli 490.

A tutto questo va aggiunta la rivoluzione tecnica

Infatti l’impiego di compensati tech permette la realizzazione di pareti ultra-rigide e isolanti. E la costruzione di intere sezioni delle abitazioni in fabbrica, velocizzando le tempistiche e migliorando la qualità. Un esempio è il lamellare incrociato (CLT, cross-laminated timber, in Italia X-Lam, inventato negli anni ’90 ma inserito negli International Building Codes nel 2015),

Non è quindi un caso che, sempre di più, si parli di architetture di legno

Con roadshow dedicati (Wooddays, lo scorso ottobre, ha toccato anche Roma), eventi per il grande pubblico (come la mostra Timber Rising alla Roca Gallery di Londra, fino al 19/05), e con progetti visionari (l’ultimo, della giapponese Sumitomo Forestry: una torre di 350 metri di altezza).

La vera novità è l’uso del legno per le strutture

È quasi un effetto domino. A Berlino, per esempio, è stato costruito nel 2008 il primo condominio fatto all’85% di legno (l’E3, dello studio Kaden-Klingbeil). E da allora il numero di edifici in lamellare è cresciuto al ritmo del 18% annuo in Germania. È stata invece vitale, in Olanda, l’esperienza del Patch 22. Si tratta dell’edificio di legno più alto del paese, progettato da Tom Frantzen. Costruito nel 2014, è stato usato per effettuare rigorosi test che hanno dimostrato la resistenza al fuoco del legno massiccio. Mentre ad Amburgo Frank Gutzeit sta realizzando un villaggio di legno per tremila persone alle porte della città. Lo scopo? Dimostrare che le case prefabbricate non portano ripetitività architettonica ma risparmio: nella realizzazione e nei consumi.

E l’Italia?

In questo percorso di promozione del legno, il nostro paese è stato tra i primi paesi a dire la sua. Era infatti il 2009 quando l’architetto fiorentino Fabrizio Rossi Prodi vinceva il concorso per la costruzione di un social housing completamente di legno in via Cenni a Milano. Quattro torri per 27 metri di altezza e quattro edifici di due piani, inseriti in un contesto di spazi aperti comuni, con giardini e parchi gioco. Tutto in lamellare di larice e abete a strati incrociati (XLam), tavole di 2,5 cm stese in direzioni opposte, a strati, fino a formare grandi pannelli. Che vengono poi incollati in officina con sostanze non tossiche, consegnati in cantiere e quindi montati.

Via Cenni a Milano

Una scelta ecologica, economica ma anche sociale

Per Rossi Prodi, si è trattato di una scelta ecologica, economica ma anche e soprattutto sociale. «Erano gli anni della crisi», racconta. «Ci è parso il momento perfetto per proporre un ripensamento. Seguendo le indicazioni della Fondazione Housing Sociale abbiamo proposto un quartiere da realizzare con un materiale povero, quasi di scarto. Ma dandogli una dignità che si riflettesse sulla vita degli abitanti. La novità di via Cenni è quindi materica. Perché il legno è stato utilizzato per tutto: anche per solai, pareti, il vano ascensore. Ma è soprattutto tipologica. Abbiamo infatti progettato gli edifici, e gli spazi urbani che li connettono, pensandoli intorno alle persone e alle loro relazioni sociali».

Un sistema progettato sulle relazioni

In via Cenni non c’è, per esempio, l’uniformità tipica dei nuovi quartieri sociali ma spazi grandi e piccoli, luoghi che fungono da alcova, altri non definiti. «Ci sono trasparenze, occlusioni e una varietà che si percepisce quando si attraversa la corte. E che cambia durante le ore del giorno», continua Rossi Prodi. «Il principio è dare al complesso la ricchezza dei luoghi tipici della città, dove il diverso è un valore, architettonico e sociale».

Via Cenni ha portato l’Italia all’avanguardia nell’architettura di legno

Realizzato in soli 18 mesi, grazie alla tecnica di montaggio a secco delle strutture, Via Cenni è stato il progetto da cui sono scaturite le linee guida per il Piano Nazionale di Edilizia Abitativa e per il Fondo nazionale Investimenti per l’Abitare. Eppure, dall’anno dell’inaugurazione (2014) nessun altro progetto di simile portata è stato realizzato in Italia. Anche se il legno viene scelto sempre di più per le strutture istituzionali (come l’Unicredit Pavilion di Michele de Lucchi e gli headquarters della Coima di Mario Cucinella a Milano), nel residenziale il suo uso scarseggia.

Perché il legno non decolla davvero in Italia

«Forse perché non lo si considera veramente parte della nostra tradizione», dice Cino Zucchi, architetto, curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2016. E autore, tra le altre cose, di una grande scultura-paravento in abete a ridosso della galleria che collega la valle del Vedeggio con quella del Cassarate nel Canton Ticino. «Nelle città europee la pietra è molto più autoctona e faccio fatica a immaginarmi intere aree urbane in massello in Italia. Malgrado l’eccellente caso di via Cenni abbia dimostrato come sia non solo possibile, ma anche avanguardistico. Diversa è invece la situazione per paesi come gli Stati Uniti, dove il legno è da sempre nel residenziale, ora anche per edifici di altezze importanti».

Manca la lungimiranza

Ma secondo Rossi Prodi non è una questione di tradizione. Si tratta, invece, di mancanza di lungimiranza. «L’Europa è ricoperta di foreste. E quando gli alberi invecchiano, assorbono meno CO2. Tagliarli e sostituirli è una scelta giusta, che però non si fa perché siamo legati a una mentalità post-bellica, che privilegia per mille ragioni il cemento. La tecnologia per realizzare case sicure, belle ed ecologiche in legno c’è, e laddove esiste una volontà ecologica questo materiale è in grande uso. Come spesso succede, l’Italia dà il la ma sono altri a portare a compimento le imprese. È un peccato».

Architetture di legno. È una corsa al record?

Succede a Parigi, dove la sindaca Anne Hidalgo è attenta alle tematiche dell’ambiente: entro il 2020 sorgeranno 24 edifici 100% legno. E a Helsinki, dove il successo della Biblioteca Nazionale di ALA Architects (costruita con elementi prefabbricati di legno) ha portato alla creazione di un corso di laurea dedicato alla Aalto University.

Non sarà la corsa al record – l’edificio più alto, quello più eco – a fare la differenza. «Serve la volontà politica di fare le cose meglio e per tutti», conclude Rossi Prodi. «Perché se è vero che il legno migliora la qualità dell’abitare e il lavoro nei cantieri, la vera differenza la fa comunque il progetto. L’architettura può facilitare i rapporti sociali, promuovere il diverso e favorire una collettività affiatata. Ma nulla avviene senza una committenza illuminata. È di quella, più che di idee progettuali, che il nostro paese ha così disperatamente bisogno».

Cover photo: progetto di grattacielo dei legno di Penda, in Canada

2 Comments

  1. Francesca Maccarone says

    Buongiorno Laura, sono un architetto che lavora nell’ambito della sostenibilità, e volevo fare un piccolo appunto al suo articolo, per correttezza di informazione.
    La seguo da tempo perchè trovo i suoi articoli molto interessanti e ben scritti, e visto che il suo numero di lettori è molto alto, mi piacerebbe che passasse un’informazione corretta in merito a quanto da lei affermato sulla sostenibilità delle foreste. Lei afferma che “…Mentre il legno cresce nelle foreste, che trattengono l’anidride carbonica. Ovvio, queste devono essere sostenibili: per ogni albero tagliato ne deve essere piantato uno.” Affermare che la sostenibilità delle foreste stia solamente nel ripiantare quanto tagliato è un’affermazione non corretta, o quantomeno, incompleta. La invito a tal proposito a visitare il sito di FSC Italia https://it.fsc.org/it-it per comprendere in cosa consistono le foreste sostenibili, o meglio, la gestione forestale responsabile. Ci tengo molto a far passare questo messaggio perchè putroppo il discorso di ripiantare quanto tagliato è un luogo comune sbagliato, una banalizzazione della questione. Siccome ritengo i suoi articoli di ben altro spessore, spero che lei possa cogliere in maniera positiva e come spunto per un approfondimento il mio commento. Un cordiale saluto

    • Laura Traldi says

      Grazie mille della precisazione. Provvedo subito a mettere a posto l’errore. Gentilissima….

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