Architettura
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Biennale: il Padiglione Italia cambierà il vostro sguardo sulle nostre città

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Al Padiglione Italia della Biennale di Venezia Innesti (curato da Cino Zucchi, aperto al pubblico il 7 giugno) si parla di storia dell’architettura italiana. Niente paura, però: non troverete – per fortuna – né nostalgia, né denunce (le due noiosissime e spesso inutili costanti di tanti tentativi di rappresentare la nostra contemporaneità). Sarete invece coinvolti in prima persona in un’interessante analisi sull’architettura moderna che vi permetterà poi di osservare le nostre città con occhi molto diversi.

biennale architettura veneziaEcco la chiave di lettura che Zucchi porta al Padiglione Italia: l’architettura italiana è coraggiosa e grande perché ha saputo confrontarsi in modo costruttivo con il passato. Non si tratta di semplice «contestualismo» (cioè un adattamento formale del nuovo alla consuetudine per renderlo accettabile) ma, piuttosto, dell’inserimento costante di corpi estranei in un tessuto pre-esisistente, «innesti di modernità» che presuppongono «una ferita nell’organismo ospite ma anche una profonda conoscenza della sua fisiologia». È un principio che Zucchi deriva da quello dell’«innesto» botanico e che spiega come, in Italia, il passato non sia solo un valore da conservare ma anche un elemento vivo che fa da sfondo al quotidiano insieme ai nuovi ambienti che costruiamo e trasformiamo per rispondere ai nuovi bisogni. Un principio – quindi – oggi squisitamente all’avanguardia, in un era in cui tanti si interrogano sul modo per fermare la globalizzazione cieca dei linguaggi architettonici, spesso non graditi non perché nuovi ma proprio per la loro mancanza di rispetto e di comprensione per il passato.

Innesti cambia quindi il nostro sguardo sul mondo che abitiamo, trasformandoci quasi in archeologi, e insegnandoci a guardare edifici, strade e parchi come i tasselli di una storia in cui siamo immersi in prima persona. Visitandola, vi sentirete anche un po’ orgogliosi: capirete infatti che l’Italia – spesso considerata il fanalino di coda in tema di modernità – ha in realtà avuto da sempre un visione innovativa dell’urbanistica e degli spazi abitativi che le ha permesso di assorbire con grazie il linguaggio dell’architettura internazionale contemporanea con grazia e rispetto.

biennale architettura padiglione italiaQuesta mostra vi piacerà anche perché – anche se affronta un tema profondo e complesso – lo fa in modo semplice e chiaro. L’allestimento, infatti, non è solo bello ma anche chiaro e comunicativo ed è capace di emozionare senza mai cadere nella spettacolarizzazione fine a se stessa.

Il Padiglione Italia è diviso in tre parti. Dopo un corridoio di entrata in cui la teoria critica dell’innesto viene spiegata, c’è una zona in cui essa viene raccontata con un esempio concreto: lo sviluppo della città di Milano, percepita come un «laboratorio di modernità». Tante piccole aree, ognuna chiaramente segnata da un colore chiave, affrontano temi diversi legati all’innesto, regalandoci un viaggio nella storia di Milano che procede per temi. La chiarezza domina tutta la presentazione: in ogni immagine, gli «innesti» sono chiaramente sottolineati con il colore giallo-evidenziatore. Anche un bambino capirebbe dove guardare e l’effetto estetico è decisamente piacevole. I testi sono densi di contenuti ma facili da leggere.

biennale architettura cino zucchiLa seconda area è occupata da una serie di monoliti retro-illuminati a forma di prisma che presentano immagini di progetti architettonici e urbanistici italiani. Al di là della bellezza delle singole immagini, l’installazione sembra proporsi come un’altra metafora dedicata all’architettura italiana perché parla nella sua totalità, offrendosi come un collage, un dialogo tra elementi diversi che danno il meglio di sé nella convivenza. Da non perdere: l’opera-video collettiva Paesaggi Abitati di Studio Azzurro, 300 clip raccolti con un invito pubblico che svelano l’Italia attraverso gli occhi di chi la abita (accomodarsi sulle sdraio davanti alle decine di piccoli schermi collegati è un piacere regala un meritato relax).

Infine, nella terza zona, si parla di Expo – quindi dell’innesto moderno per eccellenza. Laura Collina – docente del Politecnico di Milano e direttore delle Thematic Areas dell’esposizione universale – ha messo insieme un pannello in cui finalmente vengono illustrati tutti i nomi dei paesi partecipanti e degli architetti che costruiranno i loro padiglioni, oltre che un’installazione che spiega come – grazie alla creazione di zone tematiche legate al food – si sia riusciti a far partecipare anche paesi altrimenti esclusi per ragioni di mancanza di fondi. www.innesti-grafting.it

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