Architettura
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Biennale, Monditalia: 41 racconti senza nostalgia

Koolhaas Swarovski Monditalia

L’entrata di Monditalia, installazione di Rem Koolhaas e Swarovski

Il grande protagonista della Biennale di Venezia curata da Rem Koolhaas è lo story telling, il racconto. La Biennale narra infatti un storia lunga 100 anni, dal 1914 al 2014, e, per la prima volta, parla di architettura e non di architetti.

Bisogna tenere bene a mente questo concetto per apprezzare fino in fondo Monditalia, la mostra collettiva alle Corderie dell’Arsenale che ha messo insieme 41 progetti di ricerca, 82 film e performance di musica, danza e teatro per raccontare l’Italia di ieri, oggi e domani.

Monditalia è infatti un ritratto collettivo del nostro paese, scelto da Koolhaas non tanto perché territorio ospitante della Biennale ma in quanto «paese emblematico, simbolo di un mondo perennemente seduto su quello che è e quello che potrebbe essere; non vittima ma fonte di ispirazione per un possibile futuro che nasce dalla consapevolezza di sé».

La «consapevolezza di sé», la comprensione dell’Italia come paese fatto di strati di memorie diverse, spesso in contraddizione le une con le altre e come realtà sempre in bilico tra aspirazioni e potenzialità intellettuali gigantesche e piccolezze meschine quotidiane è proprio quello che esce dallo sforzo dei 41 curatori. Un ritratto-puzzle, una «grande bellezza» a macchia di leopardo che non cade mai nella nostalgia, nel vittimismo né nel trionfalismo.

Monditalia è una mostra complessa. Le installazioni sono ricerche, le spiegazioni scritte sui muri (necessariamente stringate) non riescono a trasmettere la densità culturale di alcuni progetti. Per apprezzare appieno Monditalia, insomma, servono tempo, attenzione e silenzio. E, certamente, alcuni progetti guadagnano moltissimo dalla presenza di uno dei curatori che lo ilustra.

I progetti da non perdere.

Zingonia Mon Amour

Zingonia Mon Amour

 

Troverete la storia di Zingonia, la città “utopica”, voluta da Renzo Zingone negli anni 60: in pochi metri quadrati, utilizzando reperti storici ma anche un intelligente infogramma storico-sociale, economico e politico, Argot ou la Maison Mobile e Marco Biraghi sono riusciti a raccontare la parabola del sogno di un imprenditore che ha fallito nel suo intento (Zingonia è oggi soprattutto un problema sociale) ma che è partito da premesse avanguardistiche che ancora oggi possono ispirare architetti e urbanisti. Intrigante.

 

 

Beka

Maddalena

 

Potrete anche sentire, raccontato direttamente dalle parole di Stefano Boeri, la storia del disastro di un’architettura morta prima di essere nata sul serio – quella del padiglione per il G8 alla Maddalena. Ma il cortometraggio di Ila Bêka e Louise Lemoine – già autori di numerosi brillanti film dedicati all’architettura – assume un significato ancora più imponente e poetico perché alle Corderie viene proiettato di fianco a un altro short movie dedicato a un artista-eremita che vive su un’isola a 3 km dalla Maddalena e che realizza oggetti usando i detriti provenienti dall’enorme struttura lasciata a se stessa. Toccante.

 

Il fantasma del Nolli

Il fantasma del Nolli

Con Il fantasma del Nolli lo studio stARTT vuole invece riaprire la discussione sugli edifici storici lasciati in abbandono come appunto l’Ospedale San Giacomo, registrato come spazio pubblico in una carta del ‘700 di Giambattista Nolli. Lo fa con un’installazione sospesa in cui lo spettatore è chiamato a interrogarsi sulle tensioni tra spazi e diritti pubblici, privati e comunali. L’Ospedale, infatti, aperto nel Trecento e oggetto di interventi di grandissimi architetti da Antonio da Sangallo il Giovane ad Antonio Canova, è stato chiuso nel 2008 ed è da allora in stato di abbandono. Provocatorio.

 

 

The Business of People

The Business of People

 

Bellissimo anche il progetto The Business of People di Ramak Fazel con Francesca Picchi, CCRZ, Nico K. Tucci, Ghila Valabrega. Si tratta di una serie di immagini dedicate alle eccellenze industriali dal paese. Ma invece di darne una semplice prova di esistenza – tra il celebrativo e il nostalgico – Fazel usa la fotografia per scavare nel profondo, per entrare in contatto con gli attori dell’industria italiana. Il risultato, secondo le parole del curatore, è «un insieme di pixel, un mosaico di immagini frammentarie da cui l’industria – il lavoro – emerge come riflesso della condizione umana». Necessario.

 

 

Countryside Worship

Countryside Worship

Mi è piaciuto moltissimo anche lo spazio dedicato al sacro e profano. È affascinante, per esempio – anche se richiede attenzione e tempo per la lettura dei numerosi testi – l’installazione di Marco Sammicheli, Andrea Dall’Asta e Giuliano Zanchi Designing The Sacred, dedicata all’evoluzione dell’architettura sacra (con ampie critiche ben documentate su alcuni errori ed orrori contemporanei). Sempre in tema di sacro, parla da sé lo spettacolare ologramma Countryside Worship di Matilde Cassani, una piazza italiana vuota che si riempie come per magia di Sikh (il tema è la trasformazione delle città dell’Emilia Romagna durante la festa del Vaisakhi, un momento speciale per tutti i Sikh che abitano da anni nel territorio romagnolo). Mentre l’analisi di Giovanna Silva sulla nostra storia vista attraverso l’evoluzione delle discoteche è un regalo inaspettato: il perfetto contraltare all’Italia di chierichetti e monaci (non dimenticate di ritirare il libretto, con le interviste ad architetti, art director e DJ).

 

3 Comments

  1. Cristina Morozzi says

    Concordo. E’ una mostra emotiva, commovente, dove quanti sono stati e sono vicini all’architettura e al design trovano un pezzo di sè Lascia il segno
    Cristina

  2. Mirella says

    Mi sono veramente commossa davanti all enorme pannello di countryside di matilde cassani. Fantastico e geniale!

  3. Pingback: Progetto San Giacomo - D - REPUBBLICA SUL FANTASMA DEL NOLLI ALLA BIENNALE DI VENEZIA - Progetto San Giacomo

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