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La ceramica è bellissima. Quando non imita un altro materiale

Si parla sempre di più di autenticità in relazione al design. Ma se ne vede sempre di meno. Soprattutto nei rivestimenti di ceramica che ormai, grande alla stampa digitale, imitano sempre di più e con sempre maggior cura, altri materiali. Ed è un peccato…

Più una parola è sulla bocca di tutti tanto meno viene presa sul serio. Prendiamo l’aggettivo “autentico”. Non c’è architetto o designer che non lo usi almeno una volta in qualsiasi discorso o descrizione del proprio lavoro. Ormai viene automatico infilarlo ovunque, come un intercalare. Anche quando ci si riferisce a mobili finto vintage, a interni finto poveri. Oppure all’inarrestabile tendenza delle piastrelle in ceramica simil-qualcosa.

Vintage_High-Resolution

A terra, piastrelle simil-legno.

L’ho sentito in effetti utilizzato svariate volte negli scorsi giorni al Cersaie, l’annuale fiera della ceramica e dell’arredo bagno. Dove, ovunque ci si girasse, ci si ritrovava circondati da piastrelle camaleontiche: dall’ormai classico finto “legno”, declinato in tutte le venature possibili e immaginabili, alle “tavolacce di parquet shabby chic”, dal finto cemento o metallo, fino alle tendenze top di quest’anno – il marmo, onnipresente in ogni stand, e il “prezioso” (pensate oro, argento, platino et similia).

C’è da rimanere affascinati davanti al livello di precisione e cura che queste piastrelle 2.0 riescono a raggiungere: finché non le si tocca non è praticamente possibile cogliere la differenza con il materiale originale. Ed è effettivamente incredibile quello che, in pochi anni, le aziende del distretto italiano sono riuscite a raggiungere in termini di sofisticatezza nell’uso della stampa digitale e lavorando su grandi, sottilissimi formati.
Peccato che tutta questa tecnologia sia stata applicata per dare fiato a una tendenza poco originale, “facile”, che secondo me non valorizza il materiale prezioso e bellissimo che tratta (la ceramica) ma anzi lo svilisce sottolineandone la trasformabilità, la sua capacità di copiare, imitare, essere altro da sé. Come se per piacere dovesse camuffarsi.

Immagino che le piastrelle “simil-qualcosa” funzionino benissimo nel settore contract – quello dell’ospitalità o della ristorazione. E mi pare giusto che la miriade di ristoranti, bar (come pure i barbieri hipster che ormai spuntano come funghi ovunque – ce n’era uno ricostruito persino in uno stand del Cersaie!) abbiano la possibilità di rivestire i propri pavimenti con “tavolacce” che sembrano progettate da Piet Hein Eek (spesso senza sapere nemmeno chi è costui): un look cool ma facile da pulire. Sono felicissima quindi che i marchi del distretto – di cui ho sempre ammirato in modo sincero lo spirito imprenditoriale e super innovativo oltre che la capacità di fare sistema – vendano bene e sempre di più. Però non posso fare a meno di pensare che sia controproducente cercare di posizionare queste soluzioni nel residenziale (soprattutto, quando le si racconta come “autentiche”). E ancora più “confusionario” mi pare ospitare, in una fiera come il Cersaie, di fianco ai produttori di piastrelle (che imitano il legno) anche chi il legno lo produce veramente… Ma forse questo è un altro discorso, indirizzato soprattutto a chi la fiera la organizza, non a chi ne prende parte.

Il fatto è che la ceramica è meravigliosa. La stampa 3D e i grandi, sottilissimi formati possono dar vita a realizzazioni mozzafiato, ben oltre qualche venatura di legno o riproduzioni di opere “d’arte” (altra grande tendenza: le piastrelle-quadro). Le aziende lo sanno. E non lo nascondono quando parlano dietro le quinte. Mentre mi mostrava le loro piastrelle simil-marmo al Cersaie, la responsabile comunicazione di un grande marchio della ceramica, donna intelligente e appassionata di design, mi ha detto, quasi vergognandosi: speriamo che finisca presto tutto questo…

Rombini di Mutina

Rombini di Mutina

Rombini di Mutina

Rombini di Mutina

 

Anch’io spero che finisca presto. Spero che i marchi continuino a vendere le loro bellissime collezioni simil-tutto. Ma anche che tornino a mostrare, in modo deciso e non “sottobanco”, la bellezza (questa volta davvero autentica) della ceramica.

Alcuni lo fanno. La collezione Rombini dei fratelli Bouroullec, progettata per Mutina, è un inno alla versatilità del gres nel suo mix di piastrelle, mosaici e rilievi, declinate in diversi colori. Non c’è un pezzo uguale all’altro. Le lastre Carré, per esempio, sono state realizzate su un tampone formato da rombini a rilievo dando vita a una superficie opaca resa vibrante dalla presenza di smalti e serigrafie. Mentre i rilievi Triangle trasformano il rombo in un elemento 3D, quasi una scultura in smalto opaco che sembra emergere dalla parete.

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Mini-bricks di Brix

 

Ho anche trovato deliziosa la proposta di Nendo per Brix: mini-mattoncini liberamente assemblabili per ottenere decori diversi. E la collezione Pætchwork di Piero Lissoni per Cotto,  che si ispira liberamente alle boiserie – ha infatti bellissime cornici a rilievo – ma non mente sulla sua natura di gres porcellanato. Anche la collezione Naive SlimTech di Patrick Norguet per Lea Ceramiche è bellissima: il disegno grafico sulla superficie ceramica, stampato in digitale, ha un particolare, delicatissimo effetto 3D, quasi fosse una trama e ordito.

Naive Slimtech di Lea Ceramiche

Naive Slimtech di Lea Ceramiche

È ovvio che la maggior parte dei marchi citati più che giganti sono piccole realtà di nicchie, dedicate anima e corpo al design. Com’è anche ovvio che anche le realtà dei grandissimi numeri fanno molto di più delle semplici piastrelle “simil-qualcosa”. Sarebbe bello, però, se dopo almeno 6 anni di “finti parquet” si cambiasse direzione e non soltanto materiale (passando dal legno al marmo come sta invece accadendo). Penso che la ceramica se lo meriti. E che abbia ancora tantissimo da dirci ben oltre la realizzazione di interior dall’autenticità dubbia.

6 Comments

  1. Hai ragione Laura, quando un materiale come la ceramica che per natura si presta ad essere modellato e colorato lo si usa solo per imitare qualcos’altro, lo si svaluta, come del resto si sminuisce, quasi si umilia anche il materiale imitato, per questo speriamo che presto passi questa moda e si torni a usare la ceramica per quello per cui è stata usata per millenni, tenendo però sempre presente tutte le megliorie apportate dalla tecnologia.

  2. Indirizzi di stile e design molto piacevoli ma difficilmente vendibili, poi glielo spiega Lei alle migliaia di lavoratori del settore come sopravvivere? W le piastrelle simil-qualcosa!

  3. simonetta says

    Il problema delle piastrelle simil qualcosa, è legato al fatto che per abbattere i costi le ceramiche hanno eliminato i grafici, i disegnatori originali,quelli che sanno disegnare veramente,quelli che hanno le idee,credetemi 30 anni nel settore e parlo con cognizione di causa.Le stampanti a getto d’inchiostro sono un’innovazione, ma una dannazione della creatività perchè pagarla costa troppo,e purtroppo lo dico con rammarico,chi acquista le piastrelle ora le vuole comprare 3 euro al metro quadro e se sei il titolare di un’azienda o hai un prodotto d’oro e lo vendi agli sceicchi oppure produci merda perche’ chi acquista è un’analfabeta

  4. C’era anni fa la ceramica di Treviso faceva delle cose deliziose ,artigianali, smalti particolari, pezzi ceramici particolari,prezzi troppo alti per supportare i costi è fallita ,riassorbita da qualcos’altro che non è nemmeno la parvenza dell’antico passato

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