Arte, Progetti, Progetti in primo piano
Leave a comment

Giochi di equilibrio. Le sculture modulari di Conrad Willems

Modularità, geometria e ripetizione. Ma anche la magia dell’equilibrio e il saper fare del taglio della pietra. Le sculture architettoniche del giovane artista belga Conrad Willems saranno protagoniste alla 50 edizione di Biennale Interieur in Kortrijk.

Quando ci si trova davanti alle sculture modulari di Conrad Willems bisogna trattenersi. Il desiderio di estrarre uno dei blocchetti che le compongono – parallelepipedi, cilindri, piccoli ponti, in questo caso di marmo – è quasi irrefrenabile. Cosa succederebbe se si cedesse alla tentazione? «Niente», dice lui sfilandone uno e lasciando l’installazione intatta. «Perché è tutto come un gioco di costruzioni. Ma fino a un certo punto».

L’equilibrio viene da dentro

Abbiamo incontrato Conrad Willems all’Atelier Jespers di Bruxelles, dove è in corso la sua personale Modular Sculptures, fino al 15 luglio. È un anno speciale per Willems, 35 anni, danzatore oltre che scultore, appassionato di costruzioni. Perché la Biennale Interieur di Kortrijk ha scelto anche lui tra gli artisti che allestiranno lo spazio pubblico della più importante fiera di design del Nord Europa (a firma di Studio Verter).

«Non solo puoi sfilare dei mattoncini. Ma anche far salire cinque persone sulla scultura e tutto rimarrebbe com’è», continua. Lo prendiamo in parola. Dobbiamo fidarci perché ha fatto studi di statica? «No. Perché danzo da quando sono bambino e l’equilibrio me lo sento dentro».

Le molte anime di un’opera

Le opere di Conrad Willems hanno tante anime. Sembrano architetture ma non hanno funzione e non possono essere abitate. Sono sculture ma vengono realizzate per aggiunta di elementi piuttosto che attraverso l’eliminazione di materiale da un unico blocco. La loro stabilità è indiscutibile, ma a tenerle insieme non è un collante ma le ferree leggi degli incastri, pesi e contro-pesi. E Conrad Willems le realizza attraverso una performance che può essere ripetuta a piacimento: a ogni opera, infatti, corrisponde un disegno che permetterebbe la ricostruzione. Anche i loro nomi portano a mondi diversi, quasi contrapposti. Alcuni, infatti, ricordano la grazia della musica (come Variation o Composition). Mentre altri (Construction, Incision, Brick Works) sembrano presi in prestito nati dalla mente pratica di un muratore avvezzo a tirar su muri.

«Butto i pezzi sul tappeto e creo mondi. Come da bambino»

In un mondo in cui tutto passa e va in un battito di ciglia, ascoltare la storia di Conrad Willems apre il cuore. Perché è quella di una passione dell’infanzia che ha trasformato il bambino in un adulto, il passatempo in professione, il gioco in arte, «Ho iniziato a sei anni», dice l’artista. «Buttavo i pezzi per terra, sul tappeto, e costruivo mondi. Poi ho iniziato a segnare su un quaderno i disegni degli edifici, perché alla fine tutto doveva tornare in pezzi».

La semplicità apparente

È questo che, seppure in un altro formato, Conrad Willems fa ancora oggi. «Ho circa 2000 pezzi di legno, tra mattoncini, ponti, cilindri. Li spargo tutti a terra nel mio studio a Gent e costruisco. Quando sono soddisfatto segno il progetto su un foglio. E da lì inizia il lavoro duro». Perché la semplicità di questi edifici è solo apparente. C’è da trovare l’equilibrio statico, la grazia della composizione. C’è da creare un grado di sorpresa nel rapporto tra gli interni e gli esterni. E, soprattutto, bisogna costruire tutti i blocchi: in argilla, cemento, pietra, marmo, legno. È l’artista stesso che li realizza, anche se talvolta lavora con artigiani o aziende esperte nel taglio.

La perfezione affascina quando è una tensione umana

Ma quello che mi ha colpita di più nelle opere di Conrad Willems è il suo giocare liberamente – con geometrie, modularità e ripetizioni – all’interno di parametri fissi. Un po’ come fanno gli algoritmi di certe stampanti 3D, che progettano in modalità “random” all’interno di una griglia fornita dal progettista. Un computer potrebbe realizzare i disegni di Conrad Willems in pochi minuti. E sfornarne a centinaia, tutti diversi. Ma se fossero state generate da un computer, queste mini-architettura perderebbero il loro fascino perché la perfezione commuove solo se è il risultato di un sforzo umano. Solo se è il frutto di un desiderio, anche un po’ ancestrale, di costruire qualcosa di bellissimo da lasciare agli altri. Per la sola gioia di farlo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *