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Matteo Ragni: da designer ad art director per Alpi

Photo: Max Rommel

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Qualche giorno fa il gruppo Alpi www.alpi.it, attivo nel settore della trasformazione del legno e da anni impegnato attivamente nella rigenerazione sostenibile di questo materiale, ha annunciato che Matteo Ragni www.matteoragni.com è il suo nuovo direttore creativo. In questa intervista Matteo ci parla delle sfide che un’art direction comporta per un designer e sul suo sogno in tema di rapporto consumatore finale-prodotto…

Dopo Jannelli & Volpi e il wallpaper hai di nuovo un ruolo di art direction relativo al mondo dei rivestimenti. Come mai questo mondo ti appassiona? Il mondo delle superfici è stato per me una rivelazione che, dopo anni di militante design di prodotto, mi ha aiutato a vedere le cose con una diversa sensibilità, per assurdo una nuova ‘profondità’. Progettare superfici è un’operazione raffinata e minuziosa, dove, se il nostro Mies van der Rohe affermava che dio è nel dettaglio, tutto si gioca nel millesimale rapporto tra oggetto e spazio. Io, architetto di formazione, ho sempre avuto una certa attitudine a sentire questa osmosi tra corpo/oggetto/spazio. Diciamo che nella professione ho inizialmente indagato, come designer, il rapporto più prettamente corpo/oggetto. Da qualche anno a questa parte invece lo spazio architettonico e il suo rapporto con oggetti e corpi sta tornando in ‘superficie’, appunto. La superficie poi mette d’accordo tutti: designer,architetti, grafici ecc. È un tema progettuale attuale e trasversale, per certi versi un mondo ancora da indagare e scoprire, o meglio riscoprire.

Quali sono le azioni cui stai pensando per il rinnovo di Alpi? Alpi è un’ azienda che ha fatto storia. La prima cosa che ho fatto è stata quella di studiare, analizzare, parlare ed imparare da chi in Alpi lavora e porta il proprio talento. E dalla storia si parte sempre: nella xiloteca sono custoditi progetti incredibili di Ettore Sottsass e Angelo Mangiarotti, per fare solo due esempi. Questi maestri hanno segnato la strada verso la ricerca e la sperimentazione. Il mercato arriva sempre dopo, come l’onda migliore per un surfista. Io ora questa onda generata dal lavoro appassionato e scientificamente visionario di questi ultimi decenni la devo cavalcare al meglio, pensando anche a produrne una altrettanto potente per chi verrà dopo di me.

Quali azioni concrete vedremo a breve? Anche ad aprile a Milano ad esempio. In primo luogo abbiamo una nuova immagine corporativa che segna un vero cambiamento non solo nella comunicazione ma nel modo di affrontare il mercato. Per il salone saremo presenti in diversi punti strategici sia in fiera con Material Connexion che nel Fuori Salone con un’istallazione in Corso Garibaldi in zona Brera e una in Porta Venezia proprio da Jannelli & Volpi. Poi stiamo lavorando al progetto dei nuovi uffici nella sede di Modigliana, a un nuovo sito, nuovi cataloghi e, come è giusto che sia, a nuovi prodotti innovativi che porteranno sempre più l’attenzione sull’eccellenza del legno Alpi, non solo in termini di qualità, ma anche e soprattutto di sostenibilità e rispetto per l’ambiente. Non ultimo stiamo attivando una serie di partnership con aziende leader nel mondo in diversi settori e che sfruttano al meglio il legno e le tecnologie Alpi.

Quali qualità deve avere un designer per evolversi dal product design all’art direction? Prima di tutto rispetto per la storia e il dna dell’azienda. Saper ascoltare, valorizzare le risorse umane senza la presunzione di poter fare tutto da soli; quindi saper far squadra, non aver paura di coinvolgere altri designer. Farsi contaminare, accettare consigli e critiche per migliorare. Il passo più difficile per passare da designer ad art director è più che altro di tipo mentale, perché mentre il designer progetta per un’azienda, l’art director progetta con l’azienda.

Qual è la tua maggior sfida in questa impresa? Il mio obiettivo da qui a qualche anno è che la richiesta di prodotti e materiali come quello che fa Alpi parta dal basso, dai consumatori. Oggi nel mondo dell’arredo siamo abituati a riferirci solo al prodotto o all’azienda che lo produce, qualche volta al designer. In futuro se una signora di mezza età entrasse in un mobilificio e chiedesse un armadio in legno Alpi, un po’ come sta succedendo nel mondo dei rivestimenti ceramici dove ormai ad esempio ‘il Bisazza’ è ormai un termine che spesso sostituisce la parola mosaico.

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