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Parigi D’Days: lo stile op di Roche Bobois

Bubble sofa Roche Bobois

Bubble sofa Roche Bobois

Roche Bobois showroom

Roche Bobois showroom Paris

Un ambiente optical: con pavimenti a righe, decori circoncentrici, silhouette curvilinee che si intersecano. Tutto rigorosamente bianco e nero. Lo showroom di Roche Bobois di Parigi, allestito in occasione dei D’Days Designers Days (dal 20 al 25 maggio) dalla stylist Elizabeth Leriche, era un inno agli anni Settanta. «Un’epoca che adoro», mi ha detto Nicolas Roche, proprietario del marchio – produttore ma soprattutto editore di mobili di design.

Roche Bobois è un vero gigante dell’arredo: 400 milioni di fatturato annui (in un settore dove farne 10 è la norma, per un editore). Francese, ha però un’anima italiana. «Non solo perché il 30% della nostra azienda è nelle mani di un investitore del BelPaese, ma soprattutto perché gli imbottiti, la falegnameria e gran parte dei tessuti vengono realizzati in Italia», mi ha detto Gilles Bonan, presidente. Come il rivestimento del nuovo divano Bubble, disegnato da Sacha Lakic e prodotto in Emilia Romagna : un tessuto formato da uno strato di reti bi-colore sovrapposte che creano un effetto 3D optical decisamente intrigante.

A prima vista, la somiglianza con un altro divano cult di un altro marchio (sempre francese), disegnato dai Fratelli Bouroullec, mi ha lasciata un po’ perplessa. Il look, infatti, è decisamente simile. L’effetto, quando ci si siede, però, è molto diverso. La lavorazione a “capitonné” di tutta superficie e schiumato interno a diverse densità, lo rende davvero confortevole, offrendo un appoggio solido anche per la bassa schiena, malgrado la seduta bassa e profonda. Decisamente, Bubble è un sofa che accoglie, da sfruttare in “verticale” (per la conversazione) ma anche in orizzontale (da sdraiati). C’è poi un altro dettaglio che potrebbe potenzialmente trasformare Bubble in un instant cult, il prezzo: costa infatti 3150 euro. Un prezzo decisamente buono per un divano “di design”, che è bello non solo da un punto di vista estetico (come spesso avviene per il design “a buon prezzo”) ma è anche valido da un punto di vista qualitativo.

Lady B Armchair Roche Bobois

Lady B Armchair Roche Bobois

Bubble sofa fabric detail

Bubble sofa fabric detail

 

«Riusciamo a tenere dei prezzi contenuti perché abbiamo una rete di vendita enorme, apriamo una media di un nuovo negozio al mese e sappiamo che faremo dei grossi numeri», mi ha spiegato Gilles Bonan. «Questo ci permette ovviamente di ottenere prezzi di favore con i fornitori. Sanno che con noi guadagneranno, e bene». Sono buone notizie per le migliaia di persone che, direttamente o indirettamente, producono per Roche Bobois in Italia. «Sono in Emilia, nel Trevigiano, in Brianza: artigiani specializzati senza di cui non riusciremmo mai a fornire la qualità che vogliamo e il design a prezzi contenuti».

Un altro esempio? La bellissima poltroncina Lady B. di Cécile Maia Pujol – presentata in anteprima anch’essa a Parigi . La giovanissima designer, appena laureata al Central St Martin’s di Londra, l’ha progettata con uno schienale “doppio”, pensato che accogliere chi si siede trasversalmente. «è una seduta nata per la conversazione», mi ha spiegato la giovanissima progettista, vincitrice del concorso per giovani talenti di Roche Bobois. Il prezzo al pubblico? «Intorno ai 1500 euro», dice Bonant. Decisamente buono per una poltrona che, anche da sola, ha il potenziale di arredare un salotto e di dare importanza, con la sua presenza scenica, a pezzi anche meno di valore nella stanza.

«Ogni anno, investiamo in talenti emergenti», spiega Nicolas Roche. «Siamo nati come distributori di mobili di altri marchi ma poi, decenni fa, grazie a un’intuizione di mio padre, ci siamo trasformati in editori. Da allora, abbiamo lavorato con un centinaio di designer. Spesso, scoprendo nuovi talenti».

È una realtà che potrebbe stupire alcuni dei clienti italiani di Roche Bobois – che, quasi paradossalmente, nel nostro paese ha un’immagine “classica”, ancora legata alle sue primissime collezioni di decenni fa, probabilmente a causa del posizionamento dei negozi in franchising di cui si serve. «Nei nostri monomarca, a fare da propulsore alle vendite», dice Bonan, «sono i pezzi di design più arditi».

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