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Design Miami Basel: pensieri sulla fiera del design art (e best of)

Tra pezzi vintage e incursioni contemporanee, qualche riflessione sull’art design 2018 da Design Miami Basel

Il fascino dell’art design (in scena a Design Miami Basel dal 14 al 17 giugno) viene dalla sua libertà assoluta. Perché questo è un mondo in cui le limitazioni dovute alla serialità industriale, alla fattibilità manifatturiera o alla necessità di non far levitare il prezzo al pubblico non esistono. Né, in linea di principio, mancano i mezzi per realizzare le opere, anche più ardite e sperimentali. I collezionisti, infatti, non lesinano quando si tratta di portarsi a casa un pezzo, purché appositamente posizionato dalla galleria di fiducia.

Dov’è la sperimentazione?

Sarebbe quindi lecito aspettarsi un livello di ricerca altissimo a Design Miami Basel. Ma aggirandosi tra le gallerie, si scopre ben presto che i progetti che suscitano curiosità non sono tantissimi. La maggior parte degli spazi, infatti, sono dedicati all’arredo vintage, nella stragrande maggioranza degli anni 40 e 50.

Cabinet di Mathieu Matégot, 1958. Matthieu Richard Gallery, Paris

Il design art come investimento

Perché nel mondo dell’art design il pezzo d’arredo o il complemento è un investimento. Una scommessa economica in cui convivono atteggiamenti diversi e complementari a cui Design Miami Basel risponde con un’offerta perfettamente adeguata.

In questo mercato, dove i soldi davvero non mancano, c’è da un lato chi va sul sicuro, acquistando a peso d’oro i pezzi d’epoca originali. Aumenteranno di valore? È quasi certo. Di molto? Probabilmente no, a meno che non si sia in presenza di pezzi rarissimi e di importanza storica. Come il magnifico cabinet bar, porta-dischi e stereo di Mathieu Matégot, un pezzo unico del 1958 presentato a Design Miami Basel dalla Matthieu Richard Gallery di Parigi. Architettonico come un edificio, multi-materiale e poli-funzionale ante litteram e rifinito anche nelle parti nascoste come un gioiello, è stato venduto in un attimo.

Il ruolo dei galleristi

Di fianco a questi collezionisti, innamorati degli anni 40 e 50, ci sono poi quelli che azzardano incursioni nel contemporaneo. Dove è chiave l’istinto da talent scout dei galleristi (proprio come avviene nell’arte) e dove il fiuto conta quanto quello dei gestori finanziari nelle banche di investimento. La scommessa, qui, è infatti più rischiosa visto che quando si acquista un nome relativamente meno affermato è impossibile prevederne il valore commerciale a venire.

Il Best Of 2018, una scelta personale

Lapislazzuli, di Nucleo per Ammann Gallery, Colonia

Nella sua totalità, quindi, visto che il numero delle gallerie dedicate esclusivamente ai pezzi contemporanei è più esiguo rispetto a quelle incentrate sul vintage, Design Miami Basel non regala quella sperimentazione che ci si potrebbe razionalmente aspettare. E l’impressione, in generale, è che la ricerca si incentri soprattutto sull’arditezza delle lavorazioni dei materiali per ottenere effetti estetici mozzafiato.

Nucleo per Ammann Gallery

È quello che ha fatto Piergiorgio Robino di Nucleo, per esempio, nei suoi sgabelli squadrati Lapislazzuli per la Galleria Ammann di Colonia. (vedi foto sopra) Realizzati in resina epossidica con inserimenti di legno pietrificato e pigmenti presentano una superficie liscia, apparentemente marmorea, dai colori strabilianti.

Konstantin Grcic per Galérie Kreo

Konstantin Grcic per Galérie Kréo, Parigi

Un oggetto senza funzione apparente, una vera e propria scultura. La serie Volumes di Konstantin Grcic per Galérie Kreo consiste in blocchi di marmo tagliati per formare dei monoliti. Un progetto che segna un cambio di passo da parte del designer tedesco, che in passato, anche quando si è cimentato nel design art, ha sempre seguito un modus operandi tipico del design  (per aggiunta di elementi) e non dell’arte (come, in questo caso, la creazione dell’oggetto ottenuta tagliano un blocco di materiale). La serie affascina per la precisione delle linee e commuove soprattutto per piccola ma fondamentale la citazione ad Achille Castiglioni. Il foro nella parte laterale del pezzo realizzato in marmo, è infatti un chiaro riferimento alla Arco per Flos (Konstantin si era già cimentato qualche anno fa in una lampada ispirata alla Toio, sempre di Castiglioni per Flos).

John Hogan per The Future Perfect

Gli Water Vases di John Hogan per The Future Perfect

Sorprendenti anche gli Water Glass di John Hogan per la galleria americana The Future Perfect. Vasi che appaiono come blocchi di vetro solidi che riflettono colori e luci in modo diverso a seconda del punto di osservazione. Chiunque conosce la tecnica di soffiatura del vetro sa che realizzare un effetto del genere senza alcuna imperfezione è praticamente impossibile. Il designer l’ha infatti ottenuto soffiando il vaso come un blocco forato in alto richiuso da un tappo a filo invisibile e riempiendolo poi di acqua. L’effetto cangiante del colore è dato dall’inserimento di mercurio nel vetro.

Ewe Studio per Nouvel Limited

Magma, Nouvel Limited

Non è una galleria ma un nuovo marchio. Nouvel Limited è lo spin off di design di un enorme azienda messicana che produce glassware. Affidandosi a Ewe Studio, ha prodotto la serie di lampade da parete Magma, realizzate in vetro soffiato in uno stampo ricavato scavando della pietra lavica. L’effetto, grazie ai led posizionati su un supporto di bronzo lungo la circonferenza di appoggio della calotta, è quello di trovarsi di fronte a della lava accesa. Bellissime.

Olivier van Herpt for Vivid Galerie

Delftware di Olivier van Herpt per la Vivid Gallery di Rotterdam

Stampa 3D e tradizione della porcellana olandese si mescolano invece nella serie Delftware del giovane designer Olivier van Herpt per la Vivid Gallery di Rotterdam. Vasi stampati a partire da file digitali dalle forme bombate che utilizzano il classico blu di Delft per realizzare decorazioni astratte.

Zhang Zhoujie Digital Lab, Endless Form

Il progetto più interessante da un punto di vista dell’innovazione nella manifattura, è Endless Form del cinese Zhang Zhoujie Digital Lab, presentato nella sezione Design At Large di Design Miami Basel. Il laureato del Central St Martins ha infatti sviluppato un software che raccoglie informazioni sulle modalità di appoggio di un individuo su una seduta. E li utilizza per far progettare al computer delle sedute perfettamente calibrate sulla persona e le sue caratteristiche fisiche e di movimento nello spazio.

Foto di copertina, Endless Form di Zhang Zhoujie Digital Lab

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