Curatori, Design, Giovani designer, Interviste
Leave a comment

Bea Leanza: ecco a cosa servono le design week

Ci sono così tante design week nel mondo da far quasi girare la testa… Ma il pullulare di questo genenere di eventi serve davvero al design? Risponde Bea Leanza, curatrice della Beijing Design Week

Secondo Bea Leanza, curatrice della Beijing Design Week, la risposta a questa domanda è sì. E il motivo è chiaro: il design, se riesce a scostarsi dai concetti di stile e decoro, è ancora – e oggi più che mai – una forza di cambiamento che può aiutare a migliorare il mondo, afflitto dall’urgenza di ripensare gli spazi, gli strumenti e le abitudini con cui lo condividiamo.

Ormai quasi ogni paese ha la sua design week. Significa che il design è diventato un interesse globale?

«Dipende cosa si intenda per ‘interesse’. Sicuramente negli ultimi anni il design si è espanso radicalmente come disciplina in grado di far convergere a sé specializzazioni e conoscenze che variano dall’antropologia, alla finanza alle scienze applicate. Il design del XXI è diverso da quello del XX: innanzitutto perché permea gli spazi disattesi dagli ordini lineari tipici del mondo manifatturiero e, in seconda battuta, perché colonizza la circolarità propria dei sistemi aperti di rete, diventando un infra-linguaggio, un conduttore. C’è un crescente desiderio di attribuire al design un ruolo chiave e una funzione aggregante tra interesse pubblico e privato. In particolare nella mia esperienza nel mondo Asiatico l’industria creativa/del design è usata per stimolare la crescita delle città e la loro apertura. Proprio pochi giorni fa Beijing Design Week, Tokyo Designers Week e Seoul Design Festival hanno firmato un Memorandum di intesa di cooperazione trasversale nel design (industria, cultura, educazione). Guardando al Medio Oriente, Dubai sta investendo moltissimo: ha due fiere diversificate, un Design District che inaugurerà la prima fase a Marzo e una design week in-the-making. Dalla città al cucchiaio, il design media da sempre il nostro rapporto pragmatico con il mondo. Ma ogg11286016364_48bded628b_ki quest’ultimo è più che mai afflitto dall’urgenza di ripensare gli spazi, gli strumenti e le abitudini con cui lo condividiamo. Credo che il design possa davvero diventare un interesse globale se non insegue stili o mode ma si concentra nella generazione di nuove categorie di valore per il consumatore globale».

Cosa rende una design week un evento da non perdere? E cosa, invece, un flop?

«Quando una design week crea un dialogo contestualizzato, costruttivo e formativo i vari attori che lo compongono – istituzioni, scuole, industria e collettività– può diventare un motore di traino senza eguali per la vita economica, culturale e sociale delle metropoli. Da soli il lancio seriale di prodotti e le installazioni one-off non costituiscono un buon DNA per nessun progetto che miri a rimanere coinvolto nella conversazione di come e dove il design ci stia portando». 15298800217_461564fbe3_k

Spesso, nel design, l’esposizione mediatica non è proporzionale al successo commerciale di un prodotto. L’impressione è quella di un carosello di immagini, spesso relative a oggetti nemmeno esistenti. Tutto questo serve al design o gli fa male?

«Il design non abita più solo nella categoria del progetto-prodotto da copertina e credo sia responsabilità di tutti, dai produttori ai comunicatori, portare la conversazione su altri orizzonti e valori. Il design trama ormai nella creazione di strumenti intangibili, oggetti animati, nella biologia sintetica, nell’emotional computing. I prodotti che deriveranno da questi nuovi incontri avranno una personalità estetica e socialmente rilevante sempre più lontana dal maquillage da rivista. Il design nuoce a se stesso quando si perpetua in autoreferenzialità, un attributo che non gli appartiene per definizione e che invece è chiave per esempio nella storia dell’arte».

In cosa consiste il tuo lavoro di direttore creativo della BJDW?

«Vivo in Cina da 12 anni e dal 2012 sono il direttore creativo della Beijing Design Week. La BJDW è un grande progetto governativo, una piattaforma che opera tutto l’anno e si occupa non di produrre progetti evanescenti ma di intessere ponti di conoscenza e canali esplorativi che generino ambiti di interesse e investimento comune in Cina, e tra questa e il resto del mondo. Lavoro con designer, architetti, artisti, dipartimenti accademici, esperti di vari settori dall’industria alla comunicazione, locali e internazionali, a creare visioni di collaborazione che prendono il contesto cinese come un grande ambito di ricerca e sperimentazione. Perché nessun’altro al momento quanto la Cina ha la medesima potenzialità di testare sulla medesima scala, e con la medesima rilevanza futura».

15306126858_dacf27ae02_kPerché? Ha a che fare con il ruolo chiave della Cina come manifattura mondiale o con altro?

«L’importanza del design in Cina oggi va oltre la manifattura. Esso rappresenta infatti un nuovo motore economico (come parte di una pianificazione governativa che dal 2002 promuove e favorisce lo sviluppo delle ‘industrie creative”), uno strumento di sensibilizzazione civica e sostenibilità ambientale (risultato di una terza fase di urbanizzazione) e una nuova maniera di comunicare se stessa al mondo (un nuovo corpus storico). Esiste indubbiamente un particolare ‘approccio cinese’ alla pratica del design che riassumerei nell’idea di un sistema integrato (da spazio a oggetto). Per capire cosa questo significa bisogna fare un piccolo excursus storico. La cultura visiva e materiale della prima decade del XXI secolo cinese va concepita come prodotto di trenta anni di riforme e ‘porte aperte’ (dal 1978) a influenze d’importazione di vario tipo. Queste ultime hanno avuto un impatto chiave nell’evoluzione di nuovi modi di produzione e consumo, nella creazione criteri di valore e distinzione sociale, nel disegnare i territori di circolazione e fruizione di un ‘nuovo modernismo’, forgiandone un corrispondente luogo storico nel contesto urbano. Questo incessante processo di incontro ha segnato le grandi metropoli cinesi con le visioni utopiche della città ideale (la città industriale e operosa), la ha monumentalizzata con icone di potere (la città socialista di ordine e macro pianificazione), l’ha resa futuribile con un upgrade tecnologico e infrastrutturale senza precedenti (la città moderna a cavallo tra il XX e XXI secolo). Ognuna di queste fasi storiche ha visto il contributo di generazioni di architetti ed intellettuali alla formazione di queste ‘città nella ‘città’. Il progetto spaziale del ‘nuovo modernismo’ cinese è una rivendicazione metaforica e letterale di un nuovo dominio di azione, quello interstiziale tra privato e collettivo. Dopo anni di macro-pianificazione urbana la nuova sintassi non è quella del ‘costruire’ ma del ‘reclamare’ per bonificare o riparare gli strappi nel tessuto sociale. Dai grandi ’esterni’ verso la micro pianificazione degli interni, dal più letterale senso dell’abitazione privata a quella della fabbricazione di un luogo di appartenenza. Dalla città al cucchiaio, insomma. Ecco perché il ‘design’ in generale vive in Cina oggi un vero boom: il numero degli studenti raddoppia ogni anno, crescono indirizzi di ricerca e studio interdisciplinari, nella produzione digitale, di prodotto, nella fusione di arte, scienza e nuove tecnologie. Per i giovani, si tratta di un pragmatico strumento di futuro impiego. IL design puo’ davvero rappresentare un motore propulsore di cambiamento e non meramente un condotto per sistemi conclamati di consumo».

 

0 Comments

  1. Interessantissimo articolo. Le design week creano dialogo, arricchimento, contribuiscono alla diffusione della cultura del design. Inoltre sono un’opportunità reale e concreta anche per noi giovani designer. Personalmente ho trovato utilissima la partecipazione alla design week milanese in particolare al SaloneSatellite di Rho, dove abbiamo potuto confrontarci con colleghi di tutto il mondo e promuovere i nostri lavori esibendoli a un pubblico di intenditori.
    Marita
    http://www.lostindesign.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *