Digital, Inchieste
Leave a comment

DOSSIER DRONI #2: riempiremo i cieli di pacchetti regalo volanti?

Non tutto quello che è tecnicamente possibile è desiderabile. La spinta per accelerare sui droni esiste (nella logistica e per la mobilità delle persone) e la guidano i giganti del Tech. Tra quanto tempo i nostri cieli si riempiranno di pacchetti regalo e di airtaxi? E siamo sicuri di volerli davvero?

Un tempo che nell’high tech è considerato jurassico – tre anni – ha diviso l’annuncio di AirPrime, il servizio di consegna pacchetti con i droni di Amazon nel 2013.e il primo vero “drop”: un pacchetto di pop corn recapitato in un giardino XXL in piena campagna, a pochi km dal deposito Amazon di Cambridge in Inghilterra. Droni mobilità

READ THIS STORY IN ENGLISH

DOSSIER DRONI #1: Cambieranno le nostre città? | LEGGI QUI¶

Tutte le immagini utilizzate sono del fotografo Andy Yeung, progetto fotografico Walled City

Perché usare i droni per il trasporto di merci ma soprattutto di persone è una sfida molto più complessa di quanto si creda.

Le batterie permettono un’autonomia in generale di 30 minuti, le normative sono rigide e non permettono di volare sulle zone abitate.
Facile quindi fare le consegne nelle zone rurali. Le fa 7-Eleven in Nevada e Google nel Virginia Tech di Alphabet, dove atterrano i burritos. E le fa soprattutto il colosso cinese dell’e-commerce JD che grazie ai droni ha ora 230 milioni di clienti in più. Tutti in campagna.

Ma il sogno sono le consegne a domicilio

È qui che Amazon sta investendo tutto. Nel 2017 ha depositato 64 brevetti. Tra velivoli, sistemi di sicurezza, metodi per il trasferimento di merci, sensori che reagiscono al movimento e piattaforme volanti di ricarica. Queste ultime, chiamate AFC (aerial fulfillment center), sono magazzini in grado di sorvolare i centri abitati da cui far partire i droni.per bypassare le problematiche relative alla durata delle batterie.

La corsa alla conquista del cielo, però, si gioca soprattutto sul trasporto delle persone.

Con Uber che promette UberAir (droni per trasporto in sharing di 4 persone) entro 5 anni a LA e Dallas. Li guiderà un pilota in remoto ma saranno driverless appena possibile. Il prezzo sarà simile a quello di UberX e dagli skyport (di cui si trovano in rete i rendering, di Humpheys and Partners) partiranno fino a 200 airtaxi all’ora.

Gli stunt nei cieli

Proprio come sta accadendo per il trasporto delle merci, però, anche in questo caso sono i cinesi a condurre il gioco. Lo scorso gennaio, infatti, la Ehang di Guangzhou ha fatto salire sul suo taxi-drone il vice-sindaco di Guangzhou Wang Dong trasportandolo su e giù per la città per 15 kilometri, a 130 km/h. Il suo competitor più aggressivo è la tedesca Volocopter, prima azienda al mondo a far volare un drone per passeggeri sul suo VC200. E poco importa se in occasione del battesimo dell’aria non ci fossero passeggeri nell’elicottero elettrico a 18 rotori senza pilota (con un’autonomia di 50km). Perché quello stunt, avvenuto a Dubai davanti al principe ereditario Sheikh Hamdan bin Mohammed un anno fa, è valso alla startup di Bruchsal un investimento della casa automobilistica Daimler.considerato strategico.

Droni o auto a guida autonoma?

Già, perché non bisogna dimenticarsi delle macchine a guida autonoma, sulle quali ormai non ci si chiede più “se” ma solo “quando”. Ed ecco che c’è già chi immagina di mettere insieme il trasporto driveless verticale e quello orizzontale. Come AirBus che all’ultimo MotorShow di Ginevra ha presentato la concept car Pop.Up. Disegnata da Italdesign, si guida da sola e, agganciata a un drone, vola via.

«I droni nei cieli delle città? Non avverrà»

«Non credo che i droni rappresentino un’alternativa credibile alla mobilità», dice però Carlo Ratti dell’MIT. «Anche superando le problematiche su batterie e norme ne rimangono altre che fanno a pugni con il buon senso. Per sollevare un oggetto è necessario spingere verso il basso un’enorme quantità di aria: che provoca vento e rumori assordanti. E davvero vogliamo vivere con sciami di oggetti pesanti e auto-pilotati che funzionano a batteria che ci volano sulla testa?»
La visione di Ratti sui droni è invece più pragmatica. «Sono utilissimi per costruire, fare manutenzione, monitorare le infrastrutture laddove è pericoloso o difficile avventurarsi. E preziosi quando serve un intervento di emergenza puntuale, geo-localizzato in modo preciso e immediato». Come su un’autostrada.

I droni per la manutenzione delle infrastrutture

Infatti lo studio di Torino di Ratti, CRA, sta lavorando con ANAS su uno Smart Road System per le autostrade italiane. Piloni dotati di Wi-Fi, sensori, e di un piano di ricarica per i droni. Che da qui partiranno per monitorare il traffico, comunicare con le auto, spostarsi in modo immediato nelle emergenze, identificare situazioni di pericolo, portare strumenti e medicinali per il pronto soccorso. Il progetto di CRA diventerà realtà a breve. «La prima Smart Road in Italia sarà la A2 ‘Autostrada del Mediterraneo’, nel tratto di circa 130 km compreso tra Morano Calabro (Cosenza) e Lamezia Terme (Catanzaro). Sarà realizzata grazie a un investimento di 250 milioni di euro, anche grazie a contributi europei», spiegano da Anas.

TI POTREBBE INTERESSARE: SMART CITIES

È una visione che sembra meno ambiziosa ma che, dal punto di vista del business, non fa una piega. «Il mercato delle “ispezioni intelligenti”, su strade, rete ferroviarie, aeroporti, gasdotti si aggira sui 27 miliardi di dollari l’anno». dice Alex Tepper, fondatore di Avitas Systems, lo spin off dedicato di GE. «A cui vanno potenzialmente aggiunti altri 20 che verranno ottenuti sviluppando servizi di intelligenza artificiale personalizzati grazie ai dati raccolti».

«Con buona pace dei patiti di Blade Runner», conclude Ratti, «mi pare che il ruolo dei droni sia molto più rilevante come supporto e strumento di miglioramento di un’infrastruttura esistente. piuttosto che come personaggi di rendering mozzafiato che raccontano un futuro ipotetico e certamente molto più lontano nel tempo di quanto gli interessi delle varie lobby non abbiano voglia di farci credere».

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *