Città, Digital, Inchieste, Inchieste in primo piano, Società
Leave a comment

DOSSIER DRONI #1 | I droni cambieranno le nostre città?

Se è vero che «droni saranno ovunque, come i piccioni», come dicono alcuni, come cambieranno le nostre città? E, soprattutto, chi governerà questo cambiamento? Il primo capitolo del Dossier dedicato ai Droni pubblicato su D la Repubblica

CLICK HERE TO READ THIS ARTICLE IN ENGLISH

«I droni saranno ovunque, come i piccioni. E saranno disruptor urbani, motori di un cambiamento epocale nelle città». Non ha dubbi l’architetto-regista Liam Young che ci parla dal suo studio TomorrowsThoughtsToday di Los Angeles. «Le città crescono intorno a infrastrutture fisse: strade, reti elettriche, vie fluviali. Ma gli UAV permetteranno di renderle nomadi, di creare luoghi sospesi da cui irrorare servizi. Sarà un cambio di prospettiva epocale».

Non sempre, però, il cambiamento è positivo.

Da In The Robot Skies il primo film interamente girato con i droni, di Liam Young

E a giudicare dal film che Young ha realizzato nel 2014 (In The Robot Skies, il primo interamente girato con droni) non c’è da essere ottimisti. Il lungometraggio, infatti, è la storia di due adolescenti che riescono ad hackerare gli UAV che controllano la popolazione 24/7, trasformandoli in strumenti per una comunicazione libera. «La tecnologia ha il volto che le si dà. Per questo con il film ho pensato fosse importante mettere sul tavolo le questioni etiche fondamentali. Cioè le stesse che avremmo dovuto affrontare con gli smartphone: privacy, raccolta dati e hacking. Ma c’è un lato “buono” degli UAV. Che ci permetteranno di portare internet dove vogliamo, illuminare la strada di casa, di portare aiuto immediato a chi ne ha bisogno. Potrebbero creare coperture e rifugi urbani temporanei, agire come piccoli maggiordomi che ci accompagnano ovunque. Mentre sopra la città volano stazioni di ricarica o centri di distribuzione sospesi (il supermercato, il magazzino per il gigante dell’e-commerce, il bar) da cui partono i droni».

Cambieranno anche le nostre case?

«I droni influenzeranno senz’altro il modo di disegnare gli edifici», ha detto Norman Forster nel cortometraggio Elevation presentato dall’e-magazine Dezeen alla Biennale di Architettura di Venezia. «Perché entreremo da finestre o balconi, non più solo dalle porte. E non sarà più sufficiente progettare una bella facciata: la visione dall’alto conterà quanto quella da strada». Succede già al quartier generale del gigante DJI che lo studio dell’architetto britannico sta realizzando a Shenzen. Nel video di presentazione del progetto – attualmente in costruzione – il livello strada non si vede nemmeno. Tutta l’attenzione è invece sullo sviluppo verticale. Due torri collegate da un ponte da cui escono i droni, tetti trasformati in giardini, piattaforme per l’atterraggio di taxi-droni. Ed enormi atrii-showroom con i soffitti che si aprono a comando.

HQ di DIJ, il più grande produttore di droni al mondo. A Shenzen. Progetto di Foster & Partners

È già qualche anno che i droni sono usati comunemente in architettura.

Per fare rilievi sul terreno (in un’ora, invece che in giornate di lavoro con un telemetro), per ispezionare strutture e impalcature, per dipingere le parti più nascoste degli edifici. L’ETH di Zurigo ha persino costruito dei ponti sospesi e piccole abitazioni usano i quadricotteri per intrecciare cavi, sollevare mattoni, verificare la solidità dell’opera.

LEGGI ALTRO SUL FUTURO DELLE CITTÀ

Ed è questa conoscenza sul campo che permette ora agli architetti di immaginare come saranno le città su misura di drone. In un futuro non proprio lontano. A Shenzen, per esempio, è attualmente in discussione un progetto di rifacimento dell’autostrada G107 di Avoid Obvious Architects. Prevede di dimezzare il numero delle corsie e di sopraelevare l’arteria viaria, per lasciare spazio per parchi e aree verdi a terra, occupando invece il cielo con una “via dei droni”, dove transiteranno le merci.

Mentre Humphreys & Partners Architects, attualmente impegnato nello sviluppo degli skyports di UberAir, ha disegnato un condominio per Manhattan (Pier 2) con due torri collegate da un ponte, spazi condivisi per la socializzazione, giardini sospesi, piazzole per le consegne: tutti, ovviamente, serviti da droni, che diventano giardinieri, guardie addette alla sicurezza, camerieri che portano drink agli adulti e merendine ai bambini.

A ben guardarli, questi rendering visionari non lasciano a bocca aperta.

Grattacielo con balconi per l’atterraggio dei droni. Concept di Charles Bombardier.

E non è colpa solo di Hollywood, che ci ha abituati a vedere il domani vent’anni prima. Nessuno di questi progetti infatti si avvicina nemmeno lontanamente allo scenario di Rogue Player One di Spielberg. in cui i ragazzini allungano la mano fuori dalla finestra per ricevere oggetti dai droni, che svolazzano senza sosta.

«La ragione è che non sarà tanto l’estetica delle città a cambiare ma il modo di usare lo spazio», spiega Young. «Perché mentre la vita pubblica di una metropoli oggi si svolge a livello strada, nell’era dei droni potrà svilupparsi anche in verticale, offrendoci una visione tridimensionale delle aree condivise. Le “strade” verso il cielo saranno importanti quanto quelle a terra. Le superfici degli edifici diventeranno stazioni di ricarica. Nessuno abbatterà le abitazioni ma si creeranno accessi alterativi, come è accaduto con la porticine per cani e gatti quando li abbiamo accolti nelle nostre case. Ma gli edifici a venire verranno posizionate tenendo conto del passaggio dei droni, a un’altezza perfetta per servirsene, con unità abitative progettate per utilizzarli. Un semplice finestra diventerà un punto di accesso ma anche un filtro per la privacy».

Chi spinge questo processo sono le aziende, non le città

Secondo Liam Young, tutto questo accadrà a breve, entro 10 anni al massimo. «Ma la spinta è già iniziata e viene dalle aziende. Saranno i privati a realizzare la società dei droni, a costringere le autorità a sbloccare lo stallo della legislazione: dopo anni di investimenti in tecnologia, acquisizioni, lobbying e influenza sull’immaginario popolare, pensare che rinuncino a questo progetto è da ingenui… Succederà quindi che sta accadendo alle autovetture senza autista. La gente e le città ne hanno realmente bisogno? Nessuno se lo è mai chiesto finché Google e Uber non hanno iniziato a investirci. E ora nessuno dubita del fatto che le vedremo ben presto circolare un po’ ovunque. Ecco perché la privacy è il tema su cui è imperativo categorico concentrarsi. Ora. Perché a breve non saremo più noi come cittadini a poter decidere».

Foto di copertina: Superflux e Center for the Study of the Drone – Bard College

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *