Design, Fuorisalone
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Foscarini: il design e la storia

La celebrazione del 25simo compleanno di Lumière, una lampada di Foscarini progettata da Rodolfo Dordoni, diventa l’occasione, grazie a una mostra in Triennale, per raccontare non la storia del design ma il design nella Storia.

«Il design è fare delle scelte» ha detto Carlo Urbinati, patron di Foscarini, a conclusione della presentazione della mostra Anni Luce (fino al 30 aprile alla Triennale) organizzata in occasione dei 25 anni della prima lampada di design del marchio veneziano, Lumière di Rodolfo Dordoni.

È una frase che mi è piaciuta e non solo perché riassume l’anima del progettare – che nasce, appunto, dalla capacità di selezionare il dettaglio significativo dal tutto. Ma anche perché suggerisce una chiave di lettura per la mostra inscenata da Foscarini, dove questo saper cogliere l’essenza del quotidiano (tipico del design) diventa lo strumento per raccontare la storia (e per stimolarci a viverla) in un modo diverso: non come una sequenza di fatti (come nei libri di scuola) né come un’accozzaglia di emozioni (come sul web o in tv); ma come un puzzle di tasselli da selezionare accuratamente nel nostro vissuto per coglierne il ruolo come “parte significativa” di un tutto.

Invece della solita mostra auto-celebrativa, Foscarini ha infatti scelto di allestire una stanza della Triennale di Milano, con 26 grandi schermi che illustravano gli eventi – dalla tecnologia alla politica, dalla cultura alla società – che hanno segnato l’ultimo quarto di secolo. Il risultato mi ha molto colpita e non solo per l’oggettiva bellezza dell’installazione firmata da Elisa Ossino e curata da Michele Calzavara (gli schermi sono appesi come quadri intorno a una teca dove sono mostrate le Lumière e il buio totale che li avvolge fa scomparire i telai, trasformando la tecnologia in un supporto quasi evanescente, puro contenuto senza hardware). Si è trattato, infatti, di un modo generoso di inserire il design in un contesto più ampio, di toglierlo dal piedistallo dove spesso gli attori del settore lo collocano per dargli il peso che ha: un tassello di una storia, di scarsissima importanza nei confronti del “tutto” ma di rilevanza fondamentale per la storia personale, domestica, intima di ognuno.

Ma le immagini che si susseguivano senza sosta (supportate da un “tappeto sonoro” di Painè Cuadrelli) non sfruttavano l’elemento nostalgia. Brutalità, felicità, intelligenza, bellezza, orrore: dalle storie scelte da Calzavara per rappresentare questi 25 anni (dalle Torri che crollano a Benigni che ritira l’Oscar, da Woytila a Cuba a Steve Jobs col primo iPhone, dalla Betancour liberata al califfo nero che conquista Mossul a Manipulite) emergono sentimenti così contrastanti da auto-annullarsi. E quello che rimane impresso, alla fine, non è un’emozione (ah, quant’erano belli/brutti i vecchi tempi) ma quella lucidità da cronista che spesso manca nelle rappresentazioni multi-mediali e che personalmente io apprezzo moltissimo.

Come ha ben spiegato Andrea Gagliardo di Malastrada (lo studio autore della selezione dei filmati presentati, un totale di 120 minuti di proiezioni su 170 ore raccolte, sotto la direzione artistica di Stefano Roveda) quello che ci si trovava davanti era «una scrittura complessa, legata a un approccio contemporaneo della visione». Non siamo infatti abituati alla pluralità di informazioni, alle decine di schermi aperti che ci gettano addosso centinaia di immagini e informazioni? Ma in questo caso la forza estrema di tutti i filmati costringeva a una riflessione diversa: aiutava (uso sempre le parole di Gagliardo) «a leggere il quotidiano non come un eterno presente ma come un elemento di un divenire di cui facciamo parte». Offrendo una profondità, una stratificazione e una storicità che spesso alla comunicazione contemporanea multi-mediale manca. E che è bellissimo ci venga proposta da qualcuno che sa usare il design (e la sua capacità di scegliere!) per fare cultura contemporanea.

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