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Fran Hickman, interior designer: sono una raccontastorie

La londinese Fran Hickman è l’interior designer del momento. Ma dietro il glamour (amica delle star, si muove nel jet set da sempre) c’è una professionista che alla “facilità” della citazione preferisce una narrativa più articolata. E fa niente se tanti non la colgono. «L’armonia si sente», dice, «anche inconsapevolmente».

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(cover photo Jake Curtis per il New York Times)

È difficile sapere cosa aspettarsi da una come Fran Hickman, che coniuga una professione normale (fa l’architetto di interni) con un pedigree da celebrity.

Perché, abbiamo imparato online prima di chiamarla, la designer londinese non solo proviene da una famiglia ricchissima (il padre, Jack Hickman, è il fondatore di Kingston Estates in Regent Street) ma naviga da sempre nel jet set. Nel 2002, quando aveva solo 17 anni, il tabloid Evening Standard la citava tra le 10 nuove It Girls della capitale; e oggi, che ne ha 33, il suo nome appare sulla lista di Tatler delle persone più invitate ai party che contano: Fran è all’88esimo. E potrebbe non sembrare molto ma, per chiarire, al secondo ci sono Amal e George Clooney, mentre i Beckham sono solo al 99esimo.

In questo successo “social” ha aiutato certamente il suo look: Fran è bellissima, ha posato per Vogue e W magazine. E i suoi amori: è stata fidanzata con l’attore Tom Hollander, ospite ai party di Cara Delevingne, Lord Cutler Beckett (nei Pirati dei Caraibi) e William Collins (in Orgoglio e Pregiudizio), ed è attualmente legata al regista Tom Hooper, premio Oscar per I Miserabili, acclamato per The Danish Girl. La lista potrebbe proseguire, allargandosi ai familiari (la sorella è stata a lungo legata con il re dei club Piers Adams, testimone di nozze di Madonna e Guy Ritchie) ma ci siamo capiti: Fran Hickman è una che a Londra conta, rappresentante doc del mondo patinato.

Quando risponde al telefono, però, questo contorno scompare all’improvviso. Non c’è traccia della socialite (o, meglio, di quello che si pensa una socialite dovrebbe essere, una Paris Hilton bella ma senza cervello) nella professionista che si racconta al telefono. Serissima ma alla mano (al contrario di tanti architetti), innamorata dell’architettura ma pronta a incursioni in altri mondi a caccia di ispirazioni, mossa dal desiderio di creare luoghi in cui passato e presente si incontrano. «Perché», dice, «in un mondo pieno di ansie, è bello ritrovarsi in spazi che ci sappiano dare la stessa quantità di familiarità e sogno».

Fran ha aperto il suo studio nel 2014 (dopo anni di collaborazione con Waldo Works, uno dei più grandi atelier di architettura della capitale, autore di residenze e store di lusso). E oggi ha al suo attivo pochi ma curatissimi progetti (come gli store di Emilia Wickstead, di Modus Operandi a Belgravia, di Vinyl Factory a Soho, oltre a qualche appartamento e al recentissimo Chess Club a Mayfair). Mentre sta ultimando la casa dell’attore Benedict Cumberbatch (Mr Sherlock Holmes). E in tutti i suoi lavori si scopre un approccio che ha a che fare con la qualità, più che con il glamour, un’attenzione costante per la grande architettura e una passione per le storie. Non a caso, per progettare Fran segue la tecnica imparata al liceo per scrivere i temi: raccogliere quante più informazioni possibile, creare connessioni ed editare il tutto. «Ho decine di migliaia di foto che ho scattato durante i miei viaggi e una libreria fornitissima, da cui non esito ad attingere», dice.

Lo showroom di Huishan Zhang a Londra

Per capire cosa intende basta osservare il negozio che ha progettato a Londra per Huishan Zhang, «stilista cinese adorabile, che propone una femminilità fresca e delicatissima». Lo store è stato interpretato da Hickman come un giardino tradizionale cinese, rivisitato in chiave contemporanea. «Lo stilista ci teneva molto all’atmosfera East meets West: ecco allora che entrare nel suo negozio diventa l’equivalente di un viaggio in un territorio lontano, nel quale però c’è un senso di familiarità». Il locale che ospita lo store consisteva di due stanze adiacenti con, al centro, una trave decisamente poco piacevole a vedersi. «Come si fa nella moda, anche nell’architettura essere consapevoli dei difetti aiuta a spostare l’attenzione da un’altra parte. E così, invece di nascondere questo elemento, lo abbiamo trasformato in un’apertura fatta di due cerchi che si incontrano, una citazione da Carlo Scarpa ma anche dai moon gates, i cancelli a forma di luna tipici degli spazi verdi cinesi».

Nella prima stanza, due monoliti – uno in legno di cedro e uno di granito – rappresentano gli alberi e le rocce, mentre le pareti sono ricoperte con ceramiche decorate con delicatissimi fiori. «Sono un ovvio riferimento al tema portante, ma anche una mia personale interpretazione della moda dello stilista, che trovo garbata anche se decisamente urbana», spiega Fran.
Il dualismo si ritrova anche nella seconda sala, dove l’interior designer ha realizzato un divano in resina bianco e uno in exo-gel nero, separati da un tavolo in plexiglass trasparente, che rappresenta l’acqua. «Per svuotare l’immaginario di chi entra e prepararlo all’esperienza, l’ingresso è stato dipinto di verde scurissimo e attraversarlo crea un effetto di black out prima di entrare nello store, che è super luminoso».

È quel genere di simbolismo, quel lato degli interior che i progettisti amano, ma che forse non tutti colgono. «Non ha importanza», spiega Fran. «Essere didascalica non mi piace. Se un interno nasce da una storia e si sviluppa con coerenza, anche se chi lo visita non la comprende del tutto di certo ne coglierà l’essenza, la coralità e l’atmosfera».
A guardare il portfolio di Hickman questo amore per le storie emerge come un pattern. Per esempio nel
Chess Club di Mayfair, un club privato. «Prima di progettarlo, avevo visitato l’appartamento di Carlo Mollino a Torino (per visite tel. 011 8129868, mail cm@carlomollino.org), un luogo che aveva concepito come un viaggio tra la vita e la morte, pieno di simboli. Come le centinaia di farfalle appese alle pareti nel piccolo studiolo dove sperava di finire la sua esistenza, rappresentanti di libertà ed erotismo, cioè le amanti di cui lui, stregato dall’erotismo, si circondava. Il custode mi ha fatto vedere il libro da cui Mollino si è ispirato (un volume di fotografie degli anni ’50, Joyaux Ailes, un atlas des plus beaux papillons du mode). E il motivo delle farfalle è diventato la storia portante del ristorante del Chess Club: è un caso in cui il decoro ha guidato tutto il progetto, come memento della bellezza di vivere il momento, senza preoccupazioni. Un messaggio perfetto per un luogo di intrattenimento».

Il Chess Club di Londra, di Fran Hickman

Oltre alle citazioni dei grandi dell’architettura, quello che si nota nei lavori di Fran è il tentativo costante di attualizzare riferimenti vintage. «È vero, si tratta di una tendenza globale un po’ inquietante: la storia insegna che lo stile si rifugia nel passato quando il mondo è in crisi profonda. Penso però che ci possa essere un modo positivo di interpretare questo gusto. Perché è umano sentirsi bene in atmosfere familiari; ma una volta stabilito un legame con ciò che è noto, è possibile andare oltre. Del resto, non prendiamoci in giro: nessuno inventa davvero nulla, tutti hanno un bagaglio di riferimento ed è giusto sia così. Perché è in questo continuo scambio tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere, che si trova il senso e il significato della cultura. Così come lo è dei paesaggi, degli affetti, degli incontri».

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