Fuorisalone
Leave a comment

Fuorisalone 2016: GamFratesi raccontano MindCraft16

Dopo i riuscitissimi esperimenti delle ultime Milano Design Week, è lecito aspettarsi grandi cose per il Fuorisalone2016 dalla collettiva di design danese Mindcraft16 al Filologico, a cura di GamFratesi. Ecco perché

C’è sempre un filo rosso – fatto di intelligenza – che collega tutte le esposizioni su cui lavorano GamFratesi – autori, per il Fuorisalone2016, dell’installazione Mindcraft16 al Circolo Filologico Milanese in via Clerici 10. Come altro definire, infatti, la capacità di creare un’osmosi tra contenente e contenuto, di proporre giochi di rimandi narrativi che da cogliere nel legame che i designer creano tra gli spazi espositivi e gli oggetti esposti? E come non definire questa intelligenza “sottile”, visto che non risulta tediosa e che resiste (come raramente sanno fare architetti e designer) alla tentazione di urlare in faccia al visitatore la propria erudizione, pur non dimenticando mai l’elemento “wow”, l’impatto emozionale forte (che nell’era della misurazione del successo in numeri di Like o di cuoricini su Instagram, è ormai un must irrinunciabile per esserci)?

Per questo, dopo svariati e riuscitissimi esercizi (nel 2015, GamFratesi e Mindcraft15 si sono aggiudicati il premio come migliore esposizione del Fuorisalone), sono in tanti ad aspettarsi grandi cose per l’edizione 2016 della collettiva danese.

Ecco come Enrico Fratesi racconta il progetto che, ispirandosi alla location che lo ospita – il Circolo Filologico, cioè il luogo dove si studiava l’origine delle lingue – è un viaggio immaginario nella mente alla scoperta delle origini del design.

Avete scelto un soggetto non facile da rappresentare…

«L’idea ci è venuta visitato la location che avrebbe accolto la mostra, il Circolo Filologico, appunto, luogo di culto per gli studiosi dello sviluppo delle lingue. Da qui abbiamo pensato di collegare l’atmosfera erudita e analitica dello spazio al nome della nostra collettiva, dando un twist da MindCraft a In My Mind Craft, cioè un’illustrazione dell’origine del progetto di design così come avviene nella mente, per spiegare il pensiero immediato e indefinito che precede il lungo processo, metodico e razionale, di creazione.

Lavorando quindi su questo tema siamo approdati alla frenologia, una pseudo-scienza molto in voga nell’Ottocento che ha tratti grotteschi e spaventosi (come la credenza di poter classificare i criminali a partire dalla forma del cervello) ma che anche, in modo abbastanza ingenuo ma affascinante, ha interpretato la presenza di aree cognitive, emozionali e creative della mente con luoghi fisici del cervello. Le teorie e i disegni frenologici, irreali ma suggestivi, hanno quindi ispirato il nostro allestimento e in seguito i progetti dei diversi designer per questa edizione di Mindcraft16».

Cosa vedremo?

«Abbiamo voluto astrattamente ricreare una grande mente, ricoprendo in tessuto tutta la stanza, ma lasciando la struttura bianca come a sostenere l’intero allestimento. Al centro abbiamo poi inserito una grande macchina meccanica creata appositamente con circa 30 grandi podi rotanti, dove saranno presentate le opere dei diversi designer. Ogni podio è collegato al successivo per creare un collegamento “fisico” tra i diversi progetti e come nella mente umana, rappresentare la continua relazione tra le diverse idee e pensieri».

L’anno scorso avete vinto milano design award, anche grazie a un’installazione decisamente scenografica. Vedremo qualcosa di simile anche quest’anno?

«Per il nostro studio creare un l’allestimento che sia in forte relazione con il luogo ed il tema è una parte importante. Desideriamo proiettare il visitatore in un’esperienza personale e intensa tra progetto e concetto, e speriamo che anche quest’anno il pubblico lo possa apprezzare».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *