Fuorisalone 2018
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Il design dietro le cose. Buro Belén ad Alcova per il Fuorisalone

Per Buro Belén, che vedremo ad Alcova a NoLo per il Fuorisalone, il design inizia studiando cosa c’è dietro il mondo che ci circonda. Per cambiarlo.

Buro Belén, il duo olandese formato da Brecht Duijf e Lenneke Langenhuijsen, pensa a quello che avviene prima che gli oggetti prendano forma. E progetta di conseguenza. Sembra una cosa strana ma forse lo è meno di quanto si pensi. Tante persone divenano vegetariane quando scoprono cosa accade nella produzione della carne. Succederebbe lo stesso se qualcuno svelasse l’universo – produttivo, logistico – nascosto dietro le cose che usiamo? Il punto di partenza di Brecht e Lenneke è esattamente questo.

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Sun+ di Buro Belén ad Alcova

Per esempio ad Alcova (su questo spazio, curato da Joseph Grima e Valentina Ciuffi leggi anche qui), in un’oasi all’aria aperta, Buro Belén presenterà una serie di wearable da usare per proteggersi dai raggi solari. «Studiamo le qualità, le origini e i processi produttivi dei materiali. E la domanda che ci poniamo è: se le pratiche in atto rovinano il mondo che ci circonda, possiamo fare le cose diversamente?», dicono Brecht e Lenneke. «Spesso, la risposta è sì. Ed è in quell’istante che inizia il processo di design».

Le domande da porsi

Perché, secondo Buro Belén, il peggio che possiamo fare in un universo in cui l’uomo ha di fatto preso possesso della natura, è smettere di cercare alternative per fare le cose diversamente. «Davanti a ogni materiale è giusto domandarsi se non sia obsoleto. Da quanto tempo esiste? Quanta acqua si consuma per produrlo? Quanta energia? Non si potrebbe fare altrimenti?».

Sole e abbronzatura

Ma la cosa davvero strana nel progetto Sun+, che vedremo ad Alcova, è che queste questioni non sono state poste su tematiche tradizionalmente legate a design o architettura. Il perno della ricerca di Buro Belén è infatti la protezione dai raggi solari. L’atto – che per molti è quasi un rito – di coprirsi il corpo di crema prima dell’esposizione. «Le creme fanno male alla salute e all’ambiente», dicono. In che termini?

I perché del progetto

«Per esempio bloccando la produzione di vitamina D che avviene quando il corpo è esposto ai solari», spiegano. «È infatti stato recentemente provato che la vitamina D blocca le mutazioni del DNA durante la divisione e la riproduzione delle cellule», spiega Buro Belén. «Allo stesso modo, le bottiglie di crema vuote hanno invaso in nostri oceani, insieme ai loro contenuti, che spesso portiamo sulla pelle. Nelle zone balneari, tutto ciò ha già creato un filtro anti-Uva sulle acque che fa male all’eco-sistema marino».

Cosa vedremo

Ecco quindi il design contro la chimica. E l’inquinamento. Perché la risposta all’eccessivo uso di creme protettiva, per Buro Belén è una serie di wearables, oggetti da indossare realizzati in materiali high tech e leggerissimi. «Abbiamo ideato parasoli, visori e altre nuove tipologie di oggetti usano materiali normalmente usati in altri settori, oppure nuovi e adattati da noi. Per il consumatore, significano meno costi e meno inquinamento. Ma anche più salute. Perché la produzione della vitamina D, in questo caso, non viene alterata».

Pensano davvero che la gente cambierà idea sulle creme protettive?

Che sono un business enorme, tra l’altro? «Usiamo la seduzione per invitare le persone a fare scelte etiche. Ampliare gli orizzonti arricchendoli di nuovi punti di vista». Anche questo, secondo loro, è il compito del design.

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