Fuorisalone 2018
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Fuorisalone 2018: per chi non ne ha ancora abbastanza

Le luci sono spente sul Fuorisalone. Ma per chi non ne avesse ancora abbastanza, ecco come passare il 25 aprile e il prossimo week end a Milano tra mostre e installazioni di design ancora aperte

In ordine di data di chiusura, ecco le mostre e installazioni, inaugurate in occasione del Fuorisalone, che è ancora possibile visitare nei prossimi giorni. E oltre…

House In Motion, a cura di INTERNI, Università Statale e Orto Botanico di Brera, fino al 28 aprile

Lorenzo Damiani for Ikea @INTERNI House in Motion. Ph Collateral

Le mostre-eventi di INTERNI alla Statale sono sempre esteticamente piacevoli e altamente instagrammabili. Ma l’edizione 2018, House in Motion, rappresenta anche una pausa di riflessione su una tematica che sta a cuore a tutti: il modo in cui viviamo (non solo nei paesi occidentali ma nel mondo) e in cui potremmo vivere, il nomadismo e gli spazi ridotti (scelti o forzati), l’energia e la condivisione.

Emblematici, in questo senso, sono i 12 container impilati da Piero Lissoni per “My Dream Home”. Che diventano archetipi di abitazioni di fortuna (con un’eleganza intrinseca, come spesso avviene nelle baraccopoli o nelle abitazioni africane, dove gli accessori del quotidiano sono usati come decorazioni). E che ospitano tre mostre. Una con le fotografie che Elisabetta Illy e Stefano Guindani hanno scattato a Cité Soleil, una bidonville di Haiti. Un’altra con i disegni degli stessi bambini della shanty town, che hanno messo su carta le abitazioni dei loro sogni. E una terza con un’ipotesi progettuale per un’unità abitativa sostenibile, appositamente studiata per rispondere alle esigenze delle famiglie haitiane del dopo terremoto. Toccante, pratica, da visitare.

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Parla invece di nomadismo occidentale l’installazione di Lorenzo Damiani per Ikea, “Alla scoperta dell’infinito”. È una piccola casa di legno che propone, al suo interno, una specie di groupage di arredi di Ikea. Lo scopo è chiaramente raccontare la necessità della flessibilità abitativa contemporanea. Ma l’effetto finale all’interno è una perdita della percezione dell’oggetto nel tutto: una sorta di “visione Ikea” in chiave artistica. Molto suggestivo, quasi un’opera d’arte più che un’installazione di design.

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Bellissima anche la video-installazione che mostra su una lunga corsia di monitor nel Cortile d’Onore una produzione di Studio Azzurro. “Milano. Le Origini del futuro” racconta la nostra città nel tempo attraverso il suo skyline (un must per gli amanti dell’architettura), dal 1925 al 2025.

Da non perdere poi, soprattutto al calar del sole, l’installazione smarTown della SOS School of Sustainability e Mario Cucinella (alla Statale e all’Orto Botanico di Brera): le 700 casette illuminate per raccontare la smart city a misura d’uomo sono bellissime.

ON LIFE, MILLENNIALS AT HOME by Elle Decor, palazzo Bovara, corso Venezia 51, fino al 29 aprile

Il terzo appuntamento con il futuro secondo Elle Decor non delude. On Life è un’esplorazione sul rapporto tra i Millennial e l’abitare: progettata dal Elle Decor che ha lavorato sulla base di una ricerca del Future Concept Lab ma sviluppata insieme ai Millennial. Sia DWA Studio (responsabili per il progetto di allestimento) che AKQA (esperienze digitali) e Davide Rapp (video-installazioni) hanno infatti coinvolto degli studenti nella realizzazione della mostra. Gli studenti di Istituto Marangoni, per esempio, hanno lavorato alla creazione di moodboard sulla loro visione dell’abitare. Mentre altri Millennial sono stati coinvolti nel workshop che è alla base dell’esperienza digitale nella stanza dei digitalnatives, come autori e protagonisti dei video della Gallery. L’illustratore della stanza dei Familyfans è anche lui un giovanissimo.

La cosa più bella di On Life è che non parla di prodotti o di stili di vita ma di sogni e di come essi cambiano nel passaggio dalla giovinezza all’età adulta. E di come la casa cambi ruolo nel cuore dei giovani. I Digital Natives (20-25 anni) vivono pensando al domani e immaginandoselo, usando la casa solo come trampolino per arrivare oltre con il cuore o la mente. Mentre i Life Sharers (25-30 anni) la vivono come un ambiente da condividere, sia per il lavoro che per la vita. Dove gli spazi privati e intimi esistono solo come satelliti di quelli collettivi.

SULL’ELLE DECOR CONCEPT STORE DEL 2017 LEGGI QUI

L’attenzione su questi ultimi invece cresce con i Family Fans (30-35 anni): che iniziano a guardarsi indietro e a sentirsi parte di una storia generazionale. Ed è ovviamente con i più adulti (gli Home Curators, 35-40 anni) che la casa diventa il luogo attraverso il quale raccontarsi. Quindi lo spazio da progettare, vestire e decorare come una rappresentazione di se stessi.

On Life è una mostra perfetta per chi ama le belle case (gli angoli per “rubare” ispitazioni per la propria casa sono innumerevoli) ma anche per chi vuole cogliere l’essenza di ciò che le nuove generazioni considerano qualità della vita.

Da provare: il divanone in cui sussurarre il proprio desiderio per vederlo apparire sul soffitto (stanza dei Digital Natives), i video nella cucina dei Family Fans (si sfiorano le icone e appaiono storie grafiche sulla parete), la foto ricordo sul divano degli Home Curator (lo styling perfetto rende tutti bellissimi). E il giardino, progettato da Marco Bay.

Trouble Making, Who is making the city, BASE, via Bergognone 34, fino al 1 maggio

Di questa mostra avevamo già parlato qui, con un’intervista ai curatori. Dopo averla visitata, si riconferma un’esposizione da vedere, di quelle che scommettono sul contenuto più che sull’instagrammabilità. Lo spazio non è grandissimo ma ogni elemento va guardato con cura per essere compreso. Lo studio su come airbnb ha influenzato le nostre abitazioni, per esempio, è semplicemente enciclopedico e su un tavolone sono forniti gli strumenti a tutti per entrare nella ricerca.

SMART CITY: MATERIALS, TECHNOLOGIES & PEOPLE, Superstudio Più, Via Tortona, 27, fino al 12 maggio

Una mostra da visitare con lentezza, alla ricerca di progetti interessanti (e, in questo, più adatta all’oggi che alla settimana del Fuorisalone). Perché il concept che il curatore Giulio Ceppi ha proposto per questa Smart City non è la solito calderone high tech ma una interpretazione “umanistica” della tecnologia. «All’intelligenza (smart city) preferiamo la coscienza (awareness design). Ovvero la valorizzazione della diversità, la prontezza nella replica, la consapevolezza dei processi e delle trasformazioni in corso. Una città fatta di inclusione e resilienza, capace di assorbire eventi traumatici, sociali o climatici». Tra i progetti da guardare con attenzione ci sono solette usa e getta e marcatori ambientali per leggere la purezza dell’aria (di MIT e Puma). E le tesi degli studenti del Politecnico sulle applicazioni di nanotecnologie e biotecnologie. Come un cerotto elettronico che raffredda il fegato e aumenta la capacità di concentrazione oppure una cannuccia al grafene che purifica l’acqua sporca per i migranti messicani.

«LA SMART CITY NON è SMART»: LEGGI INTERVISTA A BRUCE STERLING

68, Anteo Spazio Cinema, fino al 16 giugno

68, a cura di Francesca Molteni. Foto: Laura Traldi

Aggirarsi tra le sale dell’Anteo a caccia di pezzi di design è divertente. La mostra sul 68, curata da Francesca Molteni, è infatti “verticale”, con le opere esposte nei corridoi e negli spazi di mezzo tra i piani del cinema milanese. E, quando li si trova, è un piacere per gli occhi. Perché è innegabile che gli arredi, i complementi, le pubblicità, i filmati esposti siano immediatamente riconoscibili da chiunque abbia a cuore la storia del design. La sensazione di familiarità è immediata come anche il comfort che ne deriva. Una mostra per il grande pubblico, di immediata comprensione e con un bel catalogo gratuito (pubblicato su Interni Panorama) che inquadra le icone presentate in un percorso storico e culturale più ampio.

#SENDMETHEFUTURE, Subalterno1, via Conte Rosso 22, fino ad agosto su richiesta (tel: 3403821489)

Della piccola mostra #sendmethefuture a cura di Marcello Pirovano e Stefano Maffei avevamo già scritto qui, spiegandone il concept e perché da sola valeva una visita a Lambrate durante il Fuorisalone.

I lavori di Gionata Gatto (a sinistra) e Federica Biasi + Francesca Fusari. Ph. Laura Traldi

E, dopo averla vista, val la pena ricordare a chi non avesse fatto in tempo a passare in questa piccola galleria speriementale di farlo. Perché nei quasi 100 fogli A4 che i designer hanno usato per raccontare la loro idea di futuro c’è da perdersi. Ci sono lavori romantici dalla precisione certosina (come le cartoline “utopiche” ricamate di Diego Grandi, che riprendono quelle che i soldati mandavano a casa in segno di speranza). Ci sono teorie matematiche applicate alla qualità della vita (progetto di Federica Blasi e Fracesca Fusari. Ci sono veri e propri progetti, come quello sul riuso delle batterie non del tutto consumate, di Gionata Gatto. Il progetto più impressionante è quello di Giuseppe Arezzi, Electroception, che presenta immagini di un futuro distopico. Quella più spaventosa è la nonnina che dà da mangiare ai droni invece che ai piccioni…

#sendmethefuture dimostra quanto sia possibile dire tanto con molto poco quando si lavora in un team coordinato e quando si scommette sui contenuti più che sull’effetto wow.

Video di copertina: On Life di Elle Decor

 

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