Fuorisalone 2018
Leave a comment

Fuorisalone. Pochi ma (davvero) buoni. Terza parte

Il Fuorisalone best of. Eventi in giro per la città, visti di persona e apprezzati. Cosa guardare, a chi può interessare e perché. Terza puntata

PER LA PRIMA PARTE DEL BEST OF CLICCA QUI

Alcova, via Popoli Uniti 11-13

I curatori Joseph Grima e Valentina Ciuffi ci avevano spiegato il concept in anteprima (leggi qui). E anche dopo la visita, Alcova si conferma un luogo interessante. Anche se ci sono anche stanze piene di “cose belle”, lo spazio piacerà soprattutto a chi apprezza la ricerca. Un po’ come Ventura Future (leggi analisi dello spazio dopo la visita qui). Provocatorio ma anche realistico il progetto di Buro Belén (leggi qui). Mi è piaciuta molto l’installazione del centro di arte e design contemporaneo belga Z33 curata da Jon Stam.

PER LA SECONDA PARTE DEL BEST OF CLICCA QUI

Qui si realizzando repliche di opere esposte disegnandole su un quadernino (con un braccio automatico). Il senso è far riflettere sul ruolo del collezionismo e della classificazione nel lavoro museale. Bellissimo anche il tavolo di Luca Cipelletti. Essendo Cipelletti architetto e museografo (famoso per aver creato Il Museo della Merda) anche l’esposizione del pezzo è chiara, esplicativa e didascalica. Grazie alla creazione di un nodo strutturale a 3 vie inserito nel legno massello, il tavolo appare come bidimensionale, malgrado la lunghezza (3,50 metri). E sembra sospeso.

Palazzo Litta, Corso Magenta 24

Per una volta, un’installazione è più bella dal vero che su carta. Il “tempietto nel bosco” realizzato dall’architetto londinese Asif Khan è una foresta di pali di legno rosso che si stagliano verso il cielo, da osservare comodamente adagiati su delle amache (se avete tempo di aspettare il vostro turno, io non ce l’ho fatta). L’aroma del legno, il senso di relax, il colore rosso che taglia il cielo con Palazzo Litta sullo sfondo: è bellissimo. Dentro, da vedere:

TUTTO SUL FUORISALONE 2018 SU DESIGN@LARGE QUI

La piccola installazione Open Future, che dimostra come con la creatività sia possibile anche raccontare una cosa potenzialmente noiosa come la storia delle maniglie. Si tratta di una serie di mini-stanze a cui si accede aprendo una porta, quindi usando una maniglia: passando dal passato al presente al futuro. Sorprendentemente piacevole. Bello anche lo studio di Vito Nesta (su di lui leggi anche qui) sull’archivio di Limonta, da cui il designer ha fatto nascere una collezione di wallpaper che piaceranno agli amanti dell’eleganza vera. Mi è piaciuta molto anche l’analisi degli studenti de l’ECAL sullo sviluppo di possibili lampade portatili per Foscarini. E E da non perdere, per i cultori della storia del design, la stanza con la riedizione dei pezzi di Gino Sarfatti di Flos With Sarfatti. Che sembrano contemporanei ma sono stati progettati decenni fa (il che fa pensare…).

Ventura Centrale, via Ferrante Aporti dal 9 al 21

Per raggiungere la location si cammina costeggiando la Stazione Centrale lungo la via Ferrante Aporti fino a dopo il ponte. Vale la pena andarci? Sicuramente sì. Da vedere. Per gli amanti del tech poetico, top è installazione di AGC Asahi Glass con i vetri sospesi nello spazio come se un’enorme finestra si fosse rotta e un fotografo avesse colto l’attimo. Ma la cosa davvero interessante è che la musica che sentite esce dai vetri stessi (grazie a una tecnologia inventata da Jum Akiyama – se siete fortunati e lo incontrate vi porterà in una stanzetta privata ad ascoltare con quanta forza la musica esce dai suoi vetri).

LEGGI QUI SUL CONCEPT DI VENTURA FUTURE E VENTURA CENTRALE

Per chi ama l’arredo, da non perdere sono i bellissimi pezzi di Antonio Aricò per Editamateria nell’installazione Una Stanza. Un ambiente essenziale e parsimonioso con arredi realizzati con legni straordinari. Uno, per esempio, è rosa quasi fucsia, ma non è dipinto: si chiama Amaranto. Molto emozionante è invece l’installazione Giants with Dwarf di Stephan Hurlemann per Horgenglarus, un’azienda svizzera che realizza sedie in legno da più di un secolo. L’architetto e designer ha infatti creato animali e personaggi sospesi usando elementi delle sedute dell’azienda. Totemici e spendenti nel buio. Belle anche le lampade di Denis Guidone e Tomoko Fuse Masahiko nello Spazio 5.

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *