Fuorisalone 2018
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Fuorisalone: pochi ma (davvero buoni). Seconda parte

Il Fuorisalone best of. Eventi in giro per la città, visti di persona e apprezzati. Cosa guardare, a chi può interessare e perché. Seconda puntata

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Ventura Future, via Paisiello 6

Ne avevamo già parlato qui. E, dopo la visita, Ventura Future si riconferma un must di questo Fuorisalone. Ma attenzione: è un luogo soprattutto per chi ama la design research. Personalmente, ho trovato molto interessanti soprattutto tre progetti.

Il primo è quello sul futuro dell’ healthcare, dove Gertjanne van Gink e Aurore Brand hanno realizzato soluzioni per migliorare il quotidiano dei malati di Alzheimer. E dove Alissa Rees ha mostrato il suo zainetto che sostituisce l’asta per flebo, permettendo ai pazienti di muoversi. Interessantissimo anche un altro progetto che fa riflettere sulle possibilità di modificare o meno il DNA dei nascituri.

Random design e materiali

Il secondo progetto è Patch di UMProject. Si tratta di una rete elettrica alimentata a pannelli solari che fornisce elettricità all’abitazione attraverso gli arredi. Il terzo è lo studio su come la plastica abbandonata nel paesaggio viene integrata nel divenire geologico della terra (nel 2012 è stato trovato alle Haiwai una “roccia” in parte composta di polveri di plastica). Unendo polveri di plastica e residui polverosi di rocce di scarto, la designer Shahar Livne ha realizzato un materiale che imita questa trasformazione. Tra gli altri progetti notevoli: il random design di Atelier Nick Boers (per gli arredi) e la co-progettazione di tappeti stampati di Skonne. Belli i nuovi pezzi di Milano Editions di Patricia Urquiola, Federico Pepe e Federico Peri. Info e orari

Hidden Senses di Sony Design, Spazio Zegna, Via Savona 56

Già inserito delle preview da non perdere, fidandosi della presentazione su carta, ora possiamo confermare. Si tratta di un progetto straordinario. E non solo perché c’è un percorso che stimola i 5 sensi attraverso tecnologie nascoste. Ma soprattutto perché a fine esperienza i designer della Sony hanno immaginato possibili applicazioni di tutte queste tecnologie, e le hanno mostrate in un set domestico. Il risultato è di una poeticità emozionante. Da vedere e da provare. Calcolare almeno 40 minuti di esperienza (e altrettanti di coda all’entrata). Info e orari

Nendo: Forms of Movement al SuperDesignShow, Stuperstudio, Via Tortona 27

C’è la coda e vi chiederete: vale la pena? La risposta è sì. L’effetto è opposto a quello dell’anno scorso da Jil Sander, qui tutto è racchiuso in scatole nere. Ma rispetto allo show precedente questo è molto più “parlante”, chiaro, raccontato al pubblico. E, soprattutto, molto più progettuale. In ogni stanza, infatti, Oki Sato si concentra su un elemento di design e ne racconta la genesi: creativa, emozionale, tecnica, manifatturiera. Ma non c’è niente di noioso perché, come sempre, Nendo riesce a stregare. Usa poche, significative parole. E immagini, video. Accompagnando il visitatore verso un finale decisamente sorprendente.

Hermès, Museo della Permanente, via Turati 34

Lo spazio monumentale della Permanente è perfettamente interpretato da Charlotte Macaux, direttore artistico di Hermès Maison, e dal curatore Alexis Fabry. Chi ha amato la presentazione dell’anno scorso alla Pelota, non rimarrà deluso. Forse, quest’anno, il risultato è ancora più impressionante, grazie alla presenza di enormi architetture ricoperte di piastrelle che ospitano i pezzi della Home Collection. Si rimane stregati dagli angoli e dagli incroci luminosi tra le varie strutture (una delle quali, quella verde, si staglia verso il cielo). Perfetto per Instagram. Ma anche per sentirsi circondati di bellezza. Info e orari

Rossana Orlandi, via Matteo Bandello 14

Google ha fatto squadra con Li Edelkoort per raccontare come l’hardware potrebbe trasformarsi. Il titolo della mostra è Softwear, cioè cose soffici da indossare: perché, come mi ha spiegato il designer Claude Zellweger di Google, è così che Mountain View vorrebbe il futuro. Più gentile e a misura d’uomo. Conscia del fatto che si tratti di comunicazione allo stato puro, ho comunque apprezzato il gesto del gigante tech di entrare in punta di piedi nel mondo del design domestico. Di mostrare apprezzamente e rispetto verso chi conosce casa e arredo. Un messaggio per i designer low tech? Forse Google ha bisogno anche di voi? #madebygoogle Tra gli altri progetti della galleria, le bellissime finestre digitali di AnotherView (nella seconda stanza dopo l’entrata e in fondo al giardino). Semplicemente deliziose. Info e orari

Cover: The future of healthcare, Ventura Future, ph: Laura Traldi

 

 

 

 

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