Design, Giovani designer, Progetti
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Cosa sognano i giovani designer

 

Come i loro nonni (più che come i loro padri) i giovani designer figli della crisi e della new economy sognano di cambiare il mondo. E per questo progettano iniettando intelligenza nelle cose grazie al mix con altre discipline: come la scienza, la biologia, l’architettura, la medicina e anche un po’ la politica.

 (pubblicato su D la Repubblica 21 maggio 2016, scarica qui il PDF)

Chi sarà il nuovo Philippe Starck? La risposta è semplice quanto obsoleta è la domanda: nessuno. E non perché Lorenzo, Hiroto, Céline e gli altri ventenni, giovani designer che abbiamo scelto per raccontare il progetto che verrà non siano bravi quanto Monsieur Philippe. Ma semplicemente perché diventare un creatore-genio individualista  (che trasforma in oro quello che tocca) è irrilevante per chi è figlio della crisi ma anche della new economy, ha «sete di idee intelligenti e forti» (come la francese Eléonore Delisse) e «voglia di avere un ruolo attivo nella riqualificazione del pianeta» (come l’italo-britannico Julian Melchiorri).

Lorenzo Villaggi, che progetta pareti leggerissime e mattoni biodegradabili, Hiroto Yoshizoe con i suoi vasi che avvertono quando innaffiare le piante, Kosuke Noriaki e Akika dello studio Amam, che sognano packaging fatti di alghe, gli studenti del Royal College of Art guidati da Harriet Harriss che cuciono abiti-tenda per i rifugiati, Julian Melchiorri e la sua foglia che sprigiona ossigeno, Eléonore Delisse che combatte la depressione con la luce (foto sopra).

Lorenzo Villaggi

L.Villaggi ha partecipato alla creazione del mattone bio-degradabile di The Living (foto I.Baan)

Abbiamo scelto questi ventenni non solo per i riconoscimenti più o meno prestigiosi che hanno ricevuto con le loro invenzioni, ma soprattutto perché rendono visibile un nuovo modo di pensare al lavoro di designer. Per questi ragazzi, progettare significa iniettare nelle cose intelligenza.

«Il design deve fornire risposte», dice Lorenzo Villaggi, 26 anni, una laurea in Architettura ambientale al Politecnico di Milano e un master alla Columbia University (dove ora insegna). «Ma prima di tutto deve identificare le domande giuste e le più urgenti». Per lui, che fa anche parte dello studio di architettura sperimentale The Living di New York, si tratta di sfruttare l’intelligenza artificiale, la robotica e i big data per ideare soluzioni architettoniche sostenibili. Futuristiche ma concrete. Come la parete stampata in 3D per gli Airbus appena realizzata con The Living. Traforata ma più resistente di quelle attuali, grazie al disegno basato su un algoritmo che imita la crescita delle ossa umane, permette la riduzione del 55% del peso delle pareti interne: il che significa aerei molto più green.

La ricerca costante di un significato per i progetti infonde nei giovani designer il desiderio di confrontarsi con le altre discipline, lavorando spesso in gruppo. Quando Eléonore Delisse (28 anni, laurea alla Design Academy di Eindhoven) ha ideato la sua lampada anti-depressione (cambia colore sfruttando le diverse lunghezze d’onda della luce, influenzando in positivo l’umore), non si è limitata a rendering e video-simulazioni, ma ha coinvolto ingegneri e medici per farne un strumento realmente efficace (e ha vinto il Life Enhancer 2015 Award del magazine Wallpaper). «Una visione che non sia seguita da un atto pratico è un’allucinazione», dice.

La Silk Leaf di J.Melchiorri

La Silk Leaf di J.Melchiorri

Concorda Julian Melchiorri, 28 anni, a sua volta simbolo della multi-disciplinarità con un master in Innovation Design Engineering al Royal College of Arts e all’Imperial College di Londra: la Silk Leaf che ha inventato (e che gli è valsa un invito all’ultimo World Economic Forum di Davos) è una foglia artificiale che assorbe anidride carbonica e produce ossigeno. Lo fa sfruttando le qualità fotosintetiche dei cloroplasti, microrganismi estratti dalle piante e stabilizzati all’interno di una proteina della seta. Secondo Melchiorri, la Silk Leaf e la sua evoluzione assemblabile Exhale potrebbero trasformare gli edifici in macchine produci-ossigeno.

«L’attenzione per la fattibilità non deve però congelare la discussione», afferma la coreana Céline Minkyung Park, 29 anni, laureata al Pratt Institute di New York e al Royal College of Arts di Londra. Céline ha ideato un inalatore ricavato dai funghi che assomiglia a una caramella: pensato per i bambini, ha lo scopo di testare la coltivazione di vaccini in modo naturale e low cost. «L’importante è che, anche se un concept non è immediatamente realizzabile, il suo essere “possibile” sia evidente», dice Céline, che per l’inalatore ha lavorato con il Korea Advanced Institute of Science and Technology.

Il sogno di cambiare il mondo dei giovani designer, insomma, li fa assomigliare ai loro nonni (più che ai loro padri), ma al netto dell’aspirazione utopica. E con l’aggiunta di una buona dose di pragmatismo.

 

Hiroto Yoshizoe

HIROTO YOSHIZOE 29 anni, ha studiato scenografia alla Musashino Art University di Tokyo e lavora sui materiali. Con il suo progetto è arrivato finalista al Lexus Design Award 2016: si tratta di un vaso che segnala con il colore la mancanza d’acqua.

 

 

 

 

 

 

 

 

RCA Harriet Harriss

HARRIET HARRISS La tutor del Royal College of Art di Londra ha ispirato i suoi studenti nella realizzazione di un leggerissimo cappotto in Tyvak che diventa sacco a pelo e tenda per un adulto e un bambin

AMAM Kosuke Araki (1988), Noriaki Maetani (1986) e Akira Muraoka (1986) sono i tre partner dello studio Amam di Tokyo, vincitore del Lexus Design Award 2016 all’ultimo Fuorisalone di Milano. Il loro progetto, Agar Plasticity, studia le proprietà di una gelatina derivata dalle alghe marine (l’agar, appunto) e la possibilità di utilizzarla per packaging bio-degradabili.

AMAM
Lo studio Amam di Tokyo ha vinto il Lexus Design Award 2016 con il progetto
Agar Plasticity che studia le proprietà di una gelatina derivata dalle alghe marine (l’agar, appunto) e la possibilità di utilizzarla per packaging bio-degradabili.

 

 

 

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