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Mario Trimarchi

QUANDO IL DESIGN È PER SEMPRE?


Il designer è un raffinato equilibrista che si muove sul confine fra il tempo della cronaca e il tempo dell’antropologia. Perché il designer dà forma alle cose ma il tempo che passa su di loro ne cambia silenziosamente il senso.
Ci sono oggetti che invecchiano bene o male. Altri che fanno furore ma diventano obsoleti immediatamente. E poi ci sono oggetti che rispecchiano la contemporaneità ma vivono una loro vita autonoma, come fossero al di fuori e al di là del tempo e dello spazio, in costante dialogo con chi li guarda e li usa. Sono oggetti che, attraverso queste relazioni, assumono significati sempre nuovi: grazie ai quali vivono in eterno.

Come può il designer dar vita a questa magia?

Come può il designer innescare quel sottile, delicato, imprevedibile, alchemico rapporto tra tempo e oggetti? Progettarlo a tavolino è difficilissimo (e quasi impossibile). Però è fondamentale. Perché se le cose che disegniamo traducono il presente potrebbero avere un successo effimero. Se parlano al futuro potrebbero arrivare troppo presto e non venire comprese. Se guardano al passato verrebbero accettate facilmente ma con un po’ di noia. Se interpretano correttamente il rapporto col tempo, invece, si trasformano in icone. Oggetti degni, quindi, umanamente e antropogicamente rilevanti, sostenibili a prescindere perché nessuno vorrà mai liberarsene.

Le icone: oggetti normali ma imprevedibili

A descriverli in questi termini, ce li si potrebbe immaginare come presenze sublimi, speciali, quasi eteree. Invece le vere icone – quelle che vincono la sfida del tempo e del significato – sono spesso oggetti “normali”. Che però presentano un certo grado d’imprevedibilità. Cogliere il confine sottile tra la sicurezza della familiarità e l’equilibrio instabile dell’inaspettato è, secondo me, il compito del designer. Non è un compito facile e non ci sono ricette per riuscire a portarlo a termine. Ognuno, in questo senso, si guarda dentro e ascolta la propria voce. La mia mi porta – quasi paradossalmente – verso la provvisorietà negli oggetti, verso quel senso di ineffabile che vorrei poi trasferire nei miei progetti.

Il mio modo di cercare l’ineffabile

Ineffabile è il vento, sono alcune suggestioni dell’arte, sono le nuvole o i petali di fiori, è guardare fuori dal finestrino e cercare di disegnare la velocità. Oppure guardare il mistero dell’ombra, quella degli oggetti che restano sempre uguali mentre lei, l’ombra, li modella, li rende pastosi o nitidi e allontana gli altri oggetti creando un’area di rispetto invalicabile.

Ma questo è solo uno dei possibili modi in cui un designer può cercare di comprendere il miracolo per cui a volte il tempo delle persone s’incrocia con il tempo degli oggetti, rendendoli misteriosamente desiderabili. In questa ricerca, il design è qualcosa di più di un processo che dà forma alle cose. È un’interrogazione continua sulla durata della vita e della morte.

MARIO TRIMARCHI, designer, artista e insegnante, compasso d’oro 2014 per la caffettiera Ossidiana progettata per Alessi.

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