Interior, Progetti
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Il bello di una casa fai-da-te

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ENGLISH TEXT.   Chi ha letto il Dcasa del 20 ottobre  ha già visto alcune di queste immagini. Ma la casa dei miei amici Marjolein e Carlo (lei olandese lui italiano, stanno sul lago di Comabbio) mi piace così tanto che ho deciso di proporvela anche qui, con qualche scatto in più. Le foto sono di Andrea Martiradonna.

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È una casa di inizi Novecento ma non è il solito interior pieno zeppo di arredi impossibili per la maggior parte di noi. Quasi tutto quello che vedete qui è stato fatto a mano, oppure disegnato da Marjolein o da Carlo e fatto fare dal falegname o dal tappeziere locale.  Alcune cose sono state acquistate, certamente. Ma spesso in negozi che vendono arredi grezzi, che poi Marjolein ha personalizzato.

Marjolein ha iniziato a decorare la sua casa per necessità. Quando lei e Carlo hanno acquistato la loro casa, che era un rudere, nei primi anni 90, i soldi per arredare, dipingere, finalizzare non c’erano dopo aver investito nella ristrutturazione. E lei ha imparato a fare tutto da sola: come mescolare i colori, come dipingere i muri, come scrostare vecchi mobili e trasformarli in qualcosa di moderno, come progettare arredi che permettano di avere il massimo dal minimo dello spazio. La sua passione per l’interior decoration è diventata poi la sua professione (se mai vi capita di andare a Ternate, in provincia di Varese, fate un salto nel bellissimo negozio Perucco1929, è lei che cura lo styling e ci troverete cose bellissime).

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La soluzione che mi piace di più in questa casa è quella pensata per la camera da letto delle due figlie. La casa, essendo la tipica costruzione lombarda di inizio secolo, è formata da una scala centrale con due stanze ai lati, più due camere al primo piano, tutte quadrate. Eccole nella foto a fianco.

Per anni le bambine hanno dormito insieme. Ma quando, crescendo, è stato necessario pensare a due spazi divisi, Marjolein ha deciso di erigere un muro con una porta in centro stanza, ottenendo così due ambienti lunghi e stretti di circa 2 m x 4). Angusti, sulla carta. Invece nella realtà sono adorabili.

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Nella stanza di una delle figlie, Marjolein ha progettato un letto a castello doppio in legno (“perfetto per far stare a dormire le amiche e raccontarsi i segreti”) poi realizzato da un falegname locale e ha dipinto il muro su cui posa di nero, realizzando un murales bianco. Ha usato la pittura magnetica, trasformando così l’intera parete in un enorme gioco. Sotto c’è la scrivania: che è lunga quanto il muro, quindi decisamente più grande di un tavolo da studio tradizionale, malgrado l’esiguità dello spazio in cui si colloca. L’armadio a muro è nella parete di fronte al letto.

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Nell’altra camera da letto, a fianco (stesse dimensioni esigue), è stato posto un letto un ferro con una cassettiera acquistata grezza e poi dipinta e sbiancata da Marjolein. L’elemento caratterizzante qui è ovviamente il decoro a parete: il muro dipinto e poi scrostato ad hoc, la grande iniziale del nome della bambina realizzato con filo rosa in una sorta di ricamo verticale.

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Il trucco per arredare bene la casa, mi spiega Marjolein, sta nel scegliere un pezzo forte in ogni ambiente per caratterizzarlo. In camera da letto, lei ha scommesso sul letto, disegnato dal marito Carlo e fatto realizzare localmente: un baldacchino (molto minimal, tutto linee rette bianche) a centro stanza. Ai lati del letto, un mobile di una ex panetteria (“nei cassetti con il fronte in vetro tenevano dolcetti e panini”, dice Marjolein) ridipinto e rimesso a nuovo, una sedia recuperata e uno specchi. Dall’altro, un armadio a muro bianco.

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In cucina, invece, c’è l’armadio: colpisce per le sue ante, in legno grezzo, molto finto-povero chic (lo vedete meglio nella prima foto, che ho messo  in apertura). In questo caso, però, sono state davvero recuperate: Marjolein le ha chieste a dei muratori che lavoravano in un cantiere vicino a lei, le ha pulite e raschiate e poi utilizzate. Un’altra asse da muratore si trova nello studio al piano terra, ed è stata impiegata come porta fotografie, di fianco al caminetto. Lo chandelier che fa così tanta scena sopra il tavolone in legno è stato trovato in una discarica. Marjolein lo ha appeso a un albero e dipinto con una bomboletta di vernice spray bianca. “Anche i cristalli, che non erano veri ovviamente. Così adesso hanno un aria molto più chic”. Il tocco speciale? L’aggiunta di una piumetta phosph: “mai prendersi troppo sul serio”.

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Nello studio, dove lei lavora e le figlie studiano, Marjolein ha messo due tavoloni. ” Lo spazio per fogli, colori e matite non manca mai”. Dietro i tavoli c’è il caminetto, come in tutte le case dell’epoca. La scelta è stata di dipingere il muro intorno di grigio, usando la pittura a lavagna. L’intera parete è quindi sempre piena di disegni, messaggi, annotazioni e si è trasformata improvvisamente in uno spazio di vita.

Sempre nello studio troviamo la casa di bambole, costruita da Marjolein: in cui ogni spazio è decorato e arredato. E svariati mobili in legno, acquistati grezzi e poi carteggiati e dipinti e poi graffiati (per un effetto sbiancato).

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Il salotto è stato aggiunto in un secondo tempo, a destra della cucina. Anche qui c’è un caminetto (questa volta squadrato, è stato infatti progettato dalla famiglia e quindi non è d’epoca), un ampio divano (con seduta 160 cm, comodissimo, disegnato e fatto realizzare da un’azienda di Casorate Sempione). Il pavimento, in questo caso, trattandosi di un’aggiunta alla struttura originaria, non è in parquet ma in cemento.

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Quando sono entrata per la prima volta in casa di Carlo e Marjolein, anni fa, era molto diversa da come la vedete oggi. “Cambia di continuo”, dice Marjolein. “Niente rivoluzioni strutturali, però, solo decorazione. Non so quante volte ho ridipinto i muri: anni fa li avevo spugnati poi graffiati, oggi preferisco la sobrietà del grigio, del bianco, del nero, che diventano superfici neutre su cui poi giocare con arredi e dettagli”. Tutti, rigorosamente, fai-da-te.

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