Designer, Interviste
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Francesco Faccin: il design al tempo della crisi

Ph: A. Basile

Ph: A. Basile

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Francesco Faccin è un designer che apprezzo molto. Non solo per i suoi progetti – sempre squisiti, improntati sulla qualità e la perizia nella lavorazione dei materiali prima ancora che nel disegno. Ma anche per il suo modo di vedere il mondo, che mi pare una versione attualizzata degli insegnamenti di due grandi maestri come Enzo Mari e Michele De Lucchi (Francesco, infatti, ha lavorato per entrambi).
La sua sedia Pelleossa per Miniforms è una sorta di manifesto del suo modo di fare design.

Il design al tempo della crisi: si progetta in modo diverso?
Prima ancora di progettare diversamente è opportuno ripensare il nostro modo di consumare e produrre. Intorno a questo punto, che mi sembra Il Punto, ognuno deve prendere una posizione e decidere se collaborare ad un nuovo modello di sviluppo oppure sperare che tutto torni come prima.
Ovviamente non ho la soluzione. Ma guardo con interesse (penso che sia doveroso farlo quando si parla di sostenibilità) all’epoca pre-industriale quando le risorse non venivano ancora intaccate in maniera così aggressiva e alla prima era industriale quando ancora la tecnologia veniva utilizzata per semplificare i processi non per realizzare oggetti spesso inutilmente troppo sofisticati. Il design che vorrei nasce quindi da processi semplici, anche tradizionali, ma articolate nel modo in cui solo le sofisticate tecnologie digitali possono permetterci, senza ostentazioni e virtuosismi inutili e costosi. In pratica penso che ci sia molto da imparare da Slow Food che sta indicando un modo sostenibile e non nostalgico per uscire dal pantano: non inventare il Nuovo cibo ma riaquisire saperi antichi ottimizandoli grazie alle infinite conoscenze che abbiamo accumulato oggi.
È l’approccio che ho cercato di seguire nello sviluppo della Pelleossa.

Pelleossa faccin (5)

La tua sedia costa 350 euro. Li vale?
Li vale se si vuole un oggetto di qualità, che duri nel tempo (e quindi sostenibile). É un ottimo prezzo considerando la qualità dei materiali utilizzati, dell’assemblaggio e della manifattura 100% made in Italy. Spero si possa abbasare ulteriormente, ma sono soddisfatto perchè il prezzo è stato un po’ il punto di partenza del progetto. Il mio riferimento erano le Chiavarine: sedute sofisticate, perfette sia per un salotto buono che per uno popolare. Peccato che, essendo oggetti artigianali concepiti in epoca pre industriale, vengano realizzate con logiche produttive che le rendono costosissime (circa 1000 euro). Volevo creare una sedia che riprendesse il tipo di qualità delle Chiavarine ma che, associando in sede produttiva un approccio artigianale con le tecnologie disponibili oggi, avesse un prezzo più accessibile. La sedia è realizzata interamente a tornio a controllo numerico, partendo da pali di diametro costante molto facili da produrre in serie. Lo schienale e le gambe posteriori sono stati realizzati usando invece un tornio speciale detto torno copia, sempre a controllo numerico, che permette di replicare molti pezzi alla volta partendo da una matrice di alluminio.

In che modo il tuo passato da ebanista influenza il tuo modo di fare design?
No so se sono più falegname o più designer e se c’è bisogno di fare una distinzione di categorie (in Italia il mondo accademico ama queste distinzioni così posso esistere i Professori da una parte e i falegnami dall’altra). Sicuramente il fatto di saper lavorare con le mani mi proietta in una dimensione concreta, non teorica di questo mestiere. Ed è quello che amo.

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