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Il futuro soft del media guru

Questa è davvero una nuova Milano ho pensato ieri sera quando – in occasione di Meet the Media Guru – mi sono seduta nel semi-emiciclo della Mediateca Santa Teresa nel Brera Design District. Intorno a me, decine di appassionati di tecnologia, blogger e fotografi: tutti con il naso all’insù, intenti a guardare il soffitto e le pareti di questo luogo antico, animate come per magia da decine colori, pattern, giochi di luce. Il vero immaginario cool made in techland.

È il mondo da cui provengo – avendo lavorato per quasi dieci anni in Philips Design ai tempi in cui Stefano Marzano aveva carta bianca nella costruzione delle sue visioni del futuro – che incontra il mondo in cui abito adesso, quello del design e della creatività. Per questo non vedevo l’ora di incontrare Hiroshi Ishii, direttore del Tangible Media Group del Massachusetts Institute of Technology , l’uomo che – usando l’arte e l’high tech – promette di trasformare ogni byte di un computer in qualcosa da toccare con le mani. Non vedevo l’ora perché – proprio per il mio passato – sono fermamente convinta che l’unica vera innovazione possibile nel design sia ormai indissolubilmente legata allo sviluppo delle interfacce (cioè dei modi in cui l’uomo entra in rapporto con le cose) e dei materiali.

Ishii (di cui, se avete visto l’installazione di Lexus allo scorso Fuori Salone forse già conoscete il lavoro) ci ha fatto vedere sculture che reagivano alla presenza umana, palline che cambiavano forma o direzione di movimento quando percepivano la pressione di un dito (che però nemmeno le sfiorava), pennelli capaci di assorbire colori e forme da un soggetto tridimensionale per poi riprodurli su un foglio di carta elettronico (un po’ come si fa in Photoshop ma nel mondo reale).

Che facciamo con tutte queste cose? A che servono? La risposta, evidentemente, è che al momento non servono a nulla di pratico. Ishii ha spiegato che l’importante è proporre un nuovo pensiero, far capire alle nuove generazioni che non esiste un solo modo di usare i computer, che il modo in cui interagiamo oggi con la tecnologia è l’equivalente dell’età della pietra e che l’hardware verrà ben presto sostituito da qualcosa di molto più morbido, a misura d’uomo. Certo è un peccato che, malgrado si parli di questo genere di interfacce ormai dagli anni 90 non si sia realizzato niente di più che qualche prototipo.

Ma la lezione di Ishii è stata comunque affascinante anche perché lui ovviamente si è spinto molto più in là di tanti altri che predicano l’arrivo di interfacce intelligenti, lavorando anche sullo sviluppo dei materiali. Ed è qui la vera rivoluzione. Il team di Ishii ha inventato, per esempio, una membrana soffice che cambia forma e livello di rigidità in relazione all’umidità e al calore con cui sarebbe possibile costruire mura isolanti ma anche traspiranti per le case (anche quelle di fortuna, costruite durante le calamità naturali) oppure addirittura sostituti per la pelle umana. O tessuti modellabili come creta, che si induriscono quando e dove serve cosicché da un tappetino è possibile “scolpire” una poltrona, oppure un’ingessatura superveloce quando ci si rompe un braccio o una gamba o ancora una suola di una scarpa che si adatta all’andatura del corridore.

È stato bellissimo entrare in questo mondo in cui c’è spazio per l’immaginazione e la creatività mescolate alla tecnologia. Bellissimo ricordarsi che il design (inteso come l’uso intelligente del mix tra tecnologia e materiali) supportato da una comprensione profonda delle necessità del quotidiano e da una visione a misura d’uomo per il lungo termine può davvero cambiare il mondo (come un po’ anche Beatrice Leanza ci ha raccontato nella sua interessante intervista qui). E anche sapere che da qualche parte qualcuno sta lavorando in una direzione opposta rispetto a quella della realtà aumentata, come ha ben spiegato il professor Ishiii: «la realtà aumentata porta l’essere umano dentro il mondo digitale (per questo lavora con interfacce invadenti, come gli occhiali da cyborg stile Oculus Rift, ndr). È un mondo affascinante ma io lavoro nella direzione opposta, per trasformare il “comportamento digitale” delle cose in uno stato fisico. Penso che un giorno, questi due mondi si incontreranno».

È una bella preparazione per il Fuori Salone sapere che a Milano si discute anche di questo… L’intera lezione è disponibile qui.

 

 

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