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Tra il martello e l’incudine

Candelabro Ferro e Fuoco di Giulio Iacchetti

Candelabro Ferro e Fuoco di Giulio Iacchetti

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Un bell’esercizio su come il progetto contemporaneo può sposare l’artigianato (e ritrovare se stesso nel piacere di progettare e veder realizzato un oggetto fino in fondo, evitando la divisione del lavoro – che Enzo Mari chiama alienazione – tipica della produzione seriale), ci viene da Giulio Iacchetti. Il designer ha diretto 4 colleghi (Federico Angi, Carlo Contin, Dunja Weber e Studio 4P1B) in un workshop (organizzato in seno alla storica azienda Sampietro 1927) che aveva per tema la lavorazione del ferro battuto. Da domani, fino all’8 gennaio, i risultati saranno esposti alla Triennale di Milano all’interno della mostra Tra Martello E Incudine, Design e Artigianato del ferro battuto. Essendo Giulio un designer ‘moto pensante’ gli ho chiesto di condividere le sue riflessioni su questo tema. Eccole.

“Il lavoro al centro”. Questa frase titolo di un bel catalogo scritto da Antonio d’Avossa e Francesca Picchi dedicato al lavoro di Enzo Mari risuona nella mia testa e nel mio cuore da quando ho incontrato e conosciuto, per merito di Roberta Busnelli, la Sampietro 1927: storica e rinomata azienda artigiana del ferro battuto di Lipomo, località alle porte di Como.

Lampione Plenilunio di 4P1B Design Studio

Lampione Plenilunio di 4P1B Design Studio

Alla centralità del lavoro pensavo in modo ossessivo visitando l’officina Sampietro ed osservando  i movimenti  misurati e sapienti delle maestranze che armeggiavano attorno alla fucina estraendo barre incandescenti che venivano plasmate tramite l’uso di magnifici utensili, perlopiù autocostruiti o modificati dall’uso intensivo.

Il lavoro di quegli artigiani mi ha fatto riflettere sulla qualità di un percorso produttivo portato avanti singolarmente sin dalla fase progettuale. In quelle mani, tra le scintille della fucina ed il suono dell’incudine percosso dal maglio, ho colto la verità delle parole di Enzo Mari quando affermava che la qualità di un prodotto industriale è inscindibile dalla qualità del lavoro che esprimono quelli che lo realizzeranno. In quel laboratorio (ma potremmo estendere il concetto a tutti i luoghi di autentica produzione manuale) ho compreso in modo nitido quanto il lavoro artigiano sia l’unico antidoto alla parcellizzazione alienante della produzione industriale che, suddividendo i compiti per abbassare i costi, priva gli operatori della gioia di seguire la realizzazione di un manufatto, dal suo concepimento sino al suo completamento. Con questa precisa consapevolezza ho invitato dei bravi designer (Carlo Contin, Dunja Weber, Federico Angi e lo studio 4P1B) a confrontarsi con questo modo di intendere il lavoro, provando ad innestare la loro capacità di sintesi progettuale nell’alveo della tradizionale lavorazione del ferro battuto.

Tavolino Tools di Federico Angi

Tavolino Tools di Federico Angi

E’ stato innanzi tutto un lavoro di ascolto e di confronto: alle visite in officina si sono alternati incontri collettivi in studio di revisione dei lavori, di analisi dei prototipi e dei manufatti che in officina cominciavano a prendere forma. Il rapporto con le maestranze, improntato inizialmente ad un semplice scambio di informazioni, si è trasformato in un dialogo a più voci informato ad una reciproca curiosità delle proprie discipline e competenze al fine di un autentico scambio di conoscenze. Il risultato finale consta in una serie di oggetti ben disegnati e ben realizzati che verranno dettagliatamente illustrati nelle pagine a seguire.

Sedia Mega Weave di Dunja Weber

Sedia Mega Weave di Dunja Weber

Sarebbe però riduttivo limitare il risultato di questo lavoro collettivo ad un catalogo di pezzi in ferro battuto dal disegno contemporaneo. In realtà questo workshop ambisce a ergersi a prototipo e paradigma esperienziale di un rinnovato incontro tra artigianato e mondo del design. Per le realtà artigianali è la dimostrazione che è possibile tracciare, con l’apporto di designer esterni, un percorso progettuale di superamento rispetto alla reiterazione di forme standard o folkloristiche. Per i progettisti è l’occasione di rinsaldare il rapporto tra pensiero ed azione a cui si aggiunge il privilegio di assistere alla creazione di un proprio oggetto, e accorgersi che la centralità del lavoro è un altro modo per affermare la centralità dell’uomo, e del piacere di realizzare con le proprie mani per altri uomini oggetti che riflettono la bellezza del mondo.

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