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Il nostro diritto al bello e il XXIII Compasso d’Oro

Ieri, all’ex Ansaldo di via Bergognone 34, ha aperto la mostra sui prodotti selezionati per il prestigioso premio di design Compasso d’Oro, giunto alla 60sima edizione.

Mentre la visitavo, pensavo a una frase che mi ha detto mia sorella, che abita a Tokyo: «la bruttezza è un insulto». Pare che in Giappone la gente la ripeta come un mantra. Chissà perché ho pensato istintivamente che nel dirla i giapponesi si riferissero alle persone e ho provato un brivido di disgusto. Poi, però, proprio passeggiando per la mostra, mi sono resa conto che lo stesso concetto applicato agli oggetti, agli spazi o alle nostre città, ha un significato totalmente diverso e decisamente positivo.

È vero. La bruttezza, nelle cose, è un torto imposto alle persone. E avere accesso a oggetti curati, intelligenti, funzionali e belli dovrebbe essere un diritto di tutti, soprattutto se questi oggetti fanno parte della collettività: di un luogo pubblico, come un treno, una stazione, un parco, un ufficio postale.

Ci pensavo perché le centinaia di oggetti in mostra (selezionati da 160 persone – professionisti del settore – durante un periodo di 3 anni) rappresentano un’opportunità unica per ricordarci che tutto si può e si dovrebbe progettare. E che quando le cose sono pensate con cura la differenza si nota.

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Il design, infatti, è in grado di ridare dignità anche un semplice tombino (basti vedere quello di Giulio Iacchetti e Matteo Ragni) o a un porta-gelato professionale (come quello di Marc Sadler). E anche di emozionare: davanti al crocefisso di Christian Schneider e Federico Lardera (i cui chiodi, posizionati al posto delle stimmate, trafiggono il legno con una plasticità che ricorda la carne) non è possibile rimanere indifferenti.

È bello ricordare che il design può davvero cambiare il nostro modo di relazionarci alle cose. Allora, questo caso, sì, la mancanza di bellezza (intesa come mancanza di progetto) è un insulto: alla nostra intelligenza collettiva, al nostro desiderio di sostenibilità (perché delle cose stupide ci si libera prima possibile mentre quelle pensate restano). Davvero una dose di bellezza quotidiana, se intesa in questo senso, fa la differenza. XXIII Compasso d’Oro, via Bergognone 34, aperta al pubblico. www.adi-design.org 31

2 Comments

  1. Laura.
    Ne parlavo a cena ieri sera, con alcuni amici. Abbiamo visitato la mostra, visto che un nostro prodotto e’ tra “i candidati”… A un certo punto durante la cena ho chiesto quale, secondo il personale parere, fosse meritevole del Compasso d’Oro, escludendo i propri prodotti…. chiaramente. E visto che sono stato io a proporre questo gioco, ho parlato per primo. Ho trovato poetico, forte di significati e toccante il crocefisso di Schneider e Ladera. I motivi sono tanti, ma forse la cosa che piu’ mi ha impressionato e’ la gestualita’ obbligata del montaggio della croce. Portare il fruitore a colpire i chiodi. E in quel gesto e’ racchiuso il progetto. Ma e’ design o arte? Questa e’ stata la domanda che i miei amici commensali mi hanno posto. Gli oggetti che non necessitano di spiegazioni, immediati…. per me rappresentano bene una parte del “fare design”. Un saluto e grazie
    Daniele

  2. Ora che la grande Kermesse è conclusa e i premi assegnati, posso doverosamente ringraziare Laura Traldi ed anche il simpatico “collega” Daniele per l’emozione che mi avete dato nel leggere le vostre parole. YOUCRUX ha vinto la Menzione d’Onore non il Compasso d’Oro ma è un grande risultato per chi come noi ha voluto scommettere sull’idea di un design significante. Una sfida complessa e una novità assoluta per l’ADI, forse chissà una futura nuova categoria….. Infinitamente grazie. Federico Lardera

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