Fuorisalone
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Salone e Fuorisalone: ciò che resta (5)

Non c’è più niente di futuristico ormai nel dire che progettare la luce oggi significa creare esperienze e non più oggetti. Da quando, infatti, le fonti luminose sono diventate elettroniche, è questa la direzione in cui si stanno muovendo la maggior parte delle aziende d’avanguardia. Quest’anno, però, sono emerse per la prima volta delle direzioni più chiare di interesse….

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LUCEPLANLuceplan e la luce che tu vuoi

Davanti a Mesh, la lampada a LED di Francisco Gomez Paz per Luceplan presentata a Euroluce, c’è stato sempre il pienone di gente. Un po’ c’era da aspettarselo. C’era infatti qualcosa di magico in questo chandelier formato da 132 LED posizionati su un reticolato di 24 cavi in acciaio e azionabili tramite un’interfaccia elettronica posizionata a parete: toccandola, era possibile azionare una parte dei LED, creando figure luminose ad hoc, oppure utilizzare programmi pre-selezionati, pensati per creare situazioni di illuminazione diverse. Al di là del divertimento proposto, Mesh è un prodotto che mostra il divenire della ricerca di Gomez Paz e di Luceplan, un primo “traguardo” dopo la lampada-circuito stampato Nothing (produzione Luceplan 2012). Nelle mani di questo sperimentalissimo designer, infatti, i LED si stanno trasformando da elementi tecnici a fonti luminose eteree in cui la forma dell’oggetto fisico che li emette nasce solo dopo la progettazione della qualità della luce stessa, e come sua diretta conseguenza…

 

fontana arteFontanaArte e la tecnologia gentile

Da quando Giorgio Biscaro è alla sua guida come direttore artistico, FontanaArte è riuscita in un intento unico: rinnovarsi nel segno del design (quindi senza rinnegare la sua storia) abbracciando però una nuova cultura high tech e traducendola in funzionalità pensate per supportare nuovi stili di vita. Questo nuovo paesaggio progettuale era evidentissimo in Volée di Odo Fioravanti, una lampada dalla tipologia tradizionale (task lamp, da tavolo) infarcita di tecnologie di ultima generazione rese attraverso un look essenzialissimo. La pulizia formale è stata resa possibile da accorgimenti tecnici (la molla è integrata nella struttura, i meccanismi di bilanciamento sono realizzati con tiranti in acciaio ricoperti da un polimero colorato). Mentre l’interfaccia high tech è invisibile ma permette funzioni inaspettate: come l’accensione passando una mano sotto la testa, la regolamentazione della qualità e della quantità della luce emessa con lo sfioramento e lo spegnimento automatico dopo 8 ore d’uso. È la domotica “morbida” che sogniamo…

artemide-philippe-rahmArtemide e la luce biologica

Ho trovato affascinante anche la Spectral Light di Philippe Rahm per Artemide, un “lampadario” composto da una struttura in vetro circondata da raggi che scompongono lo spettro luminoso in diverse lunghezze d’onda. Il risultato è una luce progettata per “far star bene” l’uomo (oppure le piante o gli animali), una luce che è possibile progettare a tavolino per rispondere ai nostri bisogni biologici e fisiologici (esiste, infatti, uno spettro di luce che ci può aiutare a rilassarci, a dormire, a farci sentire energizzati etc). Una specie di “cromoterapia” da salotto, insomma, inserita in un oggetto che – quasi magicamente – emette una luce bianca nella sua parte inferiore pur veicolando i diversi colori nella parte superiore…

 

FLOS NOTCH ANASTASSIADESFlos e la luce come arte

Era invece splendido lo stand di Flos a Euroluce, progettato da Ron Gilad come una galleria d’arte. Entrando e seguendo il percorso guidato obbligatorio, si veniva immersi in un universo in cui lo spazio – bianco e apparentemente enorme, quasi vuoto – veniva di volta in volta riempito da presenze quasi eterea posizionate in modo tale da comunicare visivamente le une con le altre (le nuove lampade di Michael Anastassiades, di Antonio Citterio, dei fratelli Bouroullec, di Jasper Morrison, Philippe Starck, Patricia Urquiola). Era bellissimo il modo in cui l’oggetto di design veniva immediatamente percepito come un’opera d’arte anche se – nella mia modesta opinione – in questo modo forse si perdeva la possibilità di comunicarne la portata innovativa tecnologica, se presente.

 

IMG_5714 nnLa Cina e la luce

Ho trovato molto interessante anche il dibattito di China Meets Italy al Circolo Filologico Milanese… Qui una delegazione proveniente dalla città di Guzhen si è confrontata con i designer Stefano Giovannoni e Valerio Cometti, con il professor Dell’Acqua Bellavitis, con il sociologo Francesco Morace e l’architetto Alberto Cannetta (moderati da Silvia Robertazzi) per discutere il delicatissimo rapporto tra Italia e Cina in tema di design. «Basta copie, ormai siamo attrezzati contro chi le fa» ha detto il sindaco della città sapendo che qual è il tasto più dolente di questa relazione. E basta – si leggeva tra le righe – anche essere solo e sempre la fabbrica del mondo, quella che fa ma non crea. «La nostra ambizione è collaborare con l’Italia nello sviluppo di un nuovo lighting design di qualità made in China», ha detto il sindaco di Guzhen. Che, va detto, non è soltanto una megalopoli ma anche la “città della luce”, dove nasce il 70% delle lampade made in China e dove hanno sede le principali aziende del settore. C’è quindi da aspettarsi che le ricadute di tali impegni (presi, oltre che dalle autorità cittadine anche da parte degli esponenti del Lighting Design Center) saranno reali e concrete… sono loro, infatti, ad avere in mano il futuro della città. Le porte, per i designer italiani, sono insomma aperte a Guzhen, dove il desiderio di innovazione è fortissimo: per vincere in un mercato sempre più aggressivo, ovviamente, ma soprattutto per dimostrare di poterlo fare in modo onesto, valorizzando la creatività e il pensiero originale prima di tutto.

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