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Made.com e l’arroganza del web

ritchie_armchair_ochre_yellow_lb1_1Qualche tempo fa ho ricevuto una mail che aveva per titolo questa domanda: «Sei un giornalista, ami arredo e design? Made.com premia la tua rilevanza social». Il “come” era spiegato qualche riga sotto: «Ti basterà condividere sui tuoi blog e profili social i link delle campagne di Made.com e per ogni click che riceverai verrai remunerato con un minimo di 0,15 euro».

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Premesso che so benissimo che non c’è niente di strano in una richiesta come questa e che nell’era della rete tutto è lecito, rimane il fatto che questa mail mi ha dato fastidio, anzi, mi ha quasi offesa. Per due ragioni.

La prima è che mi ha ricordato che siamo ormai – anche nel design – schiavi di un’economia sbagliata; quella di cui (secondo un autore che ho già citato più volte, Jaron Lanier, che è stato uno dei padri della New Economy) un lavoro che un tempo sarebbe stato pagato il suo giusto prezzo (in questo caso, a un’agenzia di comunicazione o a delle testate giornaliste come pubblicità), viene invece svolto, collettivamente, da un numero imprecisato di individui. Costoro credono di mettere nel suddetto lavoro impegno zero (che ci vuole a postare qualcosa su un blog o su Facebook?). A prescindere dal fatto che il guadagnare senza produrre nulla è un concetto che mi fa culturalmente orrore, la realtà è che invece queste persone lavorano eccome, infatti guadagneranno solo se la loro presenza online è forte: quindi solo se hanno (precedentemente o contestualmente) lavorato abbastanza per avere un’effettiva influenza sugli altri.
Questa influenza vale molto, molto di più dei 15 centesimi che vengono offerti, ovviamente. E si trasformerà in una redemption per il marchio più alta rispetto a quella di una semplice pubblicità (non vi fidereste anche voi molto di più di un post di un amico su Facebook piuttosto che di un banale banner? E che dire se quell’amico/a è anche un giornalista…?). In poche parole, questa proposta – che potrebbe apparire allettante – è quasi un insulto. Non solo perché l’unico a guadagnarci sul serio sarà il marchio. Ma anche perché chi ha davvero influenza in rete deve stare attento a non perderla: e comunicare campagne pubblicitarie per aziende di cui non si sa molto secondo me è il primo modo per farlo.

Questa considerazione mi porta alla seconda ragione per cui questa proposta mi ha infastidita ed è la fonte: Made.com. Si tratta di un sito di arredamento online (il cui claim è “design esclusivo senza intermediari”) che da un paio di anni è onnipresente su internet e di cui faccio fatica a fidarmi.

chicago_lamp_blacksilver_pp_2Ecco perché, andando con ordine.

Made.com vende imbottiti, mobili, lampade e complementi che costano «fino al 70% in meno rispetto a un prodotto tradizionale», si legge sul sito). Funziona secondo un modello a metà tra il quello del crowdfunding (come Kickstarter) e dell’acquisto di gruppo (come Groupon): i prodotti non esistono finché non vengono ordinati da un certo numero di persone; a questo punto vengono realizzati e inviati con un corriere.

Non entro nella discussione sulla qualità del servizio – in rete troverete numerosissime critiche sulle consegne e la qualità dei pezzi ma anche altrettante lodi. Non avendolo provato di persona, non mi permetto di giudicarla.
Quello che invece posso osservare è il concept nella sua totalità. Che è buonissimo ma pecca di arroganza. Made.com promette infatti un “design esclusivo”, posizionandosi come un sito per i connaisseurs e non per la massa (come invece fa, più schiettamente, Ikea). Peccato, però, che tanti dei suoi prodotti assomiglino in modo impressionante ad altri – ben noti agli addetti ai lavori.

kitsch_chairs_raspberry_lb1_1Non si tratta di copie, ovviamente. Ma è difficile credere che questi oggetti non siano almeno “liberamente ispirati a”… Il feeling di déjà vu esiste un po’ in tutto il catalogo ma è decisamente evidente nella sezione illuminazione: a voi il divertente gioco di ritrovare gli originali (qualche suggerimento: l’Arco di Castiglioni, la Twiggy di Foscarini, la Fortuny di Pallucco…). E anche le lampade che non riprendono esattamente le forme di altre più note non resistono alla tentazione di imitare il concept già collaudato da prodotti di successo (come quello della 85 Lamps di Droog, del lampadario Dear Ingo di Ron Gilad per Moooi. della Tab di BarberOsgerby per Flos)… Insomma, la trasparenza creativa scarseggia e c’è un generale senso di aspettativa turbata: di sicuro, come ha scritto Maria Portas, qui non si trovano prodotti che “fanno battere più forte il cuore” (il che potrebbe andar bene se Made.com non si autopromuovesse come il sito del “design esclusivo, appunto).

boule_pendant_chrome_lb05Per quanto riguarda poi il prezzo, sul sito vengono strillati sotto ogni prodotto i “prezzi di riferimento” e quelli praticati da Made.com (che sono decisamente molto, molto più bassi).
Un esempio? una poltrona con un costo di fabbricazione di 250 euro viene di solito venduta a 1500 euro; su Made.com, invece, ne costa solo 500.
La questione chiave è, ovviamente, se si tratti effettivamente della stessa poltrona. Infatti di imbottiti che costano anche meno di 500 euro è pieno il mondo ma nessuno si aspetta da questi prodotti la stessa qualità di un manufatto molto più caro. Invece, Made.com promette proprio questo: la qualità di un prodotto da 1500 euro a 500. lb1_13

«La nostra sfida più grande è convincere il pubblico che quello che facciamo non è un compromesso sulla qualità del prodotto ma un taglio delle fasi inutili del processo», mi ha detto Chloé Macintosh, Creative Director di Made.com quando l’ho incontrata in occasione del Fuori Salone. «I nostri prezzi sono bassi perché applichiamo i principi del reverse engineering: studiamo un oggetto per riuscire a realizzarlo per un prezzo che riteniamo “giusto”: quello che la gente è disposta a pagare».

Verrebbe naturale pensare che, volendo convincere il proprio pubblico della qualità della manifattura, Made.com facesse di tutto per comunicare in modo chiaro dove e come gli arredi vengono prodotti e soprattutto da chi. Non è un caso, infatti, che altri e-brand italiani, come Formabilio o internoitaliano, mettano l’accento sui partner produttivi il cui saper fare artigianale viene non solo ampiamente raccontato ma anche sfruttato come garanzia.

Invece, per quanto riguarda Made.com, è impossibile ottenere informazioni precise sui partner. Dati i lunghi, spesso lunghissimi tempi di consegna (anche 11-14 settimane per un divano), impossibile non porsi domande sull’effettiva manifattura europea del pezzi (Formabilio, per esempio, produce e consegna in 4 settimane i pezzi più importanti, come i divani).

«Dove fabbrichiamo le cose è nostra proprietà intellettuale», dice la Macintosh. «I nostri fornitori sono in Gran Bretagna, Europa, Cina, Taiwan, Vietnam e India; non decidiamo dove produrre a seconda delle fluttuazioni dei prezzi del lavoro o dei cambi di valuta ma del rapporto con le persone e della qualità che offrono. Per esempio, chi realizza i nostri divani, in Inghilterra, lavora anche per dei top brand».
Le risposte ci sono, ma la vaghezza regna. Viene da chiedersi perché debba esistere un legame di segretezza visto che, per non farsi “rubare” il fornitore, basterebbe avere con esso un contratto di garanzia sulla produzione del manufatto finito dopo la prima definizione del prototipo (come fa la già citata Formabilio).

Infine, per quanto riguarda i processi produttivi, Macintosh ha promesso che a breve saranno messi online dei video che illustrano i processi produttivi (sul sito – eccezione fatta per un video sui materassi – non ci sono ancora ma confidiamo che appariranno). Vedere come viene realizzato l’imbottito di un divano è fondamentale per capire se quello che pagate 500 euro è un affare per voi (cioè se è stato prodotto con la cura normalmente impiegata nella manifattura di prodotto che costerebbe 1500 e la differenza di prezzo si giustifica con l’eliminazione dei passaggi intermedi tra azienda e consumatore) oppure solo per chi ve lo sta vendendo.

 

21 Comments

  1. maurizio says

    Il solo fatto che made . com ha il whois client Transfer Prohibited, cioè nasconde la titolarità del proprietario del sito, la dice lunga. O puo far riflettere. Di europeo c’è solo la sede in gran bretagna.è poi..la Cina avanza.
    Materiali con nessun standar oeko, strutture per divani con da non dire, poliuretano espanso con nessuna certificazione, ecc
    L’area dello Guangzhou or Shenzhen (Cina) ringrazia per la fesseria degli europei.
    Un artigiano con 500 euro riesce a realizzare solo la parte dell’imbottito del divano, e dopo viene la struttura, stoffa ecc. ma è una categoria destinata ha essere sterminata per questa “evoluzione”

  2. antonio says

    Gentile Laura, il suo articolo non fa una grinza….però oggi sono pochi i giovani e in generale le persone che possono permettersi un prodotto autentico o di manifattura alta. Il mercato del design, quello nato con principi democratici sia di qualità che di prezzo, alla fine si è forse evoluto in modo diverso diventando sempre più costoso ed elitario. Lei oggi sa meglio di me come gira il mondo e l’economia dei paesi come il nostro. Tutti noi siamo chiamati a fare delle rinunce di ogni tipo e quindi ripieghiamo i nostri desideri “autentici” su scelte che appagano almeno il gusto estetico ad un buon prezzo, accessibile per i poveri, trascurandone a volta anche le caratteristiche qualitative, visto che quelle ormai in tutti i settori, almeno nei paesi con difficoltà economiche, sono passate in secondo piano. Ikea ad esempio prima di made.com è stato un caso esemplare simile nella strategia di marketing che di prezzo…nella moda Zara, H&M, Cos, ecc…

    Il suoi articolo induce senz’altro a riflettere ma la storia insegna che “quelli bravi e svegli” che intuiscono le cose prima degli altri hanno sempre successo…e francamente vedo un futuro sempre più nella direzione di made.com che di un brand italiano cosidetto “design oriented” che chiede 1.200 euro per una seduta senz’altro stupenda e di altissima qualità ma che vale più dello stipendio di un precario medio italiano. Il mercato del design credo diventerà sempre più qualcosa di elitario e rivolto ad un pubblico aimè esclusivamente di fascia alta.

    Potremmo trascorrere mesi a discutere di questa situazione difficile, sulla quale gravano anche le aziende del design…ma anche quelle mi sa dovranno adattarsi ai nuovi tempi che corrono.

  3. designlarge-d says

    Ciao Antonio. Capisco benissimo quello che dici. E sono anch’io convinta che il concept di Made sia buono – l’ho anche scritto nel pezzo. Non ho niente contro il design a buon prezzo (anch’io non mi posso certo permettere i pezzi costosi). Mi piace, però, che il design low cost si presenti per quello che è: un prodotto realizzato con quanta più cura è possibile all’interno delle costrizioni che un low cost comporta. Quindi un prodotto che, per forza di cose, non può essere paragonato a uno che costa il 70% in più. Nessuno si aspetta che un divano che costa relativamente poco abbia schiumati a strati a varia densità, cuciture perfette. Nessuno si aspetta che un prodotto che costa il 70% di un altro abbia dentro la stessa cura di uno di lusso ed è giusto che sia così. Ikea non promette questo, non paragona i suoi prodotti dicendo che il loro valore sarebbe molto più elevato se fossero venduti da qualche altra parte. Invece Made sembra promettere proprio questo. Una poltrona che vale x euro al 70% in meno. Quindi, la stessa poltrona. Allora mi viene da chiedermi: è davvero la stessa poltrona? Se lo è, è un affare. Se non lo è allora il claim è puro marketing. Detto questo, le tue considerazioni sono verissime — le aziende del design potrebbero in effetti imparare moltissimo da realtà come questi nuovi ebrand che sicuramente – nei loro lati positivi e meno – rappresentano un possibile futuro anche per loro. Sicuramente il design non è democratico come avrebbero voluto i primi maestri. E sicuramente se le grandi aziende continueranno a inseguire i paesi dove i soldi girano – e dove l’oro impazza, per intenderci, il made in Italy lo sarà sempre di meno…. ma io confido nel fatto che qualcosa sta cambiando… forse sono un po’ ingenua… ma ero parte della giuria del Compasso d’Oro che quest’anno è stato dato anche a un libro, Futuro Artigiano, che spiega come fare le cose in modo diverso sia non solo possibile ma anche proficuo per un paese come il nostro. Ciao e grazie dell’attenzione, Laura

  4. Cara Laura,

    ho letto con attenzione la riflessione fatta sul Suo blog e con altrettanta trasparenza mi sento di rispondere ad alcuni punti emersi.

    Prima di tutto ci dispiace si sia offesa per la mail ricevuta, purtroppo non era diretta in nessun modo ai giornalisti come invece ha specificato lei, ma era invece dedicata alla nostra intera community, senza differenziazioni, con l’intento di coinvolgere appassionati di design e di sperimentare nuove forme di engagement nell’era del marketing 2.0. Un esempio recente e’ il lancio della piattaforma social UNBOXED, dove i clienti MADE.COM possono interagire tra loro e scambiarsi consigli di interior design.
    La remunerazione per click di 0.15 a cui fa riferimento veniva indicata come il MINIMO offerto per poter incentivare e premiare una circolazione di opinioni sul nostro marchio all’interno della nostra community.

    In secondo luogo, siamo sempre aperti al feedback che riceviamo dai nostri clienti, anzi ci aiuta a migliorare ogni giorno i nostri prodotti e i nostri servizi. Per questo rispondiamo puntualmente a tutte le richieste attraverso un team di customer service dedicato, con contatti diretti via mail o telefono, messaggi sui social media o le libere recensioni che riceviamo su https://it.trustpilot.com/review/made.com/it. Tra l’altro siamo molto felici di avere ricevuto qui fino ad ora un punteggio di 9/10 dai nostri clienti!

    Il design dei nostri prodotti proviene dall’esperienza e dalla ricerca continua del nostro team e dalle collaborazioni con designer e artisti a livello internazionale, come Steuart Padwick o Allegra Hicks. La creatività in generale si nutre continuamente di stimoli esterni, ogni designer/artista è quello che vede, legge o trova in generale nelle sue ricerche. L’originalità e’ un mito e un’ossessione del mondo occidentale e del mondo culturale su cui si appoggia. Questa e’ una mia libera opinione. Le copie quindi esistono, ne sono consapevole, tuttavia se ci accorgiamo che ci siamo ispirati un po’ troppo a qualche creazione passata, siamo sempre pronti ad eliminare il prodotto dal nostro sito.

    Sul tema dei prezzi di riferimento dei nostri prodotti, questi sono solo un’indicazione di quanto potrebbe effettivamente costare quel prodotto se venisse comprato in un negozio tradizionale, solo perché verrebbero caricate spese aggiuntive che il cliente paga con riferimento ad importatori, agenti, distribuzione, etc. Saltando questi passaggi MADE.COM e’ in grado di garantire un prezzo più fair (giusto). Ma ho usato il condizionale intenzionalmente perché quel prodotto effettivamente non si trova nei negozi tradizionali.

    Riguardo i produttori che collaborano con noi, sono sicura che Chloè ha cercato nell’incontro che avete avuto insieme durante il Salone del Mobile (dove tra l’altro spero tu abbia avuto la possibilità di toccare con mano la qualità dei nostri prodotti) di essere il più chiara possibile su questo punto. Il video di cui le ha parlato arriverà molto presto, purtroppo siamo stati impegnati in vari progetti nell’ultimo periodo, tra cui il lancio di UNBOXED e l’apertura di nuovi mercati.
    Mi sento comunque di assicurare a lei e ai suoi lettori che il nostro obiettivo e’ offrire il miglior prodotto al miglior prezzo, semplicemente ricercando in giro per il mondo chi riesce a garantircelo. Molti sono dei produttori con cui collaboriamo, lavorano anche con i migliori brand del mondo del design, semplicemente MADE.COM vende in modo diverso, attraverso la rete ed eliminando i costi aggiuntivi che citavo sopra.

    Spero di essere riuscita ad esprimere il nostro punto di vista e soprattutto a trasmettere con quale obiettivo lavoriamo ogni giorno per offrire design di qualità ad un prezzo giusto e accessibile.

    ————————–
    Marta Bulbarella
    Country Manager Italy
    MADE.COM

  5. Più belli online che offline! Le foto dei prodotti pubblicate sul sito lasciano in tendere una qualità ed una cura dei dettagli che non c’è nella realtà.
    Divano arrivato con quasi tre settimane di ritardo, delle quali solo una imputabile allo spedizioniere. Nonostante io abbia copia delle date di consegna nell’ordine si ostinano a dire che è solo una settimana di ritardo.
    Il prodotto è mediocre. Qualitativamente molto inferiore al più famoso ikea.
    Inoltre alcuni materali che grazie alla fotografia accurata sembrano qualitativamente superiori, non lo sono. Il tessuto è economico e con le maglie “tirate” in diversi punti. Il tessuto non si adatta bene alla struttura e quindi gli “spigoli” e gli angoli sono imprecisi e raffazzonati.
    La stessa struttura presenta difetti visibili e trasmette una notevole sensazione di precarietà. Il montaggio è frettoloso come si vede dal piede con la vite disassata ed inclinata che purtroppo non riesco a postare.
    Che dire, si paga quello che si riceve. Sono prodotti economici. Se fossero quelli disponibili al supermercato sotto casa non mi stupirei, la cosa che dà fastidio è il tanto declamare l’artigianalità di un prodotto malfatto e mediocre.

  6. Salve, inizio a leggere questo articolo attirato dal nome del sito in argomento e alla fine mi accorgo che l’accorato contributo espresso dall’autrice scaturisce in una interessante discussione. Preciso che non ho mai acquistato nulla sul made.com, anche se sono sempre stato attratto da moltissimi prodotti che dalle immagini vengono proposti in modo molto accattivante richiamando interesse sotto ogni prospettiva. Non ho mai acquistato, non tanto per il metodo utilizzato sul modello back order, più che altro perchè non compro se non ho necessità di un bene.

    Di sicuro la proposta di pay per click è offensiva per il margine basso del guadagno. Campagne di annunci dei maggiori network ad esempio quelle del grande “G” hanno costi nettamente superiori a 0,15 centesimi minimo. Diciamo chiaramente che questa è una idea di marketing eseguita in maniera bruta per portare il marchio il più possibile alle attenzioni di un gran numero di utenti in tempi brevissimi. Una strategia che sicuramente porta dei vantaggi… ma solo al marchio.

    In effetti, gentile Laura, l’esternazione del suo sentimento non fa altro che mettere in evidenza in modo eccessivo il marchio e in un certo senso, segue il concetto di un vecchio detto che recita più o meno così: “parlate di me, nel bene o nel male purchè ne parliate”. Sono certo che lei non ha fatto riferimento a questo concetto nel comporre il suo articolo, ma comunque ciò che ha scritto ha attirato le attenzioni di moltissimi utenti.
    Attenzioni tali da far intervenire anche un responsabile del sito in questione per chiarire il metodo utilizzato dal sito nelle proprie campagne pubblicitarie e non solo.

    A parte queste mie opinioni personali, più che altro critiche sul metodo di propaganda di made .com, apprezzo moltissimo il contenuto del suo articolo che in ogni caso esplica cose che molti ignoravano.

    Giulio

  7. Abbiamo acquistato molto su made. Devo dire le lampade molto belle. Ne ho acquistate due a distanza di un mese l’una dall’altra e sono arrivate a distanza di due giorni dopo tre mesi. Con i coupon é stato un’affare e la qualita é ottima.

    Il divano… Be bello pero dopo sei mesi di utilizzo si é ammorbidito davvero troppo. Non é costato molto 400 euro é un tre posti e esteticamente è bello. Un piedino é arrivato spanato e cosi é rimasto. Peccato nel mezzo é duro ai lati troppo morbido, la qualita insomma non il massimo, con lo stesso prezzo avrei preferito un ikea…

  8. Complimenti a Laura Traldi per l’ottimo articolo e peccato che sia arrivato in ritardo …da addetto ai lavori e’ gia’ un po’ che mi riprometto di capire un po’ di piu’ di Made.com ma non ne avevo ancora avuto il tempo ….
    Cosi’ di primo acchito :

    Senza intermediari mica tanto …vedo una ventina di persone del team che piu’ o meno rappresentano la forza lavoro di un editore leggero che terziarizza Produzione ( ovvio ) , ma anche Logistica , Comunicazione , Fiere etc
    Design non lo vedo ….chi sono i designers ?
    Rapporto qualita’ prezzo non lo so …il tempo sara’ galantuomo

    Detto questo va riconosciuta una certa dose di gusto nella scelta dei materiali , dei colori , delle forme che potrebbero far pensare a una Ikea on line piu’ Intelletualizzata ( anche se il deja vu e’ a volte imbarazzante ) .

    In ogni caso auguriamogli una migliore sorte di quella avuta dai vari Califfati del Design che hanno tentato di entrare nel mercato durante gli ultimi 10 anni , sia come creazione di nuovi Brand che come Take over di Aziende storiche decotte …..

  9. fabio says

    A settembre abbiamo acquistato un tavolo della collezione Edelweiss per 349 euro.
    Ci viene consegnato dopo un mese e mezzo circa da un corriere che si presenta
    senza nessun tipo di preavviso.
    Dopo aver spacchettato ci accorgiamo che una delle viti per il montaggio di una gamba è rotta,
    ma soprattutto il piano presenta delle bolle nell’impiallacciatura.
    Ci vengono proposti 70 euro come risarcimento (o buono da 140) o la possibilità di sostituire o restituire il tavolo.
    Optiamo per la sostituzione e dopo aver smontato e reimpacchettato il tutto attendiamo il corriere per la consegna del nuovo tavolo.
    Nuovo spacchettamento e nuovo montaggio: il piano se possibile ha più difetti del precedente.
    Alle nostre rimostranze viene risposto che avrebbero controllato con il “team qualità la linea di produzione”…e di nuovo risarcimento, buono, sostituzione o restituzione.
    Alla fine optiamo per il risarcimento (impensabile smontare/rimontare, reimpacchettare/spacchettare e soprattutto avere a che fare col corriere “a sorpresa” per la terza volta).
    Morale: almeno per i tavoli conviene dotarsi di belle tovaglie… o meglio: evitare!

  10. Elodie says

    Riflessioni molto interessanti. Ma una domanda: a parte Ikea da una parte e i bellissimi marchi italiani di design con prezzi alti e anche altissimi dall’altra parte, c’è una via di mezzo in Italia? Mi potrebbe consigliare marchi di qualità a prezzi accessibili ma non scontati? Grazie in anticipo!

  11. Every weekend i used to go to see this web site, as i wish for enjoyment,
    for the reason that this this site conations really good funny stuff too.

  12. Paolo says

    Ormai made.com non c’è più in Italia. Peccato perché erano prodotti davvero validi a un prezzo più che adeguato. Evidentemente in Italia preferiamo le schifezze dell’idea o strapagare i prodotti dei grandi designer. Quanto al valore dell’opinione degli influencer, per quanto mi riguarda 0.15 equivale a strapagarne il loro reale valore di accatonaggio. Sono sempre lì a elemosinare prodotti gratis, per carità…. Schiattassero tutti.

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