Design, Progetti
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Mamma Miaaa: cibo, memoria e design a Matera 2019

Ci si chiede spesso cosa facciano esattamente i designer che non disegnano oggetti. E in che modo il design possa tornare fare cultura. Mamma Miaaa, un evento collettivo che fa parte di Matera Capitale Europea della Cultura 2019 lo spiega.

Anche se di fatto si tratta di una serie di cene, Mamma Miaaa è un progetto di design. E di design che crea cultura. «Perché cultura non è quello che vediamo in un museo su un piedistallo. Ma il racconto di chi siamo, come viviamo e come vorremmo vivere». (La definizione è di John Thackara)

Cos’è Mamma Miaaa

Mamma Miaaa è uno dei progetti di Matera 2019, co-prodotto con Casa Netural (un coworking, coliving e incubatore di Matera) in collaborazione di Idlab di Stefano Mirti (su di lui leggi anche qui) e John Thackara. Si tratta di un sistema di cene aperte e tutti (per partecipare, www.mammamiaaa.it) in cui l’ospite prepara una ricetta tradizionale della sua famiglia insieme a dieci invitati. Di cui due devono essere sconosciuti.

Social dinners

L’idea alla base di queste social dinners è semplice. Dare una scusa alle persone per riscoprire la propria storia e tradizione familiare e condividerla. In modo informale, partecipativo e conviviale, coinvolgendo amici e conoscenti. Ma allargando il tiro, includendo degli sconosciuti. Usare quindi la cultura materiale del cibo come strumento per creare qualcosa insieme, condividerla e ovviamente stabilire nuove relazioni. Come accade nei social network, ma questa volta in chiave fisica. Gli incontri avverranno a date stabilite in diversi luoghi. E il numero totale dei partecipanti, alla fine, sarà di 10mila persone.

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Cosa c’entra allora il design?

Perché il design è alla base di una serie di happening che sembrano quasi dei party? La ragione è tutta nella qualità e nella finalità del progetto. Perché di eventi partecipativi come questo ce ne sono tantissimi. Basti pensare ai sempre più numerosi stunt pubblicitari che occupano i suoli urbani, fanno ridere o riflettere e coinvolgono la popolazione sui social. La differenza, però, è nella qualità della partecipazione. Che, a mio parere, è sempre direttamente proporzionale all’impegno progettuale impiegato per farli funzionare.

Esperienze libere, ma in una griglia progettata

Nel caso di Mamma Miaaa l’esperienza sarà libera e sempre diversa, costruita di volta in volta da persone diverse in luoghi diversi. Però si svilupperà all’interno di una griglia accuratamente progettata.

Ci sarà, per esempio, una memoria digitale organizzata che verrà costruita di volta in volta. Non solo selfie e foto sui social ma anche un archivio accessibile a tutti sulle ricette, su come prepararle sulla storia familiare che raccontano, e sull’esperienza che hanno fatto vivere agli ospiti. E ci sarà anche una legacy analogica, condivisibile a fine evento. Mentre, di pari passo, verrà realizzata una community europea di food curator, persone che usano il cibo per scopi sociali e di aggregazione.

Come un algoritmo random

Questa libertà all’interno di una griglia predefinita mi ha fatto venire in mente il Random design di alcune stampanti digitali (come quella usata da Pietro Corraini e di cui abbiamo parlato qui). In questi strumenti, una volta forniti dei parametri entro i quali muoversi, un algoritmo progetta liberamente dove stendere il materiale. E il risultato sono oggetti sempre diversi ma in totale armonia di proporzioni se messi uno di fianco all’altro. Chissà se Stefano Mirti e John Thackara hanno volutamente tradurre in un progetto di design partecipativo un modus operandi del digitale. Resta il fatto che l’assoluta contemporaneità di questo approccio è secondo me evidente, forse anche per questa ragione.

Pensare, fare e raccontare

Ecco come Stefano Mirti di idlab e John Thackara hanno spiegato la logica progettuale di Mamma Miaaa. «Un tempo si facevano i progetti e poi si pensava a come raccontarli», ha detto Stefano Mirti alla conferenza stampa di presentazione oggi in Triennale. «Ma ora viviamo in un momento storico in cui gli avvenimenti vivono di comunicazione. Che è interessante se non è solo fruizione di un attimo (lo snapshot sui social). Ma quando riesce ad articolarsi in un pensiero che resta».

Un lato pop. E la memoria

«Mammia Miaaa ha quindi un lato pop che rende facile la partecipazione di tutti: la cena aperta», ha continuato Mirti. «Che è un evento in cui si partecipa insieme alla creazione di qualcosa di istantaneamente fruibile in modo digitale (le foto sui social). Le ricette, le storie delle famiglie che le hanno inventate e come prepararle rimarranno anch’esse disponibili per tutti in un enorme archivio digitale. Però le cene avranno anche una legacy analogica che creerà una nuova partecipazione. Infatti le ricette, insieme ai volti degli ospiti, verranno stampate su dei piatti in ceramica. Diecimila in tutto, provenienti da tutta Europa. Li esporremo in una cava durante Matera 2019. E tutti i partecipanti saranno inviati a una enorme cena celebrativa collettiva davanti al luogo dell’esposizione».

Cittadini d’Europa

Grazie a questa accurata progettazione, Mamma Miaaa avvicina quindi i cittadini d’Europa tra loro raccontando storie legate al cibo. A questa “memoria” si unisce poi il lato social dell’esperienza. Perché è in fase di sviluppo una piattaforma che faccia connettere i “food curator” europei. Chi siano queste persone lo ha spiegato John Thackara. «A partire dal caso degli orti condivisi in città di Todmorden in Inghilterra (dove i cittadini possono fare la spesa gratis negli orti condivisi della città), sempre più individui usano i cibo per creare nuove relazioni, scambi sociali e culturali e migliorare la qualità della vita. Vorremmo usare Mamma Miaaa per aiutarli a connettersi tra loro, per valutare e paragonare best practise e ispirarsi a vicenda».

 

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