Architettura, Progetti
Leave a comment

Milano Design Film Festival. Il cinema che insegna l’architettura

«Alcuni film di architettura sono come dei coffee table book. Inutili» ha detto Marco Müller alla presentazione della settima edizione del Milano Design Film Festival. Dove si è parlato non solo di novità (due premi, una guest curator d’eccezione, una selezione più accurata) ma anche di cosa davvero significhi utilizzare le tecniche del cinema in architettura.

Quanto l’architettura serva al cinema è chiaro da sempre. Interni, città e oggetti fanno infatti parte integrante di qualsiasi narrazione.

Per la prima volta quest’anno, il Milano Design Film Festival – MDFF – presenta l’architecture Film Award, primo del genere. Premierà con 7000 euro un lungometraggio sulla storia dell’architettura e con 3000 euro progetti audiovisivi commissionati da studi di progettazione per promuovere la propria attività. Il bando è disponibile a questo link.
 

Quanto invece il cinema serva all’architettura e al progetto in generale è invece molto meno evidente. Perché è chiaro che l’audiovideo può giocare un ruolo fondamentale nell’ampliare la comprensione del gesto architettonico. Ma in che modo?

Davanti a una domanda come questa affiorano immediatamente alla mente migliaia di riprese spericolate e di sguardi iperbolici sulle città. È offrendo incontri ravvicinati di questo tipo o trasformando edifici, interni o quartieri in luoghi iconici (spesso, addirittura, facendoli diventare mete di viaggio) che il cinema aiuta l’architettura? MDFF 2019

Uno sguardo intelligente su questo tema lo ha fornito Marco Müller, storico e critico di cinema, produttore e titolare della Cattedra di Stili.e Tecniche del Cinema dell’Accademia di Architettura di Mendrisio, durante la conferenza stampa di presentazione dell’edizione 2019 del Milano Design Film Festival (24-27 ottobre 2019).

Il “primo incontro” con l’architettura

«L’audiovideo ha un potenziale infinito quando si tratta di approfondire, allargare e diffondere il senso dell’architettura», ha detto. «Lo strumento multimediale, infatti, permette di esplorare nel tempo uno spazio volumetrico. e creare le condizioni per sviluppare un rapporto emotivo tra l’edificio e chi lo penetra. Un buon film di architettura fa leva sul “primo incontro” per scatenare un potere analitico nel visitatore, permettendogli di mettere a fuoco, prima ancora delle riprese, gli elementi che permettono una percezione sempre rinnovata dello spazio». MDFF 2019

La libertà di analisi che nasce quando si appoggia uno sguardo da cineasta sull’architettura va, secondo Müller, sfruttata fino in fondo. «Per questo stimoliamo i nostri alunni dell’accademia di Mendrisio a non visitare gli edifici insieme agli architetti che li hanno costruiti. È giusto invece che abbiano la possibilità di cogliere gli elementi di verità architettonica che è loro. Quelli che magari l’architetto non rivendica nemmeno». MDFF 2019

Architettura e cinema stimolano la percezione aptica

Müller ha anche ricordato che l’architettura e il cinema hanno in comune la capacità di stimolare la percezione aptica. «Le due discipline permettono all’uomo di acquisire una modalità di movimento nello spazio.che consegnte di conoscerlo inconsapevolmente e poi di abitarlo. Vedere un film può quindi essere l’equivalente del vivere in un edificio. Se girato con un intento di esplorazione e conoscenza, è uno strumento utilissimo per cogliere il senso dell’architettura».

Lo spartiacque: un film su Louis Khan

Il benchmark, in questo senso, è My Architect, il film (candidato all’Oscar come miglior documentario) di Nathaniel Khan sul padre, l’architetto Louis Khan. «Era il 2003 quando è uscito e quell’anno è stato uno spartiacque per il rapporto tra cinema e architettura», ha continuato Müller. Da allora, grazie alle serie TV dedicate (per esempio in Francia e Germania su Arte) e soprattutto ai Festival, siamo tutti più in grado di capire. come la multimedialità sia diventata uno strumento didattico importante per le scuole di architettura».

È su questo ruolo esplorativo, educativo ed emozionale del cinema di architettura e design che il Milano Design Film Festival si concentrerà quest’anno.avvalendosi – oltre che di Porzia Bergamasco – anche della guest curator Alice Rawsthorn, celeberrima critica di design del New York Times. Il suo intento chiarificatorio e didattico nella comunicazione di design è evidente. anche solo guardando il suo account Instagram (da non perdere il suo ultimo libro Design As An Attitude).

Selezionare è la nuova sfida

«Dopo 7 anni, è chiaro che ormai il messaggio è stato recepito», dice Silvia Robertazzi, co-fondatrice del MDFF con Antonella Dedini. «Il cinema è uno strumento fondamentale per informare ed educare il mondo su design e architettura. La sfida oggi è lavorare di qualità: scegliere quello che vale la pena raccontare e spiegare al pubblico il perché delle nostre scelte. Avremo meno titoli, saremo più selettive nella scelta. Vogliamo che sia chiaro, nel marasma dei contenuti che arrivano da tutte le parti, cosa è giusto trattenere e cosa è meglio lasciar perdere. E, soprattutto, perché».

Cover photo: da My Architect, di Nathaniel Khan, 2003

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *