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MEET a Milano. La promessa di un umanesimo digitale

Toni da liceo classico più che da start up. Il primo centro internazionale per la cultura digitale MEET a Milano promette un nuovo umanesimo.

Laboratori rinascimentali, pensiero leonardesco, progetti a misura d’uomo. Alla presentazione del primo centro internazionale per la cultura digitale MEET, di Meet The Media Guru e Fondazione Cariplo (sarà all’ex spazio Oberdan) si è parlato di concetti da liceo classico più che da start up. Ma chi pensa che filosofia, etica, design, arte e la cultura umanistica in generale non c’entrino nulla con il digitale ha del digitale una percezione sbagliata. Vecchia. Da consumatore più che cittadino. Da utente più che da co-creatore. «Il digitale non è tecnologia, non è comunicazione, non è intelligenza artificiale», ha detto Maria Grazia Mattei, creatrice della piattaforma Meet The Media Guru e direttore del MEET. «Il digitale è il dna della cultura contemporanea». Un dna geneticamente modificabile, una materia (immateriale) da plasmare per costruire e non subire il futuro.

Colmare il divario digitale: per l’economia…

Infatti lo scopo del centro internazionale per la cultura digitale MEET è dichiaratamente quello di colmare il divario tra chi è digitalmente alfabetizzato e chi non lo è (in Europa, solo il 56% dei cittadini ha competenze di base, con l’Italia leggermente sotto la media).

Farlo – nel momento in cui la rivoluzione digitale sta accelerando, con l’avvento dell’intelligenza artificiale – è innanzitutto una necessità economica per il paese e per la forza lavoro. Perché – come ha spiegato Lucilla Sioli, direttore industria digitale DG connect della Commissone europea – le piccole e medie imprese italiane non saranno in grado di continuare a competere anche nei settori in cui eccellono senza digitalizzarsi e non potranno farlo se non sono in grado di reperire le competenze adatte sul territorio. E allo stesso tempo chi non avrà questo genere di conoscenze non sarà impiegabile nel mercato del lavoro.

…ma soprattutto per poter decidere in quanto cittadini

Ma colmare il digital divide – ed è qui che il discorso si fa più interessante e meno scontato – è anche un obbligo nei confronti dei cittadini. Perché «il villaggio globale è una cosa meravigliosa ma anche pericolosa», ha ricordato il professor Luigi Ferrara, a capo dell’Institute Without Boundaries del George Brown College di Toronto. Dove si stanno investendo più di 50 milioni di dollari per creare le Google Sidewalks, zone-test per le future smart cities. E dove, proprio per questo, «è necessario vigilare, considerando tutto questo un’opportunità ma essendo coscienti anche dei pericoli» (per un punto di vista “anti” sulle Google Sidewalks leggi qui). Di questi pericoli abbiamo parlato per esempio qui e anche qui (box con intervista a Cathy O’Neil). «Il nostro istituto – che lavorerà a stretto contatto con il nuovo centro internazionale di cultura digitale MEET di Milano – è basato sull’idea che per affrontare problemi complessi come quelli di oggi in relazione all’uso della tecnologia e dell’intelligenza artificiale in ogni settore della vita sono necessarie squadre rinascimentali, professionisti che mettano insieme competenze diverse, guidate da un unico pensiero leonardesco, olistico, sistemico», ha detto Ferrara. «Tutto sta andando molto velocemente, tutto sta implodendo. E se non impariamo come vivere e progettare insieme, a partire dal digitale, non potremo mai creare quel futuro migliore che è alla nostra portata grazie alla tecnologia, usata bene».

Un paesaggio molto milanese

È lo stesso pensiero che ha fatto nascere la Milano Digital Week (di cui abbiamo parlato qui) e Manifattura Milano (di cui abbiamo parlato qui). C’è infatti in MEET, come del resto da sempre in Meet The Media Guru, quella ricerca di contaminazione e di avvicinamento orizzontale tra le discipline in cui l’Italia è da sempre maestra – e in cui design e designer hanno moltissimo da dire – e in cui forse si annida una sua rivincita anche nei confronti dei big della tecnologia.

«Non so cosa ci sia di più milanese di un progetto come MEET», ha detto il sindaco Beppe Sala.

Come dargli torto?

Foto: Alice Pietrantonio

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