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Milano Digital Week. Un esperimento di inclusione per la città

Cos’è la Milano Digital Week, perché è nata e come ci si muove nel suo programma di eventi dal 15 al 18 marzo: che sono gratuiti, pensati intorno alle necessità del cittadino, e per tutti.

Dopo il design, la moda, il food, i libri sarà la tecnologia a portare i milanesi in giro per la città, a caccia di eventi da non perdere. Dal 15 al 18 marzo parte infatti la prima edizione della Milano Digital Week (il programma è online da oggi e lo trovate qui).

Di quanto Milano stia cambiando ben oltre il suo “hardware” di grattacieli e architetture firmate e della nascita di iniziative per fare sistema abbiamo già parlato qui. E la Milano Digital Week si inserisce perfettamente in questo percorso di apertura, inclusione e innovazione votata alla trasformazione sociale di cui la città è diventata araldo. Il suo scopo, infatti, è aprire ai cittadini un mondo frammentato ma connesso, in evoluzione continua e in grado – potenzialmente – di avere un impatto sostanziale sul quotidiano di tutti. Perché, che ci piaccia o no, saranno algoritmi e sistemi di intelligenza artificiale a governare tanti aspetti delle nostre vite. E comprendere come funzionano, quali vantaggi possono portare e tenerne a bada i lati oscuri comportano (perché chi glorifica la tecnologia tout court non l’ha davvero capita, su questo leggi qui) è non solo un dovere ma anche e soprattutto un diritto (su questo leggi anche qui).

Di tutto questo abbiamo parlato con Nicola Zanardi di HubLab, ideatore della Milano Digital Week insieme a Carlo Noseda, Presidente di IAB Italia e Ceo&Managing Partner M&C Saatchi).

Perché c’era bisogno di una Milano Digital Week?

«Innanzi tutto per chiarire cos’è il digitale. Cioè non un semplice sinonimo di tecnologia ed elettronica ma uno strumento per rendere più facili e veloci tutti i processi, dalla progettazione alla realizzazione di prodotti e servizi. Non solo big data quindi ma anche sistemi che permettono di mettere in connessione persone e idee diverse all’interno di processi creativi: in architettura, in comunicazione, nel banking. È fondamentale che il grande pubblico colga questa differenza perché solo in questo modo gli risulteranno chiare le potenzialità che il digitale offre, ben oltre l’uso di app e social network».

BASE Milano, in via Bergognone, sarà il cuore della Milano Digital Week

Sono argomenti di solito per addetti ai lavori. Perché serve che i cittadini ne colgano il senso?

«Perché il digitale si è insinuato in ogni attività umana, sta cambiando non solo le professioni e le aspettative di lavoro ma anche ambiti come sicurezza, formazione, sanità. Che, non a caso, sono tra i 14 cluster tematici della Milano Digital Week. Comprendere il modo in cui questa trasformazione sta avvenendo è un diritto di tutti. Il nostro slogan Milano Connette Milano vuol dire proprio questo. Collegare parti attive e creative che spesso di conoscono in ambienti verticali ma che spesso non hanno rapporti orizzontali; e gettare un ponte tra loro e i cittadini. Perché il digital divide non è solo anagrafico ma spesso ha a che fare con l’universo in cui le persone si muovono. Il senso vero dell’innovazione digitale (che non è un fine ma un mezzo per cambiare e trasformare il mondo che abitiamo) spesso sfugge anche a persone di grande cultura e professionalità. E questo semplicemente perché si occupano di settori meno esposti alla progettazione»

La Milano Digital Week ha un programma vastissimo di eventi. Come li avete selezionati e come si può orientare il pubblico?

«Innanzi tutto ci tengo a dire che l’accesso sarà gratuito a tutti gli eventi, anche se per alcuni bisognerà iscriversi per motivi di spazio. E sottolineo che non sarà necessario sapere cos’è la blockchain o la manifattura digitale per orientarsi nel palinsesto. Infatti i contenuti sono focalizzati in 14 cluster legati alla vita dei cittadini: salute, educazione, società, città, welfare, mobilità, business, sicurezza, software, manifattura, data e pagamenti digitali, comunicazione e arti. Lo spirito, insomma, è quello del Fuorisalone: porte aperte.

La Cascina Cuccagna, anch’essa sede di eventi durante la Milano Digital Week

Per selezionare i partecipanti abbiamo creato una call che ci ha anche aiutati nella mappatura di questa realtà frammentata. E alla fine, al palinsesto hanno contribuito realtà dalle più piccole alle più grandi: università, luoghi di ricerca e formazione, aziende, associazioni, start up, nuovi attori della manifattura urbana. Ogni realtà ha poi messo in scena dibattiti, mostre, seminari, performance, workshop, hackathon, laboratori. Ci saranno ovviamente anche proposte di intrattenimento diffuse. Come la maratona musicale di 36 ore in live streaming alla Torre Branca, di Elita con Radio Raheem. Ma il programma è vastissimo, si trova sul sito».

Quanto serve a Milano tutto questo?

«Moltissimo. Perché Milano è una città ricchissima in termini di qualità individuali, formazione, progetti e saperi. Più questi andranno in circolo, più torneranno a nascere le grandi idee. Ci sono tanti circuiti di innovazione, pensiero e trasformazione già attivi, ma spesso funzionano verticalmente: la sfida è non dimenticarli, dargli dignità e prospettiva. Per farlo non servono soldi, come spesso di dice. Ma una somma di attrattiva, integrazione, goverance, entropia, meritocrazia, rispetto, dialogo, flessibilità, autonomia. È questa la formula della sostenibilità prossima ventura, che oggi più che mai è la capacità di governare più discipline contemporaneamente, di dare un senso alla complessità creata dall’enorme massa di conoscenza e applicazioni che anche la rete ha contribuito a diffondere».

(La Milano Digital Week è promossa dal Comune di Milano e realizzata da Cariplo Factory in collaborazione con l’Interactive Advertising Bureau e HubLab e resa possibile grazie a BMW Italia, Fastweb, IntesaSanPaolo, Nexi, Samsung Italia, AutoScout24 e TeamSystems)

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