Inchieste, Inchieste in primo piano, Società
Leave a comment

Paesaggio, psicologia e design. Il caso Prada Valvigna

Immergersi nel paesaggio fa diventare più creativi. Vivere a contatto con la natura aumenta il benessere. Ma non bastano cespugli e aiuole per trasformare un luogo di lavoro in una fabbrica-giardino. «Al verde serve il design», dicono gli esperti. E progetti-manifesto come quello di Guido Canali per Prada a Valvigna.

READ THIS ARTICLE IN ENGLISH

SCARICA QUI IL PDF DELL’ARTICOLO PUBBLICATO SU D LA REPUBBLICA

 

Mentre si passeggia nella fabbrica di Prada progettata da Guido Canali a Valvigna, viene spontaneo interrogarsi su quanta serenità ci regali davvero il contatto con la natura. Perché è questo il sentimento serenità che si prova qui, in provincia di Arezzo, a due passi dall’autostrada. In un luogo che dovrebbe essere di fatica perché votato al lavoro e alla produzione. Invece tutto – i filari di pioppi cipressini, i pergolati di viti, gli specchi d’acqua – lascia inebriati. e rinvigoriti dalle essenze contadine toscane che si respirano nell’aria: sambuco, caprifoglio, Ampelopsis ed edera.

Può davvero la natura renderci più felici? E quanto?

La risposta a questo quesito vecchio come il mondo ora c’è, e viene da uno studio dell’European Center for Environment and Human Health (condotto per 18 anni su 10mila persone). «L’accesso al verde rappresenta, da solo, il fattore in grado di aumentare il benessere dell’essere umano. Nel lungo termine persino più di una relazione d’amore», dice Matthiew White, autore della ricerca. Che è come dire che tra un giardino e un partner, per avere un sentimento di pienezza, il primo dà più certezze del secondo. P

Prada’s Industrial Complex in Italy

rada Valvigna verde lavoro design

Del potere salvifico della natura si parla da decenni tra gli scienziati.

Erano gli anni ’80 quando Roger Ulrich (ora professore di architettura al Center for Healthcare Building Research della Chalmers University of Technology in Svezia) riuscì a dimostrare che i degenti ospedalieri in stanze con vista sulla natura vengono dimessi molto prima degli altri. Ed è da allora che Ulrich, lui stesso in passato ammalato per lunghi mesi, si adopera per la causa dei giardini terapeutici. cioè luoghi verdi progettati appositamente per far stare bene (e far guarire prima) i malati. Prada Valvigna verde lavoro design

LEGGI QUI SUI GIARDINI TERAPEUTICI DA DESIGN@LARGE

Ma se la natura può aiutare chi soffre, cosa potrebbe fare per chi è sottoposto ogni giorno a stress, fatica fisica o mentale, necessità di concentrarsi per lunghi periodi? In altre parole, per chi lavora? Secondo Francesca Pazzaglia, che dirige il Master in psicologia architettonica e del paesaggio dell’Università di Padova, è un tema su cui si riflette sempre di più.

Prada’s Industrial Complex in Italy

La psicologia del peaesaggio

«Se ne occupa la psicologia del paesaggio, una disciplina che in Italia è nuova (il Master di Padova è al terzo anno di vita, ndr) ma che sta facendo breccia nelle aule di università, negli studi di progettazione e tra la gente». Non è, secondo Pazzaglia, una moda estetica. «Piuttosto direi che è una necessità collettiva legata all’epoca che stiamo vivendo. Perché l’impennata nella complessità del quotidiano, la quantità del costruito e l’ubiquità della tecnologia creano spaesamento. La natura, in questo contesto, non è più ornamento ma la risposta a un bisogno fisico di ristoro mentale e fisico». Che, in un ambiente lavorativo, si traduce anche in migliore produttività.

TI POTREBBE INTERESSARE “DESIGN E CLIMATE CHANGE” CLICCA QUI

Uno studio dell’Università del Kansas condotto da Paul Atchley ha dimostrato come la possibilità di immergersi nel paesaggio aumenti le prestazioni creative e le capacità di problem solving del 50 per cento. Non stupiamoci quindi del fatto che, dopo i tavoli da ping pong e le piste da skateboard, siano ora i giardini condivisi il nuovo must delle grandi corporation della Silicon Valley, da Yahoo a Google, che sono perennemente a caccia di talenti e di trovate per tenerseli stretti. Prada Valvigna verde lavoro design

Secondo Helena Chance, autrice di The Factory in a Garden (Manchester University Press, 2017), questo nuovo interesse per il paesaggio nel mondo del lavoro non è una novità. ma un ritorno: a un momento storico in cui un’altra rivoluzione tecnologica, quella industriale, sconvolse il mondo.

La storia delle fabbriche-giardino è iniziata con la rivoluzione industriale

«Chi dice fabbriche vittoriane pensa ad ambienti fatiscenti e oscuri, con operai esausti e sfruttati, ma in molti casi l’immagine è falsata», spiega Chance, docente di storia del design alla Buckinghamshire New University. «L’idea di giardini e parchi per i dipendenti ha una lunga storia, che inizia proprio agli albori della rivoluzione industriale».

Lo sappiamo bene anche in Italia che, nella storia della fabbriche-giardino, ha un ruolo fondamentale. Fu infatti Adriano Olivetti a far progettare un luogo di produzione che fosse anche “da sogno” all’architetto napoletano Luigi Cosenza insieme al paesaggista Pietro Portinai, immaginandosi «un operaio che quando stacca getta lo sguardo sul golfo, e poi riprende rinfrancato ad assemblare».

Eccezioni in un paesaggio incentrato sul profitto (e sul breve termine)

«Erano però casi isolati, dovuti a un’imprenditoria illuminata più che a una convinzione diffusa del verde come fattore di benessere», spiega Pazzaglia. «Nella maggior parte dei casi, quando si progettava e quando tuttora si progetta un ambiente industriale, si dà valore ad aspetti puramente economici e si investe per ottenere vantaggi immediati, senza porsi domande sui fattori che possano invece portare benefici più importanti sul lungo termine. Come il paesaggio. Spesso aggiunto come decorazione e lasciato privo di cura».

Per portare benessere, il paesaggio ha biogno di design

È uno degli errori principali. Perché un paesaggio che porta benessere non è un semplice prato e nemmeno un bel bosco in prossimità dell’ambiente di lavoro. «Va progettato», continua Pazzaglia, «tenendo presente il fattore psicologico. La natura selvaggia, per esempio, spaventa. E quella abbandonata sa di degrado. Mentre risultano attraenti e accoglienti gli spazi aperti, con una vegetazione non troppo fitta, con alberi a chioma larga e acqua. Ciò che ci fa stare bene è la “leggibilità” del paesaggio. Capire qual è l’accesso, quali vie sono percorribili e dove ci porteranno. Se ci sono edifici, il verde deve aiutare a navigarci in mezzo, offrendo protezione e indicando immediatamente la funzione del costruito. La natura regala serenità, è vero. Ma, in un contesto umano, solo se nasce da un design pensato».

L’eccellenza in un esempio Italia. Guido Canali per Prada a Valvigna

Come nel caso della fabbrica di Prada a Valvigna. Dove vi sono quattro ambienti principali: il fabbricato a due piani con il magazzino e i laboratori di campionario, i locali con le centrali elettrica, termica e idraulica, la mensa e gli uffici. Tutti chiaramente distinti e leggibili, ma uniti tra loro da un “discorso verde”. La mensa e l’atrio degli uffici sono immaginati come serre, con coperture trasparenti protette da un pergolato per il controllo microclimatico. I laboratori, con le loro lunghe vetrate, si affacciano su aree verdi pensili, un fondale che muta con le stagioni. Mentre tra il piano terra e il primo piano si aprono spazi a triangolo interni, aree piantumate per i momenti di pausa.

«I giardini segreti, i pergolati ombrosi, gli stagni lucenti non rappresentano un compiacimento formale. ma il rispetto per la dignità e la salute, anche psichica, di chi tra queste mura e questi giardini deve lavorare», dice l’architetto che ha progettato il complesso, Guido Canali. Chi entra a Valvigna, insomma, si sente immediatamente circondato dal bello. Ma il piacere estetico della soluzione paesaggistica e architettonica non deve essere il fine di un progetto a misura d’uomo: semmai il mezzo per arrivare al suo cuore.

Le fabbriche-giardino di Guido Canali sono state raccontate in volume, a cura di Italo Lupi con il coordinamento editoriale di Francesca Picchi: «Guido Canali, architetture per Prada». Per informazioni clicca qui.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *