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Cashmere estremo

Ha a che fare con moda e sport estremi. Eppure la storia di PALU Cashmere fa venire in mente certi cortocircuiti del design: quelli che nascono quando una passione crea un’intuizione che risolve un problema in modo semplice ed elegante.

Come mai nessuno ci ha pensato prima? È la domanda mi sono posta ascoltando la storia di PALU Cashmere, un nuovo marchio con base in Canada che sviluppa e produce in Italia confezioni altamente performanti per l’outdoor utilizzando questa fibra naturale. Perché l’idea di usare questa fibra leggera, morbida e altamente protettiva (8 volte di più rispetto alla merino) era venuta anche a Walter Bonatti, che si avvolgeva nel cashmere prima di affrontare le cime. Ma poi lo sviluppo di tessuti tecnici ha in messo un po’ da parte questo materiale naturale e costoso, trasformandolo progressivamente in un sinonimo di lana di lusso.

Design e sport estremi

A far rinascere il legame tra cashmere e performance sportiva hanno pensato i personaggi della storia di PALU. Che sembrano anch’essi parte di un cortocircuito. C’è Sean Gibbs. Inglese, abita in Italia da anni e ha un passato da grafico, un presente da pilota di aerei e una passione per le escursioni estreme in mountain bike. C’è Rebecca, sua sorella: interior designer e sciatrice. Abita in Canada con il marito Davide Bizzarri, velista semiprofessionista e alpinista. È lui, stilista e imprenditore, la connessione con il cashmere: la sua famiglia, infatti, ha creato un’impresa che lo lavora dal 1959 (Artigiani Italiani), e che lo produce in Italia ma ha sede a Vancouver.

Heritage e tecnologia

Cosa c’entra il design con una linea di confezioni per l’outdoor? In questo caso molto. Perché le collezioni di PALU Cashmere nascono da un processo di pensiero molto simile a quello di tanto progettare contemporaneo. E cioè unire il saper fare artigianale e l’heritage italiano con la ricerca high tech sui materiali per creare prodotti funzionali ed ecologici ma belli, pensati per una nicchia di appassionati internazionale. In questo caso quella dei fanatici di outdoor.

Protezione a strati

L’idea è semplice ma geniale. Utilizzare il cashmere naturale non solo per gli indumenti che stanno a contatto con il corpo. Quindi maglie, maglioni, scaldacolli e passamontagna ma anche gilet e giacche esterni, salopette e pantaloni. Vitale, in questo procedere per strati, è stata l’introduzione del nano cashmere, materiale idro-repellente sviluppato lavorando sulle molecole della fibra naturale, seguendo un processo di design biomimetico (di questo tipo di progettualità abbiamo parlato anche qui).

Da Walter Bonatti a Liz Rose, 26 anni, 7 summits

«Da sportivi e amanti del bello, siamo da sempre alla ricerca di indumenti in grado di soddisfare le nostre esigenze, spesso estreme viste le condizioni in cui ci troviamo a praticare le nostre passioni», dice Gibbs. «Memori di Walter Bonatti, per testare i prototipi delle nostre collezioni volevamo un alpinista. E vista la nostra doppia nazionalità, a far da contraltare alla leggenda italiana abbiamo scelto una giovanissima canadese, la 26enne Liz Rose. Che, a 26 anni, ha appena completato i Seven Summits, le cime più alte di tutti i continenti, indossando PALU Cashmere». Come dire, sarà anche morbido e pregiato, ma d’ora in poi sarà difficile guardare il cashmere solo come un filato da salotto buono.

La collezione 2018/19 non è ancora disponibile. Ma una visita sul sito vale la pena per vedere il bellissimo video di apertura. Per i mountain lovers….

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