Comunicazione
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Perché l’editoria ha bisogno di un po’ di «vinile»

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Qualche settimana fa, Paolo Priolo di Klat Magazine mi ha detto che secondo lui non c’è «nessun futuro» per l’editoria cartacea. Nessuno come noi, che lavoriamo sulla carta stampata, sa quanto il settore sia effettivamente in crisi, a partire dalle entrate pubblicitarie. L’accoppiata crisi economica e sviluppo di ebook e tablet per la lettura di quotidiani e magazine sembra infatti spingere il futuro in direzione di uno sviluppo prevalentemente online dell’editoria.

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Davanti a queste constatazione, ormai sotto gli occhi di tutti, c’è ovviamente chi si straccia le vesti per amore della carta: li capisco, anch’io amo la stampa; ma parlare solo del profumo della carta e dell’inchiostro non salverà il settore. Di fianco a costoro c’è però anche chi – con atteggiamento più innovativo e propositivo – accetta la sfida del digitale e scommette sulla carta stampata facendo leva sulla trasformazione. Vale a dire su un modo di pensare e progettare la comunicazione diverso, in cui il design ha un ruolo fondamentale.

Già anni fa Alice Rawsthorn, editorialista dell’International Herald Tribune, spiegava come le uniche riviste che verosimilmente sopravviveranno all’attuale crisi saranno quelle in grado di «trasformarsi in libri», di regalare cioè preziosità e ricercatezza non solo nei contenuti ma soprattutto nella loro fisicità: nella grafica, nella tattilità, nel susseguirsi di contenuti capace di offrire stimoli visivi e intellettuali. Il design, in questo possibile futuro, avrà un ruolo strategico e si trasformerà da semplice mezzo per comunicare dei contenuti in contenuto.

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Un bell’esempio in questo senso viene da WATT, una rivista-libro (da molti citata come il «vinile» dell’editoria) creata da Leonardo Luccone di Oblique Studio (un’agenzia di servizi editoriali) e Maurizio Ceccato di Ifix (una società di comunicazione visiva specializzata in editoria). WATT nasce dalla convergenza tra testo (racconti di autori italiani esordienti) e immagini (illustrazioni di artisti italiani), tenuti insieme da un tema molto sottile, mai didascalico (ad esempio il colore). La promessa è quella di regalare al pubblico il «vero nuovo» in tema di narrativa, al di là delle logiche di mercato, di dare spazio agli scrittori (e agli artisti) emergenti, di stregare con un format effettivamente affascinante (a partire dalla copertina in tessuto ruvido) e di delineare un nuovo modo di vedere la filiera editoriale privilegiando il rapporto diretto con i librai, grandi alleati del team di Watt. Per saperne di più, ecco il link a due belle interviste agli editor: Via dei Serpenti e Media Project.

Perché applaudo WATT? Perché, al di là del successo o meno del progetto (è un po’ presto per parlarne, siamo solo al secondo numero e la rivista è aperiodica), la sua incontestabile bellezza dimostra quanto un design ben pensato e articolato come contenuto a se stante sia in grado di diventare la chiave di volta per rinnovare l’editoria cartacea. E, forse, farla non solo sopravvivere ma fiorire, in una forma nuova e affascinante.  www.wattmagazine.it

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