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Tartarughe digitali. Ma la cattiva postura degli adolescenti non è solo colpa dello smartphone

Adolescenti forti e dritti? Non più. tra loro è sempre più diffusa l’ipercifosi (la “gobba”). E la colpa non è (solo) dell’uso smodato dello smartphone: ma di una vita sempre più sedentaria e al chiuso. Perché anche 3 ore di sport alla settimana non bastano…

Volevate convincere i figli adolescenti a mollare lo smartphone in nome della postura e le avete provate tutte. Avete agitato lo spauracchio della gobba. Lanciato premonizioni su mal di testa e schiena: «Vedrai quando sarai grande!». Avete persino azzardato consigli di stile: «Quando stai dritto/a, sei molto più carino/a». Tutto inutile. E non solo perché, proprio mentre facevate la predica, ce l’avevate probabilmente anche voi in mano.

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(Un po’ di) gobba è cool

Contro le comprensibili preoccupazioni dei genitori in tema di postura, infatti, gioca la cultura contemporanea. Agli adolescenti il cosiddetto text neck – testa in avanti stile tartaruga, spalle ruotate verso il basso – non fa venire in mente politici machiavellici (stile Andreotti). O sfigati cronici (tipo il Ragionier Filini di Fantozzi). Evoca, al contrario, il modo di porsi di rapper, skater e influencer di ogni ordine e grado. Tutti, sempre, rigorosamente sbilenchi. Perché quando la vita sociale si svolge sulle chat e sui social, come negare che avere un accenno di gobba è un po’ come dire “faccio parte di questo mondo”?

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E virare sullo stile è pericolosissimo. Perché il mondo degli adolescenti è popolato da marchi come Vetements che disdegna i modelli professionisti e fa indossare i suoi capi a “gente di strada”. Ovviamente dinoccolata ad arte e personalmente reclutata a Zurigo dallo stilista Demna Gvasalia.

È difficile, ma l’adolescenza è il momento in cui agire sulla postura

È facile accusare gli smartphone del dilagare delle gobbe tra gli adolescenti. Anche se, pensandoci bene, anche tante azioni “da adulti” sono altrettanto deleterie in termini di postura. Come stare seduti davanti al computer al lavoro con la schiena curva, guardare la televisione spaparanzati sul divano, persino leggere un libro su un treno. «C’è però una fondamentale differenza tra il tenere una posizione scorretta a 14 anni e farlo a 40», dice Paolo Cattaneo, osteopata e fisioterapista con studio a Milano. «Nel primo caso siamo nel momento della spinta puberale, quando il corpo “apprende” il comportamento che gli diventerà spontaneo. E durerà per sempre, salvo correzioni».

Abbiamo un problema?

Per capire se siamo davanti a un problema, basta fare un semplice test. «Mettetevi con le spalle a una parete, con i piedi a una distanza di 5-10 centimetri», continua Cattaneo. «Fate aderire le spalle, l’area lombare (quindi creando un po’ di retroversione del bacino) e la testa. E, in questa posizione, guardate in avanti. Se riuscite a farlo senza sollevare la testa, la postura non è compromessa e bastano esercizi e determinazione per rimettersi a posto. È raro, però, che i ragazzini riescano a farlo. Ed è un problema. Personale e sociale. Perché se già oggi il mal di schiena è la prima ragione per le assenze sul posto di lavoro, chissà che cosa succederà in futuro».

Perché la gobba è più di un inestetismo

Il nome “clinico” della gobba è ipercifosi ed è conclamata quando la curvatura fisiologica della colonna vertebrale nella parte toracica supera i 35 gradi. A seconda della severità della condizione e della sedentarietà del soggetto, l’ipercifosi dà vita a condizioni poco piacevoli. Come la cervicalgia, la dorsalgia e la lombalgia croniche. Cioè, rispettivamente, il dolore permanente alla cervicale, al dorso e alla bassa schiena. Che prima o poi arriva, senza scampo, perché una postura sbagliata porta all’usura di alcune articolazioni, e a sforzi eccessivi nell’estensione del tratto cervicale.

Siamo troppo sedentari

«Alla base di tutto c’è la sedentarietà della vita contemporanea, di cui la tecnologia è una componente importante ma non la sola». A parlare è Davide Pisoni, preparatore atletico e rieducatore nel training neuromotorio presso il centro di recupero Isokinetic di Milano. «Muoversi poco (meno di un’ora al giorno) porta all’indebolimento di alcuni muscoli, come il “core” addominale, i glutei e i dorsali. Che però sono fondamentali per avere il controllo sull’equilibrio quando il corpo è in movimento o stazionario».

Equilibrio e postura

«Quando l’equilibrio manca», continua Pisoni, «si instaura un meccanismo di compenso. Il corpo cerca di trovarne uno nuovo che risponda anche alle necessità dell’economia e del comfort. Cioè che avvenga con il minor sforzo e la maggiore comodità possibili. Ma questo “compenso” non è la situazione ottimale. Cioè quella di tenere il baricentro tra i piedi, facendolo passare dentro il nostro corpo. Attivando quindi il “core”, il piatto addominale. Una volta “appresa” una posizione sbagliata, è difficile cambiarla».

Possibile, con tutto lo sport che fanno, che i nostri figli siano sedentari?

Ma come, impieghiamo ore a traghettare i figli (adolescenti e non) alle attività sportive, e sono sedentari? «Un tempo i ragazzini erano sempre all’aria aperta. Imparavano le basi del movimento (saltare, correre, strisciare, rotolarsi, cadere) in modo naturale, con il loro tempi. Oggi invece stanno in casa (gli adolescenti spesso davanti agli schermi). E il movimento è limitato allo sport, cioè ad attività organizzate che impiegano, nei casi più felici, un’ora, tre volte alla settimana. Ma il minimo, per l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è un’ora al giorno. E le attività sportive sono sempre più specifiche, perché l’altra ossessione contemporanea è la competitività. Così anche chi è allenatissimo, lo è sui movimenti relativi allo sport che pratica, ed è digiuno a livello di attività motoria globale. È come se, volendo parlare, ci avessero insegnato alla perfezione solo metà dell’alfabeto».

I nostri figli non sanno muoversi nello spazio

«Verissimo», conferma Lorena Brusamento, campionessa italiana di corsa sulle 24 ore e insegnante di educazione motoria e postura alle primarie. «Nella maggior parte dei casi i ragazzini non sono in grado di coordinare i movimenti più semplici. Come saltare da fermi aprendo le gambe, o coordinare l’atterraggio su un piede solo all’interno di un cerchio. E per come sono organizzate le ore di educazione fisica, gli insegnanti non hanno il tempo per insegnare loro le basi».

Cosa fare?

Come si risolve, allora, il problema della postura negli adolescenti? «Sarebbe utile apprendere i principi di base del movimento. Quelli che un tempo venivano insegnati nelle ore di educazione fisica», dice Davide Pisoni. «Ma la maggior parte dei ragazzini trova la pratica della ginnastica di base noiosa. In tal caso aiuta (paradossalmente) sfruttare videogames e app che insegnano, mentre si gioca, a muoversi correttamente. Non a caso da Isokinetic abbiamo una Green Room, un laboratorio di biomeccanica dove usiamo strumenti digitali per analizzare i movimenti. E ricreare la memoria della postura corretta negli individui infortunati. È un approccio che funziona, se portato avanti con costanza».

Gli wearables che ci fanno star dritti

Non è quindi un caso che di recente sia nato un ricco catalogo di apparecchiature indossabili (i cosiddetti wearables) dedicate alla correzione della postura. Come Lumo Lift o UprightGo. Il primo è una specie di bollino che si attacca alla maglietta. Il secondo un device che si posiziona sotto il collo, sulla colonna. Entrambi segnalano, con una vibrazione, il momento in cui “lasciamo andare” il core e ci accasciamo, spronandoci a una postura corretta. E l’ultimo nato è Ergo, uno “zainetto” che tira le spalle e spinge le scapole in basso, minimizzando lo sforzo per tenere la postura corretta.Se indossato per 6 ore al giorno per qualche settimana, crea la memoria della posizione corretta, promettono i creatori. Che hanno raccolto più di 1 milione di dollari in crowdfunding e ora vendono la loro creatura a 129 dollari.

Meglio l’aria aperta

«Tutto aiuta», conclude Pisoni. «Resta però il fatto che, quando si parla di ragazzini, se non si è in presenza di problemi già conclamati l’ideale sarebbe promuovere l’attività spontanea all’aria aperta. Giocare nei prati, andare in bicicletta, anche solo macinare un paio di chilometri per andare a scuola sono dei toccasana. Perché il nostro corpo è progettato per il movimento. Regolare, costante, almeno un po’ impegnativo… Con gli amici, ma anche con i genitori. Una passeggiata in montagna, una biciclettata al parco, ma anche soltanto spostarsi sempre e ovunque a piedi in città. Tutto ciò che è attività fisica, purché sia regolare, costante e in qualche modo impegnativa, fa miracoli».

Cover photo da Livestrong.com

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