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Paolo Priolo, direttore di Klat: Prendiamo posizione

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Quando è nata, nel 2009, la rivista Klat è stata un piccolo caso editoriale: un magazine cartaceo, pubblicato da un editore indipendente, che palesemente rifiutava ogni logica commerciale (nessuna concessione a chi vi faceva pubblicità) e che andava orgogliosamente controcorrente in termini di contenuti (solo lunghissime interviste, poche foto), look (stampata su una bellissima carta, grande formato) e prezzo (importante, 9 euro).
Una rivista-libro, insomma, che nella mente del suo creatore avrebbe dovuto sostenere se stessa, finanziariamente parlando, solo attraverso la vendita.
Oggi Klat nella versione cartacea non esiste più, purtroppo. Ma non è morto con lei lo spirito che l’ha originata. È stato infatti il grande successo del sito internet del magazine a convincere il direttore, Paolo Priolo, e sua moglie, Emanuela Carelli (le due menti dietro Klat) a decidarsi principalmente all’online.

Avete appena rimesso mano al sito di Klat. Cosa è cambiato?

Siamo passati da una homepage a mosaico a una timeline molto più ariosa, dinamica e immediata. Abbiamo distribuito in modo più chiaro e funzionale i post e i vari elementi che compongono la pagina, con l’obiettivo di rendere i numerosi contenuti più accessibili all’utente. Il sito di Klat due anni fa era una semplice vetrina del magazine cartaceo, poi si è evoluto in una piattaforma a metà tra un blog network e la versione online della rivista, e ora è diventato uno spazio dove il design viene quotidianamente indagato da una molteplicità di punti di vista. Uno spazio che si allargherà nei prossimi mesi, proponendo nuovi terreni d’indagine e nuove contaminazioni, con l’obiettivo di costruire un luogo irrinunciabile d’informazione e approfondimento per chi vuole vivere il design come esperienza multidisciplinare e senza confini. Arredo, architettura, fotografia, arte contemporanea, illustrazione, moda, tecnologia, creatività…

Qualche numero del sito? Trend di crescita?
Il sito registra in media 110.000 utenti unici al mese per circa 600.000 pagine viste mensili (fonte Google Analytics). Un risultato straordinario, se si considera la nicchia, che colloca Klat vicino alle migliori esperienze web italiane e internazionali del settore. Il nostro obiettivo è quello di crescere di almeno il 50% in termini di traffico nel prossimo anno.

Quando e perché è nato Klat cartaceo e qual è il suo concept?
Klat è nato nel 2009 dalla passione e dalla volontà mia e di mia moglie, Emanuela Carelli. Volevamo realizzare un trimestrale cartaceo fatto di sole interviste ai protagonisti dell’arte contemporanea, del design e dell’architettura. Interviste lunghe, articolate, esclusive. Nient’altro. L’idea era quella di costruire un repertorio collezionabile di conversazioni sulla creatività e sul progetto, da proporre sul mercato come rivista dalla periodicità lunga, bilingue, molto curata da tutti i punti di vista. E lo abbiamo fatto. Ci siamo messi in gioco come editori indipendenti. Questa esperienza si è rivelata vincente, per certi aspetti, visto che i cinque numeri pubblicati hanno venduto in media oltre il 70% delle copie distribuite in molte parti del mondo (la tiratura era di circa 10.000 copie e la distribuzione internazionale copriva 15 Paesi). Un percentuale record, che però tendeva progressivamente a contrarsi come tutto il mercato dell’informazione su carta: riduzione dei canali distributivi e dei punti vendita, calo della raccolta pubblicitaria. Così abbiamo scelto di sospendere l’edizione cartacea per concentrarci sull’evoluzione del progetto online.

Che futuro ha secondo te l’informazione cartacea?
Nessuno. Abbiamo interrotto la pubblicazione del magazine cartaceo, qualche mese fa, perché fermamente convinti che non ci fosse alcuno spazio di crescita per un prodotto stampato nei prossimi anni. L’informazione e l’approfondimento su carta sono realmente destinati a scomparire o a ridimensionarsi in modo irreversibile nel giro di qualche anno. Da lì la nostra scelta.

Esisterà una versione a pagamento online di Klat che sostituirà l’edizione stampata?
No, non credo nei periodici online a pagamento, quindi non ci sarà, per capirci, un Klat trimestrale in versione digitale che si potrà scaricare e leggere sul proprio PC in modalità pay (magari in abbonamento). Credo moltissimo, invece, nelle app per smartphone e tablet, free e a pagamento, ed è quindi assai probabile che Klat crescerà in tal senso, oltre che come website.

Perché da una rivista così densa di testi è nato un e-zine?
Ogni canale ha le sue peculiarità in termini di readership, tempi e modi di fruizione, contenuti. Le interviste da 15/20 pagine sono perfette per un periodico rilegato che esce ogni tre mesi, venduto a 9 €. Un e-zine che si aggiorna quotidianamente deve puntare su contenuti più brevi, ma non per questo meno forti e stimolanti. Penso, per esempio, alla rubrica Necessary/Unnecessary, che rappresenta un modo nuovo e coraggioso di selezionare, consigliare o sconsigliare idee, esperienze, prodotti. Oggi, con la scusa che si deve segnalare solo ciò che si ritiene interessante, ignorando tutto il resto, le riviste o i siti settoriali hanno rinunciato al gusto di prendere posizione, di criticare i prodotti inutili e le idee più deboli. Noi lo facciamo, senza condizionamenti, e questo è molto apprezzato dagli utenti di Klat. Per i numerosi fan delle nostre interviste, posso comunque anticipare che in futuro avranno un ruolo primario anche sul sito.

Come vive l’online?
La raccolta pubblicitaria è ovviamente fondamentale per un progetto editoriale come Klat che esiste solo sul web, per questo siamo alla ricerca di una concessionaria a cui affidare la raccolta. Abbiamo incontrato diversi possibili partner proprio in queste ultime settimane, prima dell’estate faremo la nostra scelta.

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