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401 È Amatrice, un progetto d’amore

Un profumo d’autore per dimenticare la polvere, un modello imprenditoriale replicabile raccontato in una mostra, un progetto maturato attraverso più voci creative (e, in questo, squisitamente “di design”). C’è tutto questo nella storia di 401 È Amatrice. Che rimane nel cuore come un racconto d’amore.

È raro vedere così tanti sorrisi (non ci circostanza) nelle sale di un’esposizione. E ancora più raro che scorrano lacrime sui visi dei presenti. Invece emozione, gioia, sollievo, incredulità e speranza si toccavamo con mano all’inaugurazione di È Amatrice – il design di una nuova impresa, la mostra (alla Triennale di Milano a cura di Katia Jorfida e Cristina Rota, fino al 3 febbraio) che racconta la nascita dell’impresa che ha permesso di creare il profumo 401 per opera di due profumieri del paese martoriato dal terremoto – Marina e Roberto Serafini – e di un folto gruppo di sostenitori.

La storia di 401 È Amatrice (raccontata qui) si potrebbe riassumere così: un gruppo di professionisti mette gratuitamente le proprie competenze a disposizione per permettere a due piccoli imprenditori di creare un prodotto nuovo di altissima qualità perché possano rimettersi in moto dopo una grande tragedia. E sarebbe, già così, una bella storia di solidarietà.

Ma quello emerge dalla mostra – che mette in scena attraverso opere d’arte, le tappe che hanno portato alla nascita dell’impresa – non è né compassione né quell’empatia a tratti stucchevole che suscitano alcune iniziative di impegno sociale. Quello che ci si respira è infatti amore: per la vita, innanzi tutto, e per il piacere di condividerla, e per le cose belle, che a volte possono nascere dalla polvere. È, questo, un amore contagioso. Perché chi ha partecipato al progetto – un celebre naso, la coppia di profumieri di Amatrice che ha dato origine all’idea, designer, fotografi, artisti, comunicatori, esperti di impresa – lo sprigionava attraverso un’eccitazione quasi fanciullesca: un mix di gioia, speranza, riconoscenza e rispetto.

C’è da riflettere per tutti. Perché forse questo è quello che accade quando si lavora, facendo del proprio meglio, per qualcosa che non sia il denaro. O forse è quello che riempie il cuore quando ci si sente parte di qualcosa di più grande, costruito insieme ad altri, pezzo per pezzo, senza il desiderio di emergere in prima persona. Forse è quel senso di comunità che esiste da sempre tra chi fa fatica ma lo fa insieme a un suo simile, in armonia.

Secondo Silvana Angeletti di Angeletti Ruzza Design (art director), quella di 401 È Amatrice è una grande lezione per chi fa design: «Volevamo dare ma abbiamo ricevuto qualcosa di impagabile: l’energia per creare la bellezza che il mondo merita, a prescindere dalle difficoltà». Ma, in questi termini, se di lezione di vita si tratta, di sicuro lo è anche per non progetta.

401 è amatrice è in vendita qui (e in negozio selezionati, a MIlano, in 1o Corso Como)

La mostra è alla Triennale di Milano, entrata libera, fino al 3 febbraio.

1 Comment

  1. Raffaela Fusacchia says

    I miei più grandi complimenti per come ha saputo raccontare, esprimere e racchiudere la vera “essenza ” di questo meraviglioso quanto unico Progetto … !

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