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FormaFantasma: Progetti e padelle

DESIGN DIARY
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Il cibo come materia, tintura, inchiostro e fonte di ispirazione formale ed estetica. Da anni Andrea Trimarchi e Simone Farresin (alias FormaFantasma, www.formafantasma.com) si cimentano tra tuberi e farine per realizzare oggetti di design (che spopolano, a giudicare dal successo che i due stanno ottenendo in tutto il mondo). Venerdì i FormaFantasma saranno a Verona e, in occasione dell’evento OniricaLab, presenteranno al pubblico i risultati del workshop “Tastefull” che li ha visti impegnati in questi giorni insieme a un gruppo di giovani progettisti. L’appuntamento è in via Scuderlando 4, nei locali di Interzona che apriranno le loro porte dalle 21 per mostrare, oltre alle realizzazioni dei due fuoriclasse (che da anni risiedono a Eindhoven, in Olanda) anche i lavori messi a punti in altri workshop sul lavoro a maglia, packaging, gioielleria di riciclo e pasticceria. Tutto in nome della riscoperta del buon saper fare. Ho chiesto a Andrea e Simone perché vale la pena esserci. www.oniricafestival.com, info: elena.cinti@fuoriscala.com

Qual è l’intereresse di questo workshop per il pubblico dei non addetti ai lavori?
Perchè negli ultimi anni il cibo è diventato sempre più fonte di ispirazione e indagine dei designer, che si sono cimentati nel disegno di nuove pietanze o di nuovi strumenti e metodi di consumo degli alimenti. Il food design è però solo uno dei momenti in cui il cibo incontra il design. In tempi in cui l’idea di sostenibilità è sia esigenza che fonte di ispirazione per nuovi prodotti, il commestibile è diventato area d’indagine principale per lo sviluppo di materiali bio degradabili.DESIGN DIARY
Dall’amido di patate e mais fino alle farine o alle piume del pollame destinato alla macellazione, gli alimenti sono sempre piu utilizzati per produrre nuovi polimeri naturali. Anche esteticamente gli oggetti si arricchiscono di dettagli organici o si ricoprono di laccature gelatinose che, come glasse, stimolano visivamente una tattilità quasi “gustosa”.
Parallelamente l’idea di slow food si sta espandendo diventando slow-movement. Nel design questo si traduce nella riscoperta di tecniche artigianali perdute o nella rivalutazione del locale e di sistemi di vendita più complessi dove l’acquisto diventa esperienza.
Cosa vedremo?
Mostreremo il processo di ricerca che gli studenti hanno cominciato in questi giorni e che si concluderà sabato e che verterà sull’utilizzo dell cibo come fonte di materiale, colore e suggestione per nuovi processi produttivi .
DESIGN DIARYCosa avete in agenda a breve?
Tra una settimana partiamo per l’India dove inizieremo un progetto sull’artigianato locale commissionato dall’India Design Forum e dalla gallerista londinese Libby Sellers. È questo il nuovo lavoro su cui ci stiamo concentrando al momento. Per il resto, si tratta di mostre, concorsi e workshop. A gennaio saremo a Colonia, in occasione del Salone del Mobile: il nostro progetto Domestica commissionato dalla galleria milanese Dilmos è finalista del concorso D3 Young Design. A febbraio, a Toulouse, saremo parte di una mostra curata da Li Edelkoort (la cacciatrice di tendenze cult, storico ex direttore della Design Academy di Eindhoven dove hanno studiato i FormaFantasma) e poi a Fabrica, il think tank creativo di Benetton a Treviso per un altro workshop.
Sempre in giro per il mondo, insomma. Non vi manca mai l’Italia?
Al momento siamo stabili ad Eindhoven. In futuro chissà…

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