Design, Fuorisalone
Leave a comment

Il Salone del Mobile 2016: ecco le novità

campagna con testo logo.2016-02-09-10-40-13Al Salone del Mobile focus sul classico e nuovo spazio al lusso in nome di un mercato internazionale che sta premiando il design e l’arredamento made in Italy. Mentre una mostra alla Triennale guarda alla storia degli interni italiani. La kermesse milanese, in onda dal 12 al 17 aprile, potrebbe sembrare un revival neo-rétro (sottolineato anche dal logo della nuova campagna, ispirato a una grafica anni sessanta). Ma dietro i diversi progetti c’è un’intelligenza diffusa e un’aspirazione culturale evidente nutrita da un inedito approccio multidisciplinare che fa sperare.

Il mondo dell’arredo e del design italiano è di nuovo in ottima salute. È quello che gli organizzatori del Salone del Mobile di Milano hanno raccontato ieri nella conferenza stampa di presentazione della 55sima edizione, in scena dal 12 al 17 aprile. Non solo infatti l’export nel settore è cresciuto esponenzialmente nel 2015 (+18% negli Stati Uniti, + 22% in Cina, con anche mercati tradizionalmente solidi come Germania e Francia che registravano un ottimo +2,5%, con le missioni nell’Iran post sanzioni che si annunciano decisamente promettenti); ma anche – con i 56,4 milioni spesi nel 2015 – l‘Italia ha finalmente ufficialmente sancito il suo ruolo di leader europeo (numero uno) negli investimenti in ricerca e sviluppo del settore design.

L’internazionalizzazione, che da sempre caratterizza il settore del design italiano, è insomma non più soltanto l’ancora di salvezza per le nostre aziende – come dal 2008 in poi – ma una piattaforma su cui finalmente costruire la ri-crescita (e non è un caso che a novembre il Salone del Mobile sbarchi per la prima volta a Shanghai).

È in questo senso che va letta la grande attenzione che verrà data al Salone 2016 ai due segmenti che tanto piacciono al pubblico internazionale (inteso come extra-europeo), facoltoso e interessato al “bel vivere” ma ancora diffidente nei confronti dell’understatement tipico del design made in Italy: ci riferiamo ovviamente all’arredo di extra lusso, in particolar modo quello legato all’universo della moda e delle sue home collection, e a quello classico.

Al primo, per esempio, è stato dedicato per la prima volta un apposito padiglione, il 3, per l’occasione ribattezzato (con un nome un po’ inquietante ma sicuramente d’effetto sul target di riferimento) xLux. È qui che troveranno spazio i marchi che poco hanno a che spartire con i brand del design nostrano ma che precedentemente venivano presentati in maniera più diffusa nella superficie della fiera: come Borbonese, Fendi, Roberto Cavalli, Ungaro e Versace, nonché new entries come Aston Martin, Ritz e Tonino Lamborghini.

garrone before design classic@-Paolo-Alberto-Gatti

Matteo Garrone. Before Design: Classic. Foto di P.A. Gatti

Al classico, invece, è dedicata la mostra al Padiglione 15 Before Design: Classic.

Avrebbe potuto essere il solito groupage di prodotti e atmosfere (che tanto bene funziona con il pubblico e sui social network). Invece i curatori dell’esposizione (Simone Ciarmoli e Miguel Queda, entrambi provienienti dall’universo della moda) hanno sviluppato un concept affascinante. Niente proposte stilistiche, niente banali suggestioni di total look ma un percorso multisensoriale firmato da più autori dalle sensibilità diverse (tra cui una textile designer, un artista…) alla scoperta del sentimento di meraviglia che nasce quando ci si trova immersi alcuni ambienti classici che rompono le convenzioni, diventano metafore, occasioni oniriche, sinestesie di ricordi di viaggio.

Per immaginare tutto ciò, meglio non pensare a interni ingessati, quindi, ma a scenografie d’autore. Come quelle di Matteo Garrone, non a caso interpellato per girare un cortometraggio che verrà presentato come cuore della mostra. Dal brief – un viaggio nel classico inteso come “bello” in senso più ampio per sottolinearne la capacità di mantenersi sempre attuale e contemporaneo anche attraverso il divenire del tempo – Garrone ha tratto una sceneggiatura decisamente sui generis. «Ho immaginato uno scenario post-atomico, un mondo distrutto dal quale i bambini (che incarnano lo sguardo puro, la capacita? di vedere il bello) salvano dalle macerie alcuni pezzi, vere e proprie “perle” che si sono conservate nel tempo. Muovendosi sullo sfondo di un luogo incantato, in cui si sente molto il rapporto con la storia, i piccoli “custodi del gusto” riordinano, ripuliscono e conservano per il futuro questi mobili, per continuare a tramandare la bellezza», ha detto il regista.

Non è facile creare scenari e storie che abbiano per protagonisti dei prodotti senza cadere nel commerciale. Ed è ancora più difficile quando ci si pone come intento – non dichiarato ma visibile tra le righe – di accompagnare il pubblico verso un nuovo modo – più colto, più sensibile, più pacato – di apprezzare la bellezza classica, spesso banalizzata in un lusso puramente ostentato. L’impressione, guardando il backstage del cortometraggio di Garrone, è che questa mostra potrebbe esserci riuscita, anche grazie al coinvolgimento di persone – come il regista, in questo caso – provenienti da aree culturali diverse da quelle tradizionalmente impiegate nel settore e capaci quindi di offrire uno sguardo fresco e diverso sulle sue tematiche.

Per questo stesso motivo sono molto curiosa di vedere la mostra “Stanze, altre filosofie dell’abitare” organizzata dal Salone del Mobile in occasione della XXI Triennale, in scena al Palazzo dell’Arte e curata da Beppe Finessi. Anche in questo caso, infatti, c’è il coinvolgimento chiave di un uomo proveniente da un altro universo – in questo caso si tratta del filosofo e curatore di palistesti culturali Francesco Cataluccio al quale è stato affidato il compito di creare un legame tra la letteratura e l’abitare (nonché quella di Carlo Ratti, architetto ma anche professore all’MIT e quindi rappresentante di un mondo – quello dell’Internet delle Cose – che erroneamente a mio avviso il design dell’arredo ignora). La grande protagonista della mostra è l’architettura di interni che ha tanto segnato la storia del design (quante delle icone dell’arredo sono nate per rispondere a uno specifico bisogno di un architetto per un particolare interior?) ma che oggi sembra spesso dimenticata o confusa con la decorazione o lo styling. Al pensiero totale dell’abitare, inteso come ricerca di una qualità del quotidiano espressa attraverso ambienti, oggetti, funzioni, rivestimenti, decorazioni, è quindi dedicato questo percorso che – dopo una prefazione storica – lascia la parola a undici autori che metteranno in scena la propria “filosofia dell’abitare”.

 Ai giovani, come sempre, sarà dedicato il Salone Satellite, curato da Marva Griffin.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *