Design, Progetti
Leave a comment

Il piacere di guardare una bella TV

La nuova Serif TV dei fratelli Bouroullec per Samsung dimostra quanto la tecnologia sia più adatta ai nostri interior quando è progettata da designer

Se qualcuno cerca una ragione razionale che spieghi perché ogni oggetto disegnato dai fratelli Bouroullec (autori della TV Serif per Samsung) sia degno di nota ecco una spiegazione: «disegniamo le cose pensando a quello che sta loro intorno» dice Ronan Bouroullec. Allo spazio, quindi. E alle persone.

Sembra una considerazione banalissima. Ma è proprio da questo rispetto e dall’umiltà di non considerare il design il centro del mondo ma una parte integrante di un’universo fatto di oggetti e persone che nasce il buon design di questi due francesi che producono poco ma non abbassano mai l’asticella della qualità.

f1684_erb_2015_samsung_serif_ambiance_apt_06«Abbiamo abbandonato l’idea dello super flat», ha spiegato Ronan Bouroullec ieri alla Somerset House di Londra, dove è stato presentato Serif: «troppo sottile avere un ruolo nello spazio, per ricreare quella sensazione di famiglia che si ritrova insieme davanti alla TV». Serif è quindi uno schermo piatto, ma intorno a esso i designer hanno creato una cornice che permette di appoggiarlo su qualsiasi superficie e – nella parte alta – di diventare un porta-oggetti («mentre costruivamo i prototipi ci siamo resi conto che tutti noi lasciavamo cellulari e piccole cose sulla parte alta della TV»). Serif ha anche una base in metallo, un “cavalletto” a cui viene collegata con delle viti (proprio come si fa con le macchine fotografiche). L’idea è che si possa girare intorno alla televisione, considerarla come una presenza e non una parte della tappezzeria. Quando si guarda Serif dal retro, si vede una superficie in tessuto e non il solito paesaggio di cavi e spinotti. Merito di una copertura che si attacca alla TV grazie a un sistema di magneti e che si può togliere e mettere con estrema facilità.

f1680_erb_2015_samsung_serif_white_background_18Lo stesso pattern del tessuto si ritrova sullo schermo quando viene messo in pausa. «Abbiamo disegnato un’interfaccia che permette di bloccare il programma che si sta guardando e di trasformare la superficie della TV in un decoro digitale, quasi una tenda come quelle del teatro che è possibile cambiare a piacere, selezionando attivamente colori e finiture e non affidandosi a un software che funziona seguendo un algoritmo random», ha spiegato Bouroullec.

Non sono una grande amante della TV. Ma Serif è davvero un bell’oggetto, pieno di poesia, che non mi dispiacerebbe affatto mettermi in casa.

Ma la ragione per la quale ho deciso di parlare di Serif è un’altra. Penso infatti che sia importantissimo che i designer che tradizionalmente si occupano di arredo, tessile e riverstimenti – coloro che, insomma, sono abituati a portare il “bello” nelle nostre case – entrino nell’universo della tecnologia. Che, volenti o nolenti, sempre di più occupa i nostri spazi di vita. Lasciare che la progettazione degli oggetti high tech venga sempre e soltanto affidata ai grandi colossi dell’elettronica è secondo me uno sbaglio. È il motivo per cui ancora tanti degli oggetti che riempiono le nostre case sono invadenti e spesso inguardabili. Le “scatole nere” di un tempo sono state sostituite da “quadri neri” ma di fatto non è cambiato molto perché la definizione del ruolo che gli oggetti tecnologici hanno nello spazio è ancora affidato – salvo rarissime eccezioni – agli ingegneri o agli esperti di marketing delle grandi aziende. Credo invece che il mondo del design industriale – quello focalizzato sull’ambiente casa –  abbia davvero tanto da dare a quello della tecnologia – come, del resto, le esperienze di Muji con Fukasawa e Morrison o Krups con Konstantin Grcic, solo per citarne alcuni, hanno già ampiamente dimostrato. E Serif è un’ulteriore conferma di quanto lontano si possa arrivare sposando un certo tipo di design e il mondo dell’high tech.

Chapeau quindi a Samsung per aver scelto non un designer dal segno “urlante” ma due professionisti capaci di portare il “buon design” – silenzioso, umile e lungimirante – nell’arena dell’high tech.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *