Design, Fuorisalone
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Lusso indian style

Con quel nome un po’ Hollywood e un po’ Bollywood, Scarlet Splendour è stato uno dei fenomeni del FuoriSalone di Milano. Il suo merito? Portare alla ribalta l’artigianato indiano in chiave design.

E l’imprenditore indiano lo ha capito. Per questo ha deciso di presentare la sua prima collezione, firmata dal designer italiano Matteo Cibic, da Rossana Orlandi, la galleria di design più internazionale di Milano, visitata – soprattutto durante il Fuori Salone – da una clientela facoltosa ma anche sperimentale proveniente da tutto il mondo. «Abbiamo già raccolto interesse da parte di potenziali acquirenti da Italia, Francia, Germania, UK, Dubai, Russia, Arabia Saudita, Giappone, Stati Uniti e India». Nessun dubbio, tutto andrà bene.

Il suo spirito imprenditoriale è notevole. Mettere insieme artigianato indiano e design italiano è infatti decisamente una proposta nuova sul mercato di oggi. Viene quindi spontaneo chiedersi chi era Ashish Bajoria prima di Scarlet Splendour, da dove viene il suo intuito?

«Per anni ho gestito – con successo devo dire – un grande studio di ingegneria. È un’impresa di famiglia, nata nell’epoca in cui gli inglesi erano ancora in India. Sono loro che hanno venduto il business a mio nonno e poi l’azienda è passata di padre in figlio. Questa è la mia parte “business” e “strategia”. Ma per creare una realtà come Scarlet Splendour tutto questo non basta. Serve un amore sincero per le cose belle. E io questo ce l’ho da sempre. Mi sono innamorato dell’arte e del design da piccolissimo insieme a mia sorella Suman Kanodia (anche lei socia di Scarlet Splendour). Per Suman, il progetto anche è diventato un mestiere: è un’interior designer. Suman e io collezioniamo cose belle da sempre e ci è sempre piaciuto dipingere, decorare, inventare. E l’idea di creare Scarlet Splendour è nata proprio dalla nostra passione per il collezionismo. Mi accadeva spesso, infatti, di chiedere a dei designer di progettare qualcosa appositamente per me. Così sono entrato in contatto con Matteo Cibic. Ed è stato parlando con lui che ho pensato che il mio amore per la bellezza potesse essere condiviso con altri e diventare un business».

Cos’è il lusso oggi?

«Il piacere di entrare in contatto e di possedere oggetti disegnati per essere bellissimi e realizzati con cura e attenzione massime».

Come descriverebbe la cultura del design in India?

«In India gli arts and crafts hanno una lunga storia alle spalle. Gli artigiani del nostro paese sono in grado di realizzare oggetti meravigliosi utilizzando i materiali più svariati. Tutto ciò si sposa benissimo con l’interesse che i designer hanno nei confronti delle tecniche di lavorazione manuali: sempre di più hanno infatti il desiderio di utilizzarle per progettare oggetti iconici contemporanei. Con Scarlet Splendour vogliamo portare il design e l’artigianato indiani a un livello così alto da renderlo conosciuto e apprezzato in tutto il mondo».

Come mai allora avete deciso di lavorare con un designer italiano? Cosa vi ha colpito di Matteo Cibic?

«Abbiamo scelto l’Italia perché da sempre ammiriamo il contributo che il vostro paese ha dato e dà alla storia dell’arte e del design. Ci piacciono le linee, le forme e i colori utilizzati dai progettisti italiani e la loro capacità di sperimentare fino in fondo senza mai perdere di vista le regole fondamentali dell’ergonomia e del buon gusto.

Per quanto riguarda Matteo Cibic mi concedo una frase a effetto: per me lui è un genio. Gli oggetti che progetta sono belli e funzionali ma soprattutto fanno sorridere. Ed è stato questo il fattore più importante per noi. Abbiamo pensato che Matteo fosse la persona adatta per comunicare il messaggio del nostro marchio: cioè che il lusso non deve necessariamente essere serio e severo ma anche “fun”. E, vedendo gli arredi e le lampade che Matteo ha disegnato per noi, direi che ce l’ha decisamente fatta».

Chi sono gli artigiani con cui lavorate e come li avete reclutati?

«Per la collezione di arredi Vanilla Noir abbiamo scelto degli artigiani già altamente specializzati nella lavorazione dell’osso e del corno. Gente che fa questo mestiere da decenni a Kolkata, in India. Per questo, anche se abbiamo comunque dovuto parlare molto per guidarli e per tradurre le forme inventate da Matteo Cibic in un prodotto vero e proprio (hanno dovuto imparare a usare la resina nelle parti di giuntura), eravamo certi che il risultato sarebbe stato ottimo. Le lampade Luce Naga, invece, sono di vetro soffiato a Venezia e in ceramica, tutto made in Italy.

Cosa rende questi arredi così preziosi?

«La cura che abbiamo impiegato nel realizzarli e i materiali. Ci vuole davvero tanto tempo per realizzare gli arredi della collezione Vanilla Noir: gli artigiani devono attaccare ogni singolo pezzo che compone l’intricatissimo decoro del mobile a mano. Mentre le lampade sono in ceramica ricoperta d’oro 24 carati.

Qual è il ruolo dell’alto artigianato in India oggi e come riuscite a mantenerlo vivo?

«In India i segreti della lavorazione manuale delle cose vengono tramandati di padre in figlio. Per questo in ogni regione di questo enorme paese c’è una particolare specializzazione in un settore dell’artigianato. Ma il rischio di perdere tutto è davvero grande. La mancanza di opportunità e di esposizione al pubblico internazionale ha spesso costretto chi lavora con le mani a cambiare mestiere per riuscire a sopravvivere. Per esempio gli uomini e le donne che ora lavorano per noi erano bravissimi ma producevano soprattutto piccole scatole o souvenir. In questo senso la creazione di un marchio come Scarlet Splendour è anche un passo in avanti per queste persone in termini di qualità del lavoro e quindi della vita. E non è che l’inizio….»

 

 

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