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TheGardenEditor

Il nuovo, piccolo marchio del verde biologico e sartoriale

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Laura Bianchi, che di professione è giornalista di moda per D la Repubblica, è una di quelle persone che stupiscono per l’intensità delle loro passioni. Come disegnare e cucire da sola tutto quello che indossa (arrivando perfino a sventrare degli orsetti di peluche per imbottire un piumino invernale). O ristrutturare una casetta sul mare (riportando in vita un enorme terreno agricolo abbandonato per anni). Oppure ancora come dedicare due anni del proprio tempo libero per studiare botanica e giardinaggio alla Scuola Agraria di Monza, e diplomarsi a pieni voti. THEgardeneditor

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Da passioni così intense Laura Bianchi ha ora creato qualcosa che le raccoglie tutte, come uno scrigno. Un marchio, TheGardenEditor, che è ancora piccolo ma ha ambizioni grandi: «diffondere l’amore per il verde, avvicinare la gente al giardinaggio e alla vita bio». Si inizia con una collezione di semi…

#seedcollection19. Un nome che suona molto fashion.

TheGardenEditor: «La moda è il mondo che abito da 25 anni ed è normale che le ispirazioni, le tempistiche e il modo di concepire il lavoro di TheGardenEditor siano legate all’universo del fashion. Che del resto procede con un ritmo stagionale, come la natura. Non a caso la cura che metto nel giardinaggio è anche molto simile a quella degli artigiani e dei sarti che realizzano i capi più pregiati».

Stiamo parlando di un giardinaggio “glamour”?

«Direi curato con amore e pazienza. I semi, per esempio, sono biologici: li ho prodotti e testati io stessa per due anni nel mio giardino di Zoagli, in Liguria. Sono avvolti in una specie di abito di tessuto che ho cucito a mano. E infine sono inseriti in buste di carta piegate a mano e decorate con un disegno da erbario e le spiegazioni per la semina».

Perché usi la parola “collezione”?

«La mia idea è di aggiungere un tipo di fiore ogni anno. Per il 2019 ho scelto semi biologici di marigold (tagete) e zinnia.  Nel 2020 spero anche di riuscire a lanciare un prêt-à-manger, quindi semi che producono frutta e verdura edibili».

Perché il marigold e la zinnia?

«Perché sono facili da piantare (in primavera) e da gestire. Si coprono con qualche millimetro di terra – la regola è uno spessore che sia tre volte la grandezza del seme. Si tengono costantemente umidi ma non fradici. E basta: fanno tutto loro. Fioriscono non stop per tutta l’estate e sono una bellezza. Sono anche fiori in qualche modo dimenticati, quelli da giardino della zia o che si trovavano nell’orto della nonna». TheGardenEditor

C’è un vintage anche nei fiori?

«In qualche modo sì. Ma qui stiamo parlando di fiori che un tempo – quando le persone avevano un rapporto più intimo con la natura – erano ovunque perché oltre a essere belli allontanano anche gli insetti nocivi (e il tagete persino le zanzare). Si trovavano quindi anche negli orti. Sono fiori che non si vedono spesso in giro ma che, sono convinta, torneranno di moda. E anche per questo li ho scelti».

TheGardenEditor non è solo semi, però. È un marchio appena nato che vuole promuovere il gardening e la vita bio. Come lo farà?

«Se pensi alla #seedcollection19, ho scelto semi “facili” per avvicinare la gente al giardinaggio e solo dopo trasformarlo in una sfida. Spiegherò quello che faccio nel mio terreno, dove ho trasformato un lotto abbandonato il un frutteto, faccio foraging nei campi, coltivo indoor verdura bio (ed è durissimo e costosissimo), sperimento con talee, margotte, riproduzioni di piante tropicali. È una vita dura e faticosa ma anche davvero cool. Vorrei infatti soprattutto riempire questo universo di quel senso estetico, cura e ricerca che sono da sempre l’anima del mondo della moda ma che in quello del verde, soprattutto in Italia, non esiste ».

Che strumenti di comunicazione avrai?

«Per ora ho solo l’account Instagram @thegardeneditor . Chi volesse acquistare le bustine, che costano 5 euro l’una, può scrivermi una mail thegardeneditor@mail.com. Ma avrò un sito online nel 2019 e sarà il mio mondo perché faccio tutto da sola, nel mio tempo libero. Quindi un piccolo e-shop, tante immagini e informazioni. Pensatelo come un giornale di moda, dove però le modelle saranno piante e fiori».

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