Città, Fuorisalone 2018
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Trouble Making al Base, Zona Tortona. Ecco come la rete cambia le città

Il Fuorisalone del BASE sarà un’indagine critica sulle Smart Cities e il City Making. Tra le iniziative, la mostra Trouble Making a cura di Raumplan, dedicata ai fenomeni di massa e su come la rete sta cambiando le città. Dal basso.

Trouble Making – Who is Making The City ? a cura del collettivo Raumplan è un invito al pensiero. A dare spazio all’analisi in un momento di cambiamenti frenetici. Perché se è vero che l’urbanistica – come ha detto anche Peter Zumthor in chiusura di questa intervista (link qui) – è ormai un esercizio accademico, non c’è comunque dubbio che le nostre città stiano cambiando.

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L’urbanistica siamo noi

Quello che le muove sono, secondo Raumplan, le pulsioni collettive. Che sono sempre esitiste ma che ora sono estremizzate e amplificate – nel bene e nel male – dalla rete. Come è accaduto alla Notte delle Lanterne a Milano qualche anno fa, ci ricorda Pietro Bonomi, uno dei fondatori del collettivo milanese. «90mila persone hanno partecipato all’evento organizzato dall’Unione Buddhista Italiana grazie a un post diventato virale su Facebook (mentre i precedenti happening avevano avuto solo un centinaio di presenze)».

Cosa vedremo in Trouble Making – Who is Making The City ?

Dal 2013, il collettivo Raumplan mette in discussione lo status quo. Non criticando ma proponendo riflessioni. Perché, come spiega il loro nome (ispirato al modo in cui Adolf Loos affrontava la complessità spaziale), indagare è condizione primordiale e necessaria prima di progettare.

A Trouble Making – Who Is Making The City ? vedremo quindi come Airbnb sta cambiando le nostre case e l’arredo, come il turismo di massa trasforma la città in un prodotto di marketing, si entrerà nel quotidiano di un addetto al food delivery, si osserverà come gli spazi urbani vengono distorti o interpretati dai flussi di comunicazione digitali.

Pietro Bonomi (co-fondatore di Raumplan), perché i fenomeni collettivi urbani sono importanti?

«Perché sono il sostituto contemporaneo dell’urbanistica che è venuta meno – per volontà o possibilità. E così la direzione politica e tecnica è stata sostituita da un proliferare di iniziative individuali che in anni recenti si sono moltiplicate e amplificate grazie alla tecnologia. La mostra parla di questo fenomeno, che ha risvolti complessi»

Di cosa parla, nello specifico, Trouble Making – Who Is Making The City ?

«Con Trouble Making – Who Is Making The City ? abbiamo voluto porre l’attenzione su alcuni fenomeni che, a diversa scala, «fanno città» pur essendo non-spaziali e apolidi. Come il capitalismo delle piattaforme (su questo tema leggi anche qui) e home sharing, la disintermediazione economica e informativa, Internet of things e le tecnologie smart. Ci siamo interessati agli effetti concreti del conflitto tra i flussi (di capitali, di informazione, di persone) che attraversano la città e i luoghi. Intesi, questi ultimi, non come spazi fisici ma come realtà non sradicabili da un territorio: strutture storiche, sociali, architettoniche, legislative ma anche individuali che resistono (o non resistono) al passaggio vorticoso dei flussi».

L’indagine sugli interni di AirBnB

Qual è il messaggio di Trouble Making – Who Is Making The City ?

«La mostra non esprime giudizi ma ha l’ambizione di raccogliere le persone intorno al problema: per farle pensare e discutere. E magari anche creare un immaginario visivo relativo a questi temi. Perché Trouble Making valutare la possibilità che alcuni fenomeni apparentemente slegati fra loro convergano nel disegnare un nuovo modello di città, di economia e di lavoro. Di cui ancora fatichiamo a immaginare tutte le conseguenze».

Donato Ricci, con Calibro e òbelo avete riflettuto su Airbnb. Cosa mostrerete?

«Volevamo fornire degli elementi di riflessione visuali sull’impatto di Airbnb sulle città, sull’omogeneizzazione del gusto e dello stile dell’abitare. La nostra indagine ha evidenziato gusti ricorrenti, estetiche e oggetti ripetuti, spazi senza alcuna traccia di chi li abita davvero. Cosa strana, visto che si tratta di un servizio di condivisione. In questi elementi troviamo una delle logiche contraddittorie della piattaforma, comune a molti altri servizi digitali (da Pinterest a Instagram, da Tinder a Behance)».

Di che logica si tratta?

«È una logica che nega le strategie legate alle economie di scala ma le rimpiazza con l’imperativo di produrre l’unicità di uno stile personale, sempre sorprendente (ma anche rassicurante). Così la piattaforma si è trasformata nel più grande archivio fotografico di interior design al mondo dove ci si imita l’un l’altro. Facendo così scomparire la domesticità locale. Le piattaforme semplificano le nostre vite ma anche pilotano il nostro modo di vivere e co-esistere con gli altri. L’attenzione, dovrebbe quindi spostarsi sul design e i designer. Forse spetta a loro cercare di produrre spazi di discussione critica e produttiva su questo tipo di operato».

Tour de Force, di Louis De Belle e Giacomo Traldi

Louis De Belle, il suo film tratta il tema del turismo di massa. A che conclusioni arriva?

«Tour de Force – realizzato con Giacomo Traldi – documenta alcuni dei momenti emblematici legati al turismo cittadino di massa. Gli autobus turistici, ormai parte del panorama urbano, permettono ai turisti ‘mordi e fuggi’ di vedere una città in poche ore. Il titolo del film ne riassume l’aspetto paradossale: da un lato sottolinea l’impresa eccezionale di visitare una grande città come Milano in un’ora, dall’altro però riecheggia la sensazione di un tour forzato, in cui il passeggero rimane attore passivo. Il film lascia allo spettatore la possibilità di trarre conclusioni, attraverso un racconto per immagini che – privo di momento sonoro – propone un punto di vista insolito su un tema spesso affrontato ma, a tratti, controverso».

La mostra si conclude con una scultura di åyr che riprende un’opera di Achille Castiglioni. Come mai?

«Nel centenario della nascita di Achille Castiglioni (su questo e sul lascito del Maestro leggi anche qui), gli artisti di åyr si sono appropriati di uno dei più famosi prodotti del progettista e ne hanno tratto un’opera provocatoria. Posta a conclusione del percorso espositivo, rappresenta un epitaffio per un modello sociale ed economico a cui è stato legato a doppio filo il grande passato del design italiano. D’altra parte l’opera possiede una forza intrinseca anche nella sua semplice apparenza: mai come in questo caso occorre vedere per credere».

Trouble Making – Who Is Making The City – a cura di Raumplan. Al BASE, via Bergognone 34 (MM Porta Genova). Evento Fuorisalone 2018

Foto di copertina: Insiders di Delfino Sisto Legnani

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