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Design mix. L’arte di vestire la tavola firmata Untitled

Vale la pena raccontare del nuovo marchio di homeware Untitled, creato da Massimiliano Locatelli, per almeno quattro motivi (e non solo perché con il Natale che arriva qualche idea per un regalo di design, soprattutto se acquistabile online, è sempre la benvenuta).

Il primo – e più ovvio – è che la collezione di piatti, posate, bicchieri e ciotole disegnata da questo architetto (famoso per i suoi progetti nel mondo della moda firmati con lo studio CLS Architetti di cui avevamo già parlato qui) è bellissima: semplice ed essenziale nelle forme ma preziosa e sofisticata per finiture e materiali, davvero rappresenta una boccata d’aria fresca nel panorama arts de la table.
Ma c’è, come si diceva, dell’altro. Il progetto è infatti interessante per la sua modularità e flessibilità: ogni pezzo, infatti, nasce per essere mescolato ad altri oggetti, meglio se diversi, allontanandosi anni luce da tanta oggettistica di design che spesso costringe al total look. Nel set di presentazione, avvenuta nell’unico punto vendita su Milano in Corso di Porta Vigentina 12 (il resto si venderà online, su Yoox), Massimiliano Locatelli ha creato per esempio un interessante paesaggio mixando i suoi elegantissimi piatti disegnati per Herend con quelli di Untitled. Ma l’idea è che ognuno crei la propria tavola usando magari qualche pezzo spaiato proveniente dal servizio buono della nonna. A questa grande flessibilità – già interessante per chi non può considerare per esempio l’acquisto di un’intera collezione – si aggiunge poi l’unicità del servizio tailor-made: basterà infatti chiedere a Massimiliano Locatelli come allestire una tavola per un’occasione speciale per avere una consulenza personalizzata: e lo styling, si sa, è quello che davvero fa la differenza per quanto riguarda le atmosfere negli interior.

Infine c’è il fattore prezzo. Malgrado la ricercatezza, la collezione di Untitled ha un price tag decisamente interessante (si parla di 30 euro per un piatto, di soli 50 per una splendida bottiglia in vetro con supporto in metallo). Eppure siamo di fronte a bicchieri dorati, piatti di madreperla, vetri soffiati a bocca. Tutti, non dimentichiamolo, fatti in Italia (tranne nel caso – come quello delle ciotole di bambù – in cui il materiale richieda una fabbricazione all’estero). «In realtà il prezzo è spesso una conseguenza del progetto», spiega Locatelli. «Gli oggetti di Untitled sono volutamente molto semplici per quanto riguarda le forme e tutto lo sforzo di ricercatezza è stato impiegato nella realizzazione di “pelli” speciali, finiture sofisticatissime che però non incidono mai in modo così sostanziale sul costo».
Anche la scelta di distribuzione ha un impatto sul prezzo al pubblico. «La collezione sarà venduta soprattutto online, una scelta che di fatto abbatte il 50% dei costi. Inoltre, avendo già in programma un pop-up store su Yoox.com, siamo stati in grado di realizzare numeri abbastanza alti». Il prezzo interessante al pubblico non è quindi una conseguenza (come spesso accade) di un approccio manifatturiero low cost ma di una precisa strategia legata al tema del lusso inteso come personalizzazione. «Penso che la gente abbia una gran voglia di trasformare la propria tavola e di farlo spesso, a seconda degli ospiti o delle occasioni, mescolando in modo libero. Un po’ come si fa con la moda. Ormai è normale mixare l’abito del department store con la borsa firmata e la collana della nonna. Untitled si propone come un elemento di questa possibile trasposizione del desiderio di mélange, dal fashion al design». Del resto, la U di Untitled sta proprio per “you”, cioè l’acquirente che diventa in qualche modo anch’egli designer, se non di prodotti, almeno di atmosfere. E verso il cui gusto Locatelli prova un rispetto che si nota soprattutto nei dettagli. «Abbiamo anche realizzato un packaging che – oltre a essere stato pensato per le spedizioni a seguito della vendita online – vive da sé come oggetto: una scatola che si posiziona come un libro su una mensola, con dei fogli di cartavelina che separano i piatti all’interno». Provate a guardarli: su ognuno c’è stampata una ricetta milanese. «Se l’esperienza deve essere preziosa», conclude Locatelli «è bene che lo sia fino in fondo». Con tanto di finale a sorpresa.

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