Opinioni
comment 1

Triennale di Architettura di Lisbona. Vicina, ma non troppo

Il titolo della terza Triennale di Architettura di Lisbona (curato dalla giovanissima Beatrice Galilée) era intrigante: Close, Closer. Cioé vicina, più vicina. Non c’é dubbio, infatti su quale sia la grande problematica che agita l’universo di questa disciplina vecchia come il mondo: come dare all’architettura un nuovo significato, come avvicinarla alla gente e renderla di nuovo “utile”, democratica, capace di offrire risposte concrete in un mondo che cambia. “Close, Closer non è un evento che racconta cos’è l’architettura ma cosa potrebbe essere”, ha detto il presidente della Triennale, José Mateus. E la curatrice della mostra The Real and Other Fictions, Mariana Pestana, ha reiterato: “Sono un architetto. Ma penso che il mio futuro non ha niente ha che fare con la progettazione di edifici quanto con quello di possibili usi per spazi che gia’ esistono o di modi diversi di vivere la citta’”.
Le premesse, quindi, c’erano tutte. Insieme a una rosa di nomi di tutto rispetto, creativi giovani ma decisamente già sulla cresta dell’onda (come Bart Hess, Neri Oxman dell’MIT, Sam Baron di Fabrica).
Peccato, quindi, che da una visita alla Triennale di Lisbona non si esca con alcuna risposta in tasca. Le mostre, in sé, sono bellissime. Future Perfect, al Museu de Electricidad (curata da Liam Young), è una visione del futuro di un’ipotetica città. C’è un bosco che sembra selvaggio ma in realta’ è ingegnerizzato (le bacche che crescono sulle piante sono vaccinazioni antirabbia, il passaggio degli animali alimenta con l’energia le lampade che illuminano la radura – il progetto è di Cohen Van Balen. Ci sono degli splenditi abiti in cera che sembrano stampati in 3D ma in realta’ hanno una struttura creata casualmente da un corpo che si muove, immerso in una piscina e progressivamente ricoperto di cera – se vi ricorda lo Slime Dress di Lady Gaga è perché chi l’ha progettato, Bart Hess, è la stessa persona). E ancora una stampante 3D (disegnata dal team di Neri Oxman dell’MIT) che costruisce edifici che si insinuano negli interstizi della citta’ e che funziona senza un file: non solo produce, quindi, ma addirittura progetta. Anche The Real and Other Fictions (al centro culturale Carpe Diem) è una bella mostra. Lo scopo della curatrice era di far rivivere l’edificio che la ospita, un meraviglioso palazzo costruito nel XVI secolo e poi rimesso a nuovo dopo il terribile terremoto del XVIII: che è stato un’ambasciata, un luogo di ritrovo per artisti, una sede di rappresentanza per l’isola di Madeira e tanto altro. Delle numerose installazioni che animano adesso il palazzo, mi è piaciuta in particolar modo quella di Carsten Höller che ha creato un Memory Game con carte “double face”: da una parte ci sono immagini di Luna Park (una serie di coppie) e dall’altra le stesse foto ma sfuocate. Quante più carte si scoprono, quanto più il gioco diventa quindi complesso. Un’esperienza che da i brividi.

Cosa c’entra tutto questo con l’architettura? Di fatto, quasi nulla. Sicuramente, i curatori saprebbero rispondervi in modo più soddisfacente e probabilmente direbbero che lo scopo della Triennale – che è, ricordiamolo, un lavoro di ricerca che dura mesi e prevede la partecipazione del pubblico nelle numerosissime conferenze e workshop – non è di dare risposte ma stimolare domande. Hanno ragione, probabilmente. Solo che, personalmente, sento che già di domande ce n’è nell’aria abbastanza. Come far fronte alla sovrapopolazione mondiale? Come creare un sistema idrico che non porti al collasso? Come costruire o rimettere a nuovo abitazioni a buon prezzo che non siano dei ghetti? Come ripopolare le campagne per ricreare un equilibrio ed evitare la creazione di una megalopoli globale? Come progettare la natura per controllarla ma rispettandola? Come proteggere le nostre città dagli effetti del surriscaldamento globale?

A nessuna di queste domande è stato fatto alcun accenno. Né tanto meno è stata data alcuna risposta. Non era questo, del resto, lo scopo della manifestazione. Che mi è sembrata, malgrado la bellezza delle installazioni e il grande sforzo messo in atto per realizzarle, piu’ un evento artistico che altro. E, come tale, va apprezzato.

1 Comment

  1. He leido vuestro articulo con mucha atecion y me ha parecido interesente ademas de bien redactado. No dejeis de cuidar este blog es buena.
    Saludos

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *